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Vinitaly 2018: i vignaioli indipendenti disertano il padiglione del Trentino e lanciano l'allarme per difendere le varietà antiche

Tra premi d'eccellenza e la ricerca della 'G' da aggiungere alla denominazione Doc, vicino ai big c'è un piccolo spazio per i produttori indipendenti, ma nell'area più 'estrema' di Verona Fiere

Di Nereo Pederzolli - 16 aprile 2018 - 18:20

VERONA. I premi, la ressa, gli affari. Vinitaly imperversa in un crescendo di tourbillon di bicchieri, ostentati; calici di vini che tutti vogliono proporre scandendo definizioni decisamente abusate: qualità, eccellenza, territorio. Una triangolazione che rende poco onore alle forme di educazione sensoriale legate al vino, da gustare per spronare giuste sensazioni. Quelle che non hanno bisogno di ‘certificati d’eccellenza’ da esporre come trofei o di mirabolanti comunicati stampa.

 

I piaceri, comunque, non mancano. Anche quelli legati ai riconoscimenti, decretati da commissioni di degustatori di stampo internazionale, esperti accorti e altrettanto attenti. Che assaggiano vini in maniera ‘coperta’, vale a dire senza conoscere nome o solo l’immagine dell’azienda che li produce.

 

Ecco allora – ne abbiamo già parlato in occasione di Opera Wine, l’anteprima di Vinitaly – le cantine al top per il mercato americano (solo tre nella nostra regione) o quelle che vengono riconosciute da speciali ‘banchi d’assaggio internazionali’. Tra queste quella della famiglia Pisoni, viticoltori e mastri distillatori in quel di Pergolese, tra le ‘frate’ più solatie del comune di Madruzzo. Con un loro Vino Santo hanno sbaragliato la concorrenza internazionale dei vini dolci, dimostrando tutta la forza e il fascino di questo nettare della Valle dei Laghi. Vino Santo Trentino Doc che spera di ottenere la Docg cioè quella ‘G’ di Garantita, rafforzativo del marchio d’origine. Premio ai Pisoni e per certi versi pure ai vignaioli che sfidano l’impossibile per dimostrare tutta la loro caparbietà produttiva.

 

Vignaioli che vogliono distinguersi. Non a caso hanno allestito lo spazio più ‘estremo’ di Verona Fiere; quello che ospita la Sardegna, dove la Fivi federazione vignaioli indipendenti – ha chiamato a raccolta qualche centinaio di microscopiche aziende. Con massiccia adesione dei vignerons dolomitici. Una differenziazione espositiva per ribadire diverse filosofie produttive, disertando appunto il padiglione, dove il Consorzio Vini del Trentino e il Trento DOC – assieme a molti distillatori dell’Istituto Grappa Trentina – hanno occupato gran parte degli spazi, lasciando però ad aziende ‘lontane e di pianura’, comunque emergenti, aree a ridosso delle aziende trentine più conosciute.

 

Così i ‘fiviani’ hanno postazioni contraddistinte da tralci di vite in fase vegetativa, belli da vedersi e simboli immediati di legami vinosi. Tra questi i grandi nomi del ‘piccolo e bello’, a partire dai Cesconi (Lorenzo è il presidente del Consorzio Vignaioli del Trentino) ma anche una pattuglia guidata da Balter, dai Poli, da spumantisti come Mas dei Chini e microscopiche cantine decisamente alle ‘prime vendemmie’: da Maso Corno a Maxenzia, da de Tarczal a Longariva, poi Bruno Grigolli, Fanti e Villa Persani.

 

In coro hanno lanciato l’allarme per difendere le viti di varietà antiche, quelle che non hanno potere produttivo in termini quantitativi. Ma che sono patrimonio di biodiversità. Vigne come – per restare tra le Dolomiti – il ‘Chegarèl’, nome sicuramente curioso, ma assolutamente in grado di dare un vino bianco singolare. E ancora: Rossara, San Lorenzo, Tzeibel.

 

Vite e sostenibilità. Un tema che coinvolge gran parte dei produttori. Alcuni hanno promosso Equalitas. Un modello per aggregare imprese a ‘fare sistema rispettando l’habitat’. Tra queste anche qualche colosso come Casa Lunelli, da qualche stagione decisa a convertire in bio i suoi poderi.

 

Torniamo ai premi. La Fondazione Mach ha coordinato un Concorso riservato a Traminer, Teroldego e Marzemino. Lungo l’elenco dei vincitori, con una classifica riservata pure all’Alto Adige (dove Cantina Bolzano ha fatto la parte del leone) graduatoria che curiosamente vede premiato come miglior Marzemino quello presentato dalla Cantina Mezzacorona. Come dire: la Piana Rotaliana che valorizza Isera, anche se le uve sono state rigorosamente selezionate proprio in uno splendido vigneto d’Isera.

 

Ancora sul padiglione 2. Grande spolvero per i ‘brand’ più importanti, Cavit, Mezzacorona e Ferrari, con alcune aziende in netta crescita, come LaVis e Concilio. Poi i grappaioli. Marzadro, Bertagnolli e Pisoni, senza dimenticare Pilzer, in prima fila con il suo strepitoso Gin.

 

Domani, l’attenzione all’olio extravergine e pure alle macchine enologiche.

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