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Pensioni, i lavoratori stranieri fondamentali per Italia e Trentino. Inps: "Il sistema pensionistico è sicuro, ma poco equo. Le sofferenze sono i giovani e le donne"

La forza lavoro straniera costituisce un 'tesoretto' per le casse italiane. In Trentino il 7% dei lavoratori è extracomunitario, mentre il 4% è originario dell'Est Europa. Marco Zanotelli: "I problemi attuali affondano le radici a cavallo tra gli anni '60, '70 e '80"

Di Luca Andreazza - 18 maggio 2017 - 06:46

TRENTO. Si avverte un po' quell'odore della paura, quell'idea del 'noi contro gli immigrati', una sindrome del migrante proprio nella nazione che storicamente ha vissuto direttamente questo fenomeno in modo costante e per un periodo inoltre lunghissimo.

 

La discussione è stata aperta l'altro ieri dall'intervista al professore di Scienza delle Finanze dell'Università di Economia Gianfranco Cerea: "Per pagare ai nostri giovani le pensioni ci vorranno 300 mila stranieri all'anno fino al 2060".

 

Un conferma che arriva anche da Marco Zanotelli, direttore dell'Inps Trentino Alto Adige: "I lavoratori stranieri - spiega - generano un 'tesoretto' per il sistema Italia: a livello nazionale producono, infatti, un gettito contributivo di circa 8 miliardi di euro e in termini pensionistici ricevono circa 3 miliardi di euro".

 

Anche il Trentino non è estraneo alle dinamiche, in continua evoluzione, dell'arrivo degli stranieri: secondo i dati dell'Inps in Provincia ci sono circa 240 mila lavoratori e il 7% della forza lavoro è rappresentato dagli extracomunitari (17.135 unità), mentre le persone dall'est europeo sono intorno alle 9.400 unità, che si traduce nel 4%. 

 

Ma perché un 'tesoretto'? Presto detto: "I pensionati - dice il direttore - sono circa 140 mila, mille dei quali sono extracomunitari, mentre 279 sono originari dell'Est. E questo rappresenta un bonus perché tanti ritornano nei loro Paesi e quindi perdono il diritto alla pensione, che resta sul territorio fino a quando non si stipulano delle convenzioni internazionali a livello europeo".

 

'Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre' diceva Winston Churchill e, rimanendo in ambito calcistico, la Germania invece, intorno al concetto dell'amalgama di gruppi eterogenei per condizione e appartenenza etnica, ci ha costruito l'ultimo mondiale vinto nel 2014. 

 

Ma i lavoratori stranieri non sono importanti solo per questo, ma anche perché "svolgono - aggiunge Zanotelli - in larga maggioranza quelle mansioni che non vogliamo più fare e per questo hanno un minor tasso di disoccupazione a fronte però di una busta paga più leggera", oltre che fornire una spinta all'economia, come sottolinea anche Franco Ianeselli (segretario della Cgil): "Tra il 2011 e il 2015 - dice - le imprese condotte da italiani sono diminuite (-2,6%), quelle condotte da immigrati hanno registrato un incremento significativo (+21,3%).

 

Ma le pensioni sono a rischio? "Il sistema pensionistico - sottolinea - dopo il passaggio dal retributivo al contributivo è sicuro e sostenibile. Tra il 2008 e il 2015 abbiamo attraversato il periodo di crisi più duro. Nonostante le minori entrate e le maggiori uscite il sistema ha tenuto. La riforma Fornero è intervenuta in un momento di grande emergenza, agendo praticamente su una generazione. La Germania ha fatto gli stessi passaggi, ma diluendo gli interventi nell'arco di almeno dieci anni".

 

Un ritardo nell'uscita che però tiene i giovani al palo in quanto faticano a entrare nel mondo del lavoro: "Questa - analizza il direttore - è una sfida e in questo paniere si inseriscono anche le donne che non hanno un'attività lavorativa continuativa a causa della famiglia. Queste sono sofferenze del futuro che affondano le radici nel passato, quando a cavallo degli anni '60, '70 e '80 si andava in pensione dopo quattordici anni di contributi e si coprivano tutte le categorie anche se versavano solo i lavoratori dipendenti". 

 

Il reddito minimo?: "E' una soluzione - conclude Zanotelli - ma questo piano deve essere ben strutturato. E' necessario aumentare la platea di chi lavora, trovare il modo di garantire le giovani generazioni, oltre a risolvere urgentemente la questione dell'equità per ridurre la forbice tra pensioni troppo alte e quelle troppo basse".

 

 

 

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