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Trentini nel mondo, ultimo procedimento chiuso: tutti assolti. Il presidente: "E' stata una gogna mediatica"

Dopo sei anni la Corte dei Conti ha chiuso l'ultimo fascicolo: sono cadute tutte le accuse per le cinque persone coinvolte fra l'associazione e la Provincia di Trento. 

Di Luca Andreazza - 20 dicembre 2016 - 09:38

TRENTO. Procedure rispettate, tutti assolti. La Corte dei conti mette la parola fine dopo sei anni ai filoni di Trentini nel mondo. L'ultimo fascicolo, quello relativo al danno erariale di 95.519 euro relativo ai contributi concessi in favore del progetto "Servizio di assistenza socio-domiciliare nella provincia di Santa Fè: la Cooperativa Nuovo Orizzonte di Reconquista", si è chiuso in favore dell'associazione presieduta da Alberto Tafner. 

 

Le vicende risalgono al 2010 e coinvolgono otto persone citate in giudizio: Alberto TafnerFerruccio Pisoni e Ciro Russo per Trentino nel mondo e Cesare Cornella, Franca DalvitMarco Viola, Iva Berasi e Carlo Basani per la Provincia di Trento. L'accusa sarebbe stata la presunta gestione non corretta delle risorse concesse a Trentini nel mondo. Scorretta applicazione delle norme in ordine ai sistemi di controllo e verifica sull'utilizzo delle risorse pubbliche destinate al progetto della Provincia e scorretta gestione dei finanziamenti da parte dell'ente gestione: questi i capi d'accusa ai quali sono stati chiamati a rispondere rispettivamente per i funzionari della Provincia e per i vertici della Trentino nel mondo.

 

Dopo 6 anni i giudici hanno accolto le istanze della difesa e il presidente dell'associazione Alberto Tafner ripercorre le principali tappe di questa maratona giudiziaria e la sua verità dopo una lunga lotta.

 

Presidente, come è partita l'indagine e gli undici filoni sulla Trentini nel mondo?

 

"Siamo nel 2010 e la Corte dei Conti si attiva dopo alcuni esposti e diverse denunce anonime. La Guardia di finanza visita i nostri uffici e procediamo alla consegna del materiale richiesto in piena tranquillità. Si tratta dell'inizio di un calvario lungo sei anni e un solo accusatore principale: il consigliere provinciale allora fra le file della Lega Claudio Civettini. Il Sud America è una realtà complicatissima e dopo quattro giorni in trasferta in Argentina il consigliere è stato così bravo a capire come funziona quel mondo, dicendo che l'associazione sta sbagliando tutto".

 

Segue l'invito a dedurre e nel 2013 il rinvio a giudizio.

 

"La prima sentenza dice sostanzialmente che non si capisce nulla dell'accusa mossa inizialmente e al pubblico ministero conferisce altri tre mesi di tempo all'accusa per riproporre altre deduzioni".

 

Le accuse vengono spacchettate e il rilievo maggiore viene dato al possibile danno erariale.

 

"Qui mi preme innanzitutto puntualizzare che siamo stati accusati e assolti dal danno erariale, quindi una possibile pena amministrativa e non penale oppure civile. I primi dieci filoni sono caduti per "inammissibilità della domanda attorea", ora per insussistenza dell'accusa per mancanza di colpa. Le procedure sono state regolari".

 

Sei anni persi, ma soprattutto un danno d'immagine. Alla parola Trentini nel mondo viene associato il caso che ha visto l'associazione coinvolta.

 

"Confermo, abbiamo trovato molto ostracismo. Porte chiuse e terra bruciata. La convinzione diffusa è che fossimo tutti colpevoli. Siamo stati oggetto di una feroce gogna mediatica, dove i quotidiani locali hanno abbondato di titoli e prime pagine. La stampa ha dato risonanza enorme alle accuse e come giornalista invito tutti i miei colleghi a una pacata riflessione. In questi anni abbiamo dovuto concentrare soldi, tempo e lavoro sui processi, anziché sulle attività".

 

I circoli vi hanno appoggiato oppure si sono defilati?

 

"I circoli nel mondo ci hanno sempre sostenuto e appoggiato. I trentini all'estero non erano oggetto del filtro della distorsione politico strumentale al quale siamo stati sottoposti qui. Così come la gente di buonsenso è sempre stata dalla nostra parte".

 

Caso chiuso oppure adesso prenderete delle contromisure?

 

"Per quel che mi riguarda il caso è chiuso. Ora ci concentriamo per recuperare e ripristinare la rete danneggiata dall'inchiesta. Ci avviciniamo ai 60 anni dell'associazione e continueremo a fare comunità".

 

 

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