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Quattro anni in Finlandia, l'esperienza di Tommaso Beggio: "Non è tutto oro quello che luccica e la nostra Università è più difficile della loro"

Sono diversi i miti della Finlandia, che se toccati realmente, possono cadere o barcollare. Il ricercatore: "La legge sugli alcolici è obsoleta". Tra i suoi studi anche quello sui totalitarismi: "Attenzione al reflusso fascista, viviamo un'epoca di decadenza culturale e queste spinte vengono sottovalutate"

Di Luca Andreazza - 11 febbraio 2018 - 18:03

TRENTO. "Il sistema dell'educazione finlandese è forse sopravvalutato. Non è tutto oro quello che luccica e credo che quello italiano sia migliore", queste le parole di Tommaso Beggio, reduce dall'esperienza in quel di Helsinki, che aggiunge: "Si tende a idealizzare questo Paese, ma sotto molti punti di vista non è così avanti come si crede".

 

Nel mirino finisce subito un 'mito' di quel mondo del Nord che spesso viene preso come esempio tra welfare e qualità della vita. "L'università - evidenzia il giovane ricercatore classe 1983 -  non è molto intraprendente e alla fine i corsi di studi nei nostri atenei sono più difficili. La cultura classica e umanistica non è così elevata come si può pensare. Inoltre gli esami orali non esistono: i test sono esclusivamente scritti, spesso presentazioni, e quindi diventa quasi impossibile venire bocciati".

 

Laureato in storia del diritto romano all'Università di Trento, Beggio ha speso gli ultimi quattro anni in Finlandia nell'ambito di un progetto europeo, che l'ha portato per dodici mesi anche a Heidelberg in Germania. "Le differenze sono enormi e personalmente mi sono trovato bene in Baden-Württemberg. Helsinki è inoltre una città abbastanza noiosa e non molto vivace".

 

Quattro anni riassunti nel libro di prossima pubblicazione 'Paul Koschaker (1879-1951): Rediscovering the Roman Foundations of the European Legal Tradition', edito dalla Winter Verlag di Heidelberg.

 

E l'impatto con la Finlandia? "Non facile - spiega il ricercatore -. La popolazione è molto chiusa e soffre del complesso di inferiorità, rispetto soprattutto alla Svezia. Gli svedesi sono visti come arroganti, ma ricoprono ancora un ruolo molto importante nell'élite di questo Paese, che non vuole essere considerato parte dell'area scandinava".  

 

Un isolazionismo di questo Paese che si riflette anche nella lingua. "Una lingua - evidenzia Beggio - strutturalmente difficile che riflette la mentalità della popolazione, ma anche storia, cultura e espressione della Finlandia. Un modo anche per distinguersi da Svezia e Norvegia".

E la qualità della vita? "Un concetto - dice il ricercatore - complicato: i mezzi pubblici sono sicuramente un fiore all'occhiello. Gli stipendi sono più alti, ma anche i costi e il benessere non riguarda tutti, ma determinati settori. Le abitudini poi incidono e diventa difficile raggiungere determinati posizioni e livelli. Gli alcolici hanno prezzi incredibilmente esorbitanti, ma la legislazione per combattere questo problema è obsoleta".

 

Manca ormai meno di un mese alle prossime elezioni. E in questi anni di ricerca Beggio si è focalizzato sui totalitarismi per affrontare anche i contesti culturali e quei fattori che hanno poi portato alle dittature del Novecento. "Purtroppo - dice - senza fare anacronismi, certe reazioni e paure sono molto simili a quelle spinte avvenute tra il 1910 e 1930".

 

Non mancano in questo senso esponenti di frange di estrema destra nelle sedi istituzionali italiane. "E' un aspetto - afferma il ricercatore - che passa nell'indifferenza, ma sottovalutare queste spinte è un sintomo della fase di decadenza che stiamo affrontando. Oggi abbiamo più anticorpi, ma questo sottofondo fascista trova terreno fertile e cerca di confondere il concetto di intolleranza con regole e ordine. Si tende a chiudere un occhio, ma il reflusso è evidente".

 

E quale può essere una soluzione? "E' necessario - continua - dedicare più tempo all'educazione civica, nel senso anche di valori e principi alla base delle forme democratiche. La memoria è fondamentale per arrestare la decadenza culturale di questi inizio secolo".

 

Non si tratta solo di leggere e studiare la storia. "Oggi - conclude Beggio - ci basiamo sul concetto di formazione e cultura utilitaristico, influenzato dai modelli di stampo americano: tutto e subito, cioè i risultati devono essere immediati. Forse è necessario tornare al concetto di formazione culturale ampia e in senso classico, che porta frutti, ma a lungo termine e serve pazienza".      

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