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I richiedenti asilo 'salgono in cattedra' e insegnano inglese. ''Si impara una lingua ma soprattutto si impara a conoscersi''

Con il bando del Progetto Giovani di Ledro gli ospiti della Fondazione Comunità solidale incontreranno la popolazione per un 'corso di inglese'. "Si chiama 'English 4.0' e sarà un modo per approfondire l'integrazione"

Di Donatello Baldo - 13 giugno 2018 - 06:01

LEDRO. "Abbiamo pensato a un progetto che mettesse a disposizione della comunità le loro competenze ed è nata l'idea di un corso di inglese gratuito". Un'idea che prenderà il via venerdì prossimo con il primo incontro in biblioteca, con i richiedenti asilo che vestiranno i panni degli 'insegnanti' e gli abitanti di Tiarno di Sotto che potranno imparare una nuova lingua. 

 

"Non sarà proprio così - spiega un operatore - non saranno lezioni frontali, piuttosto uno scambio, una conversazione in cui sarà possibile non solo affinare l'inglese ma anche ascoltare le storie di ognuno, per imparare a conoscersi, per favorire l'integrazione e facilitare le relazioni". 

 

Stiamo parlando dell'esperienza dei richiedenti asilo ospitati nel Comune di Ledro, a Tiarno di Sotto, residenti nell'alloggio gestito dalla Fondazione Comunità solidale. Sono in sei, tutti ragazzi di 24, 25 anni. Tre sono della Nigeria, uno è del Ghana e due sono del Pakistan

 

"E lavorano, cinque su sei hanno trovato un impiego", spiega l'operatore, anche per smontare la vulgata che sono tutti mantenuti: dallo stipendio si sottraggono le spese di vitto e alloggio. "Tre lavorano in segheria, uno nel settore alberghiero e un altro in un'azienda che noleggia biciclette". 

 

Oltre al lavoro il volontariato. "Hanno svolto volontariato in biblioteca, in Casa di Riposo, nella gestione del verde pubblico, hanno contribuito alla ristrutturazione della sede della banda. Poi con il bando del Progetto Giovani ci è venuto in mente questo progetto, un'altra azione di volontariato ma fatta mettendo a disposizione una competenza vera e propria". 

 

In valle un corso di inglese non c'è: ci penseranno loro, i profughi. "Abbiamo terminato il percorso nelle scuole, alle medie, e ora si incontreranno gli adulti per decidere come impostare il percorso. Per ora abbiamo ipotizzato quattro incontri, poi una festa tutti assieme con i ragazzi che cucineranno i loro piatti tipici". Ma se la cosa piacerà nulla vieta di proseguire, con altri incontri.

 

"L'esperienza con le scuole è stata positiva - spiegano - perché ora si sono instaurati rapporti: i nostri ragazzi vengono riconosciuti per strada, salutati, sull'autobus possono parlare con qualcuno. Prima erano quasi invisibili, isolati, quasi non si vedevano. Adesso è diverso".

 

A ragazzi delle medie hanno parlato della loro terra, della loro cultura. Hanno preparato le lezioni, i Power-Point, sono andati alla lavagna per parlare anche si se stessi, per rispondere alle domande. Da qui la l'idea del corso di inglese, "anche per permettere loro di farsi conoscere". Perché è così che nasce l'integrazione, e si sconfigge la diffidenza e la paura.

 

"Il progetto si chiama 'English 4.0' - ci dicono - e abbiamo anche una pagina Facebook". I richiedenti asilo saranno accompagnati dagli operatori e da Oriana, la referente del progetto. Tutti entusiasti

 

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