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Un anno di Acav tra acqua, educazione e agricoltura in Uganda: ''La Fondazione Mach pronta a sostenerci''

L'Associazione trentina opera da oltre 30 anni in Africa per dare speranza e futuro alle popolazioni locali. L'Uganda nell'ultimo anno ha accolto 1 milione di profughi in fuga dalla guerra in Sud Sudan. Bozzarelli: "Progetti sostenibili e condivisi nel rispetto del contesto per riconoscere lo scambio culturale"

Di Martin Fedrizzi (Liceo Prati) - 15 giugno 2018 - 20:03

TRENTO. "Cerchiamo nel nostro piccolo di favorire lo sviluppo dell'Uganda, mentre per il momento abbiamo abbandonato il Sud Sudan a causa della guerra civile. Siamo impegnati in azioni come la costruzione di pozzi per l'acqua potabile, il sostegno all'agricoltura e la sicurezza alimentare e la formazione professionale", spiega Giorgio Boneccher, presidente di Acav-Associazione centro aiuti volontari.

 

La realtà trentina si spende da oltre 30 anni per aiutare le popolazioni dell’Africa orientale, e si occupa della distribuzione di sementi, corretto utilizzo delle risorse idriche e formazione professionale dei giovani (Qui info e donazioni).

 

E tra le novità di quest'anno, la redazione dell'Annual report "per mostrare in modo più  trasparente il senso della nostra azione - spiega Elisabetta Bozzarelli, direttrice di Acav - ma anche il nostro impegno nel sostenere l’assunzione di responsabilità diffusa”.

 

Un riassunto di dodici mesi di attività che rappresentano un momento di restituzione verso i circa cinquecento soci, ma anche tutti i privati e enti che ci sostengono. "Per ogni euro - commenta la direttrice - che ci viene messo a disposizione, 94 centesimi vengono utilizzati direttamente in favore dell’Africa e solamente 6 coprono le spese organizzative".

(Da sinistra Elisabetta Bozzarelli, Giorgio Boneccher e Angela Coslop)

“Abbiamo deciso – dice Angela Coslop, responsabile della comunicazione e della raccolta fondi di Acav – di raccogliere in questo volume una lista dei progetti che hanno visto la luce in questo 2017, oltre a fornire un resoconto circa l’utilizzo dei fondi provenienti da settore pubblico e privato che ci hanno permesso di continuare al meglio la nostra  attività anche quest’anno".

 

Nel 2017 Acav ha lavorato a tredici progetti volti a sviluppo e riqualificazione di molte zone, in particolare in Uganda e Sud Sudan, dove imperversa una violentissima guerra civile. "La popolazione ugandese si attesta intorno ai 3 milioni. A questi cittadini si aggiunge circa un milione di sudanesi che si sono rifugiati nel Paese vicino".

 

La realtà trentina realizza progetti sostenibili e condivisi nel rispetto del contesto per riconoscere lo scambio culturale. La reciprocità è il principio nel quale opera Acav, tanto che lo staff impegnato in Africa è interamente ugandese.

 

"I momenti di frizione - dice Bozzarelli - tra la popolazione dell'Uganda e i richiedenti sudanesi non mancano, ma hanno trovato un equilibrio per valorizzare questa accoglienza tra poveri per costruire una situazione di pace per il futuro del continente". 

 

Acav lavora in diversi settori tra loro interconnessi in una visione di sviluppo che mira a avere ricadute sociali collettive. Particolarmente incisivi i progetti avviati all'interno del Rhino Camp, campo profughi situato nel distretto di Arua. Qui, entro la fine del 2018, è previsto la riabilitazione di 20 pozzi, oltre a 6 perforati ex novo. A questo si aggiungono interventi di formazione professionale per potenziare l’orticoltura.

 

"Nel prossimo futuro - conclude Bozzarelli - è previsto anche l'intervento della Fondazione Mach per arricchire il bagaglio di conoscenze e know-how di ugandesi e sud-sudanesi".

 

 

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