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Il ''giudice delle minigonne'' e quelle ''ineleganti'' considerazioni della presidente del Tar di Trento sul Not, che ci assolvono tutti

Nella Relazione sull'attività svolta dal Tribunale amministrativo Roberta Vigotti allude prima a una "deprimente vicenda che ha coinvolto un Consigliere di Stato", poi attacca lo stesso Consiglio di Stato che aveva riformato le sentenze del suo tribunale sul nuovo ospedale e infine "aggiunge" un documento che cita il nome di Bellomo, redattore di quelle sentenze, nonché giudice al centro di una serie di scandali sessuali 

Di Luca Pianesi - 11 febbraio 2018 - 06:01

TRENTO. E se alla fine il Not fosse saltato per uno che correva dietro le "minigonne" e non per le responsabilità di chi ha gestito l'appalto più importante della storia del Trentino, finendo per compiere delle topiche clamorose? E se in fondo non fosse colpa della classe politica che, anche davanti all'errore, ha deciso di perseverare per una strada che sembrava la più in salita e dissestata possibile (fare un appalto ex novo quando quello vecchio era ancora in ballo tra ricorsi e pronunciamenti vari)? E se tutto sommato il sistema locale riuscisse ad auto-assolversi dai propri errori trovando un capro espiatorio esterno, uno facile, alla Barbara d'Urso, dopo che il Consiglio di Stato si era espresso contro la linea decisa dalla Pat riformando le sentenze del Tar che, tanto avevano fatto felice la Provincia (di fatto indirizzandola lungo quella strada in salita e dissestata)?

 

E' rimasto tra le righe ma ai più attenti non è sfuggito quanto accaduto venerdì durante l'inaugurazione dell'anno giudiziario del Tar. La presidente Roberta Vigotti nel presentare la sua Relazione sull'attività svolta nel 2017, ha fatto una serie di considerazioni (tutte messe per iscritto e noi citeremo in corsivo solo quelle) dal sapore quanto meno discutibile e che qualcuno, in sala, non ha esitato a definire "gravi".

 

Cos'è accaduto? La presidente ha prima fatto riferimento a una"deprimente vicenda che ha coinvolto un Consigliere di Stato" e poi ha parlato del caso del Not, dell'appalto per l'ospedale Santa Chiara spiegando che alla sentenza del suo Tar "ha fatto seguito una sentenza da parte del giudice d'appello che non pare del tutto consonante né con lo spazio di libertà proprio della funzione pubblica, né con la considerazione della convenienza economica della collocazione delle (ingenti) risorse pubbliche coinvolte nelle scelte".

 

Insomma ha, nei fatti, commentato (in senso negativo) sentenze emesse da un altro tribunale (e già questo non è il massimo), superiore al suo, andando, indirettamente, ad assolvere il Tar e la Provincia e in più, e qui c'è il dettaglio che fa la differenza, nella "Integrazione effettuata dopo la stampa della relazione" (un foglietto inserito nella Relazione che andava ad integrare pagina 8 della stessa) Vigotti spiega che: "Discorso a parte meritano le sentenze (..) con le quali il Consiglio di Stato (presidente Frattini, relatore Bellomo) ha riformato le nostre sentenze (..) relative all'appalto per la realizzazione del nuovo polo ospedaliero del Trentino". Vengono quindi esplicitati i nomi di due magistrati: il presidente delle assise e il relatore (cosa che nemmeno i giornali avevano ritenuto di dover sottolineare quando era stata data la notizia delle sentenze). 

 

Perché? Perché in questo modo il quadro è completo: nello stesso periodo vi è la "deprimente vicenda che ha coinvolto un Consigliere di Stato", la decisione del giudice d'appello (il Consiglio di Stato) che in qualche modo avrebbe sbagliato a riformare le sentenze del Tar del Trentino Alto Adige sul Not e il nome del relatore Bellomo. E Francesco Bellomo è proprio "la deprimente vicenda": è il magistrato del Consiglio di Stato destituito a inizio gennaio perché al centro di una serie di scandali sessuali. Salito alla ribalta della cronaca come il "giudice delle minigonne", è il magistrato che in una scuola per aspiranti magistrati ("Diritto e scienza"), avrebbe sottoposto a molestie una serie di allieve, le avrebbe obbligate a firmare dei contratti che imponevano loro un dress code con minigonne e tacchi, decideva quali fidanzati potevano tenersi o dovevano lasciare. Il tutto per guadagnare punti per il concorso da magistrato.

 

Insomma: le nostre sentenze sono state redatte dal "giudice delle minigonne", erano già mezze sbagliate per le ragioni che abbiamo detto e allora vedi che alla fine avevamo ragione noi e quindi anche la Provincia aveva fatto bene. In realtà speriamo di averla capita male perché ovviamente il discorso legato agli scandali sessuali nulla c'entra con l'aver scelto di interpretare la frase del Consiglio di Stato "la Provincia può procedere alla rinnovazione della gara a partire dalla fase di presentazione delle offerte" con un la Provincia "può rinnovare la procedura di gara oppure procedere in altro modo". E' stata una decisione tutta nostra, una "deprimente vicenda" tutta giocata in casa.

 

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