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Dal miracolo di Victory nata sul barcone al piccolo venuto alla luce a Trento: al Villaggio Sos sei profughe con i loro bimbi

Victory è nata su un barcone l'otto maggio scorso, urlando il suo diritto alla vita e al futuro. Le sue cure sono ora affidate dal servizio Cinformi al Villaggio Sos e al suo presidente Alberto Pacher, l'ex sindaco di Trento e vice presidente della Provincia

Di Carmine Ragozzino - 18 maggio 2017 - 19:12

TRENTO. Victory ha pochi, pochissimi giorni. E’ venuta al mondo l’otto maggio. Si è affacciata al mondo, urlando il suo diritto alla vita, al futuro, in un piccolo mondo troppo affollato. E’ nata in un barcone. In mezzo al mare. Adesso Victory ha una casa. Victory è a Trento, al Villaggio Sos, la famiglia solidale al parco di Gocciadoro. E’ lì, Victory, assieme alla sua giovane mamma. Lei ha 22 anni. Viene dalla Nigeria. Parla inglese. E bene. Parla, finalmente, un vocabolario di ritrovata serenità. Una serenità che probabilmente non cancella gli incubi, le paure, le angosce di un calvario che accomuna la mamma della piccola neonata a migliaia e migliaia di altre ragazze. Di altre migranti. Di altre richiedenti asilo.

 

Al Villaggio Sos hanno da poco una casa per ospitare, assieme a Victory e alla sua mamma, altre donne. Altri bambini. Sono sei – per ora – le donne ospitate. Sono quattro, per ora, i bambini ospitati. Saranno cinque a giorni: una delle migranti è alla fine della sua gravidanza. E un’altra ha dato al mondo un figlio tre giorni dopo la nascita di Victory. Ma quest’altra mamma, quest’altra donna, ha avuto la fortuna di un ospedale. Di tutte le cure. E dell’affetto che si deve a chi mette e a chi viene al mondo. La sala parto di Victory puzzava, invece, di petrolio e marciume. Victory è un miracolo. Uno di quei miracoli – la vita che vince nonostante tutto – che dovrebbero smuovere le coscienze di chi si veste d’egoismo dalla testa ai piedi e poi, magari, prega un Dio che non ha mai insegnato l’egoismo.

 

Al Villaggio Sos la solidarietà alle richiedenti asilo, alle sei giovani che vengono dalla Nigeria, dalla Guinea Conacrì e dal Pakistan è tecnicamente un inedito. Ma il villaggio è da decenni una comunità che si è sempre spesa per alleviare i disagi materiali e sociali delle povertà. Le povertà che disgregavano e disgregano le famiglie e di cui i più giovani fanno per primi le spese. Oggi, di fronte alle ingiustizie planetarie che spingono milioni di esseri umani a giocarsi la vita per cercarne una migliore, il Villaggio non poteva che fare la sua piccola parte. Senza se e senza ma, così come dice con parole che si alimentano di partecipazione prima di ogni altra considerazione il direttore del Villaggio, Giovanni Odorizzi. Nella casa delle richiedenti asilo e dei bambini, c’è da fare. E tanto. Due neonati, due bimbi più grandi. Le donne che si aiutano e allo stesso tempo aiutano l’operatrice alla quale è stato affidato il compito di “gestire” una situazione logistica e umana che segna una nuova pagina nel libro solidale del Villaggio Sos.

 

“Non voglio dire che il lavoro, dalla lingua alla burocrazia, sia semplice – dice l’operatrice – ma certo le ospiti stanno facendo di tutto per renderlo meno gravoso”. La ragazza non romanza il suo impegno, ma basta sentirla raccontare per capire che il piccolo mondo cosmopolita nella casetta al Villaggio Sos è un mondo che ti lascia dentro qualcosa di importante. “Fino ad ora non ci sono stati problemi di nessun tipo – dice – ed è davvero bello vedere come tutte si stiano dando una mano, a partire delle cure davvero amorevoli, esemplari, dei bambini delle due giovani che hanno appena avuto i loro figli”. La mamma di Victory parla l’inglese. Un’altra nigeriana, che è in Trentino da più tempo, lavora alla cooperativa Samuele. La ragazza pachistana, 18 anni, vive semplicemente la sua età. Come le diciottenni di tutto il mondo. Ma non si tira indietro. Semmai guarda avanti: vuole studiare, vuole fare l’università, giurisprudenza.

 

Un piccolo mondo, una goccia di pace in un mare di guerre che non sono solo quelle combattute. Un piccolo mondo che è coerente con gli altri piccoli mondi di accoglienza e di convivenza che caratterizzano la vita e la storia del Villaggio Sos: Il villaggio del fanciullo. Il Villaggio Sos ospita, da sempre, bambini che patiscono traumi o difficoltà famigliari, li aiuta a crescere “costruendo famiglia” grazie ad educatori e volontari. Dà un contributo allo sviluppo della comunità, educando alla reciprocità, all’apertura. Lo fa, a Trento e altrove, da 50 anni. Lo fa nella convinzione che il diritto al benessere dei bambini è un obbligo per gli adulti e una necessità per la società. Lo fa arrabattandosi, oggi con problemi più grossi di ieri, tra risorse che calano, burocrazie che disarmano e bisogni che crescono.

 

Tra i bisogni non ci dovrebbe essere classifica, ma l’esodo multilingue del nostro quotidiano è più che un bisogno. E di fronte all’emergenza dell’immigrazione, il Villaggio Sos non può che esserci. Al momento il Villaggio c’è con la casa dove ospita le richiedenti asilo con i bambini. C’è anche con appartamenti fuori dal Villaggio messi a disposizione dei migranti attraverso Cinformi. E c’è nella cogestione di uno spazio d’incontro e di scambio tra migranti che opera all’oratorio di Sant’Antonio.

 

E’ un “esserci” mosso da una motivazione profonda, che ha fondamenta in una “solida” e orgogliosamente schiva storia di una solidarietà concreta. E’ un “esserci” che sabato pomeriggio, alle 17, diventerà anche pubblico quando al Villaggio saliranno il presidente della Provincia, Rossi, ed il sindaco di Trento, Andreatta, per visitare la casa delle richiedenti asilo. Loro ringrazieranno il Villaggio. E il Villaggio Sos affiderà ad Alberto Pacher, l’ex primo cittadino oggi presidente del sodalizio, il compito di sfumare sulle gratificazioni per far concentrare l’attenzione sull’urgenza che gli esempi solidali si moltiplichino. Senza se e senza ma perché l’urlo alla vita della piccola Victory silenzia i vaniloqui degli egoisti.  

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