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Refrendum, Trentino Alto Adige piccola Catalogna? I separatisti: "Più che essere indipendenti vorremmo tornare con l'Austria"

Mentre Mentana spiega che tiferà per il "sì" al referendum di Veneto e Lombardia "per aprire il dibattito sulla differenza, non più giustificata, tra regioni ordinarie e regioni a statuto speciale" ad Agorà, su Rai3, vanno in scena Eva Klotz, Elmar Thaler e Paolo Primon

Primon in Piazza Duomo a Trento con la bandiera indipendentista della Catalogna
Di Luca Pianesi - 06 ottobre 2017 - 19:27

TRENTO. "Sono le piccole Cataolgne italiane", così Serena Bortone commenta il servizio, del suo giornalista, sugli Schützen e i separatisti tirolesi a pochi giorni di distanza dal referendum in Catalogna. Il servizio è andato in onda su Rai 3, questa mattina, nella trasmissione Agorà e si intitolava: "Noi siamo sudtirolesi, assolutamente non siamo italiani". Un breve 'viaggio-racconto' attraverso il Trentino Alto Adige tra autonomisti, persone comuni e i rappresentanti da un lato degli Schützen altoatesini (Elmar Thaler) e della compagnia Betta di Trento (Paolo Primon) e dall'altro dei secessionisti tirolesi (con Eva Klotz). 

 

Il parallelismo è di quelli che rimbalzano con insistenza in questi giorni: la Catalogna come la nostra regione, territori con storie e tradizioni diverse da quelle dello stato centrale che le incorpora, da tempo tutelate da autonomie di diverso tipo ma che, in entrambi i casi, paiono non bastare mai. Un parallelismo a contrario rispetto a quello fatto da Enrico Mentana su Facebook due giorni fa quando, invece, ha messo a confronto il referendum spagnolo con quello che si terrà nei prossimi tempi in Veneto e Lombardia quando ha scritto che: "Si fa una gran confusione tra quel che succede in Catalogna e i prossimi referendum del 22 ottobre in Lombardia e Veneto. Su questi ultimi credo - al di là degli interessi contingenti delle forze politiche - che sarebbe utile per il paese una vittoria del sì. Avrebbe un valore non vincolante, ma significativo. Non porterebbe le due regioni fuori dall'Italia neanche per un millimetro, ma farebbe aprire con decisione il dibattito sulla differenza, non più giustificata, tra regioni ordinarie e regioni a statuto speciale".

 

"Perché - ha specificato Mentana - sulle stesse rive del lago di Garda i cittadini di Desenzano e quelli di Riva hanno condizioni diverse, e più vantaggiose i secondi solo in quanto trentini? Perché sotto la Marmolada gli albergatori di Arabba, veneti, devono essere svantaggiati rispetto a quelli di Canazei, trentini, o Corvara, altoatesini? (...) O tutte le regioni virtuose, cioè in equilibrio con i conti, hanno diritto allo stesso trattamento di quelle a statuto speciale, o diventa intollerabile che alcune regioni possano crescere a scapito delle altre".

 

 

Dunque secondo il direttore del TgLa7 il referendum, se andasse in porto, servirebbe più che altro a indebolire l'autonomia che a rafforzare le stesse Lombardia e Veneto. Per Agorà, invece, il punto di partenza era molto diverso e la domanda attorno al quale ruotava il servizio era: in Spagna hanno votato per l'indipendenza, voi trentini e altoatesini vorreste fare come loro? La riposta è parsa meno scontata di quanto si potesse pensare. E' stato un "" generalizzato. Eva Klotz in particolare ha ricordato come ci siano tre strade perseguibili: "Restare in Italia, andarsene con l'Austria, diventare indipendenti. Io - ha detto la pasionaria tirolese (oggetto di molti attacchi nel Bel Paese anche per il suo mega vitalizio che percepisce proprio da quell'Italia che tanto denigra) - più che diventare indipendente vorrei poter tornare con l'Austria. Io mi sento tirolese".

 

Sul tema sono stati intervistati anche due comandanti Schützen. L'altoatesino Elmar Thaler ha ricordato che a quelli che dicono "volete tornare in Austria, allora andateci" risponde spiegando che "questa è la nostra casa e qui era impero austro-ungarico dunque non vedo il motivo per andarcene". Il trentino Paolo Primon invece ha spiegato che "tutti ci vogliono male perché siamo autonomi ma dobbiamo essere noi ad esportare il nostro modello in maniera positiva" e alla domanda del giornalista ai suoi "tiratori scelti" se si sentissero o meno dei nostalgici loro hanno risposto tutti che "l'impero austro-ungarico ce l'abbiamo nel dna. Ci viene spontaneo sentircene parte". 

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