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In Val di Gresta, dove tutto è bio, le emissioni sono "zero" e il "trattore" si chiama cavallo

L'Azienda Agricola “Beltrami Adriano” ha scelto di puntare tutto sul cavallo da tiro (una razza da tiro altoatesina, la razza Norica) e di abbandonare i mezzi meccanici. In questo modo la fertilità del terreno è molto superiore e la resa aumenta

Di Tiberio Chiari - 15 luglio 2017 - 19:39

VAL DI GRESTA. La Val di Gresta è nota per la sua vocazione al biologico. La morfologia dei luoghi, come il nome suggerisce composta da varie “creste” di montagna, rende questa valle particolarmente adatta all'agricoltura grazie a questi terrazzamenti naturali che le creste formano sovrapponendosi a vari livelli e intersecandosi. L'Ora del Garda che mitiga il clima risalendo dal lago è il secondo ingrediente fondamentale che ha reso possibile il successo di quello che oggi è diventato un vero e proprio distretto del biologico.

 

A questi due ingredienti l'Azienda Agricola “Beltrami Adriano”, gestita dall'omonimo proprietario e dalla moglie Elisa, ne ha aggiunto un terzo, proprio, per chiudere il ciclo del biologico rendendolo a emissioni zero. Questo terzo ingrediente è il cavallo. L'azienda coltiva oggi quasi dieci ettari di terreno ad un altitudine media di quasi 1200 metri e tra i suoi prodotti ci sono ortaggi di ogni tipo che vanno dalle patate ai cavoli, dal sedano rapa ai pomodori, dalle insalate ai rapanelli alle carote alle cipolle ai finocchi ai radicchi e molti altri comprese diverse piante aromatiche.

 

Adriano infatti, diplomato in agraria, si è avvicinato solo in un secondo momento al metodo della trazione animale. L'interessamento al cavallo è nato dopo la lettura di alcuni studi che dimostravano una fertilità molto superiore e la resa aumentata dei terreni coltivati tramite questa tecnica tradizionale, quasi arcaica, rispetto a quei terreni dove si operava con mezzi meccanici. Premettendo che è, ovviamente, una tecnica non applicabile su scala industriale, ma adatta per un produzione limitata e di grande qualità, questa tecnica permette di trattare con maggior rispetto la pianta e intervenire con maggiore accuratezza soprattutto durante le operazioni di diserbo. Un esempio si ha nel trattamento delle piante di patata: è possibile passare con il cavallo per diserbare le zone tra i filari di patate quando la pianta è già alta, questo limita i danni alle piante, evita che alcune patate restino verdi e non provoca lo schiacciamento del terreno che comprometterebbe ulteriormente la resa.

 

 

 

 

Questo progetto di ritorno alla trazione animale è stato possibile e realizzabile grazie alla stretta collaborazione e amicizia con Lorenzo Campedelli, addestratore e grande esperto di cavalli che gestisce proprio in Val di Gresta un allevamento e centro studi, l'Abete Rosso, nonché direttamente impegnato con la sua azienda agricola in questo progetto pluriennale. Lorenzo ci racconta come “questo progetto iniziato tre anni fa e ancora in pieno sviluppo è cominciato con la selezione e l'addestramento dei cavalli più adatti a questo tipo di lavoro. Abbiamo scelto una razza da tiro altoatesina, la razza Norica, una razza robusta ma elastica dalle dimensioni abbastanza contenute, dunque adatta a muoversi tra i filari di ortaggi. Ho poi proceduto all'addestramento di circa un mese dei cavalli e una volta abituatili al filetto utilizzato per dargli la direzione abbiamo iniziato il lavoro”.

 

Per farci capire come questa attività, quando diventa abitudinaria, non sia stressante per il cavallo Lorenzo ci descrive che “l'animale, quando adulto e ammaestrato per la trazione, con qualche accortezza e regola di lavoro, ritrova in questa sua attività giornaliera anche una forma di benessere. Il cavallo infatti soffre a stare fermo e grazie a questa attività riacquista benessere e tranquillità. I nostri cavalli non sono ferrati e l'unghia cresce correttamente, l'usura è regolare e questo è un'altro segno di equilibrio. Certo il lavoro può essere faticoso ma non è mai stressante, gli animali e i contadini grazie a questa forma di coltivazione riescono a riacquistare una forma di lavoro che elimina ogni tipo di inquinamento, soprattutto acustico e dunque permette di essere svolto senza sollecitazioni troppo fastidiose. La qualità del lavoro migliora dunque, e notevolmente”.

 

Riguardo poi alla resa ci racconta come "grazie all'intervento della trazione animale si è eliminato il compattamento del terreno da parte delle macchine agricole e la pianta ha così meno difficoltà a sviluppare le radici. In questo modo, soprattutto in terreni pesanti che prima erano coltivati con metodo meccanico la resa è aumentata in maniera considerevole. Anche se dopo solo tre stagione è presto per trarre delle conclusioni definitive si può dire che dalle prime raccolte i dati sono molto incoraggianti". Lorenzo ci parla poi dell'ultimo progetto che sta per intraprendere "nell'ultimo anno abbiamo preso un asino stallone e il progetto è quello, facendolo accoppiare con le cavalle di razza Norica di avere così dei muli da poter utilizzare per il nostro lavoro. Con il mulo senza perdere forza motrice riusciremmo a guadagnare nelle dimensioni, che essendo più ridotte permetterebbero uno svolgimento del lavoro ancora più agevole e in campi che necessitano maggiore precisione".

 

Un progetto dunque questo in pieno sviluppo e aggiornamento che sicuramente, come già accade, riuscirà ad alzare ancora il già altissimo livello qualitativo dell'agricoltura biologica di montagna della Val di Gresta. Un'anima biologica nel cuore del Trentino dalle grandi risorse e idee. E con uno sbocco commerciale che si chiama "Campagna Amica": i mercatini con prodotti biologici e a zero emissioni di Riva del Garda, Arco e Trento.

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