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Davide Dusmet, due occhi in più per Buscaglia e tra i più giovani assistant coach del basket italiano

Basket. Un percorso costante per un giovane che è cresciuto e si è formato giorno dopo giorno proprio nel sodalizio bianconero. Prima veste la maglia dell'allora Bitumcalor e quindi dopo aver appeso le scarpette al chiodo, Dusmet è entrato a far parte dello staff di Aquila Basket nel 2007

Davide Dusmet (foto di Daniele Montigiani)
Di Luca Andreazza - 11 gennaio 2018 - 20:15

TRENTO. "Il ruolo di assistente è quello di supportare il capo allenatore, un paio di occhi in più in allenamento e sul parquet per leggere al meglio le gare", spiega così la propria professione Davide Dusmet, assistant coach di Aquila Basket

 

Nato a Trento, il classe 1986 ha rapidamente bruciato tutte le tappe prima di diventare assistente di coach Maurizio Buscaglia. Alla quarta stagione in serie A alle spalle del tecnico umbro, tra i più giovane assistant coach del massimo campionato, è entrato a far parte dello staff bianconero nell'estate 2014 dopo aver ottenuto buoni risultati nel settore giovanile.

 

Un percorso costante per un giovane che è cresciuto e si è formato giorno dopo giorno proprio nel sodalizio bianconero. Prima veste la maglia dell'allora Bitumcalor e quindi dopo aver appeso le scarpette al chiodo (Qui articolo), Dusmet è entrato a far parte dello staff di Aquila Basket nel 2007.

 

Tra l'Under 14 che si aggiudica il campionato Province Venete e l'Under 19 che raggiunge per la prima volta la finale nazionale di categoria, il trentino sbarca in orbita serie A. 

 

Corre l'estate 2014. Da un lato l'Aquila Basket ottiene la storica vittoria in LegaDue e dall'altro Dusmet supera a Bormio il corso da allenatore. Dopo la promozione i bianconeri hanno la necessità di rinforzare anche lo staff tecnico, composto da Maurizio Buscaglia e dal vice Vincenzo Cavazzana. Occhi e scelta della società ricadono proprio su di lui.

(Da sinistra Lele Molin e Davide Dusmet - foto Daniele Montigiani)
Un dietro le quinte tra schemi, lavagne e videoIl tuo ruolo è quello di anello di raccordo che unisce squadra e capo allenatore. Quali capacità deve avere un assistant coach?

La caratteristica principale di un assistant coach è quella di essere propositivo, ma anche saper ascoltare. Questo però non significa essere sempre d'accordo con il capo allenatore: Maurizio Buscaglia per esempio accetta sempre il contraddittorio e ascolta altre visioni. Chiaro la responsabilità della scelta finale è poi sua e un assistente deve sapere accettare eventuali decisioni contrarie in modo sereno e quindi remare nella stessa direzione.

 

Un aspetto sicuramente importante è quello di sapersi guadagnare la fiducia del capo allenatore

La fiducia si guadagna con tempo e lavoro. Un'altra qualità alla base di questo mestiere è la preparazione. Noi assistant coach dobbiamo arrivare con idee chiare e motivate per proporre determinate soluzioni o scelte nel corso dell'allenamento e della gara.

 

In breve tempo hai compiuto un bel balzo in avanti. Dal settore giovanile alla pressione della serie A. Mondi e visioni diverse.

Il mio approccio è quello di essere sempre a disposizione. Se da un lato ho la fortuna di lavorare in questo ambiente stimolante, dall'altro posso imparare questo mestiere dai migliori. Non penso solo a Maurizio Buscaglia, che ovviamente ricopre un ruolo importante, ma anche alla possibilità di crescere attraverso le esperienze di Vincenzo Cavazzana e Lele Molin, quest'ultimo è inoltre l'assistant coach per definizione e può vantare una lunga collaborazione con Ettore Messina.   

 

Quali sono i tuoi compiti all'interno di questo staff tecnico?

Nei giorni prima della gara analizzo le caratteristiche individuali della squadra avversaria e preparo il video di presentazione, mentre durante la partita raccolgo statistiche e annoto determinate situazioni che sono andate bene o male. Quindi dopo il match preparo delle clip per i nostri giocatori nell'ottica di approfondire quelle fasi dove gli atleti possono migliorare, ma anche quelle scelte ottimali da sviluppare. Questo avviene in sinergia con tutto lo staff tecnico: sono tanti i momenti di confronto per incrociare i rispettivi dati e preparare nel miglior modo ogni gara.

 

Inizi prima dalla buona notizia oppure dalla pillola amara?

Tendenzialmente parto dalla fase difensiva per arrivare a quella offensiva. L'approccio è più didattico e molto spesso sono gli stessi giocatori a capire e spiegare l'errore piuttosto che la decisione giusta. E' un momento di confronto e conferme. Nell'adrenalina della partita, i giocatori hanno una percezione diversa e rivedere i video è molto utile. Alcuni atleti preferiscono guardare subito una sintesi, altri magari aspettano qualche giorno.

 

E come ti rapporti con i giocatori?

Sono molto disponibili nel voler continuare il percorso di crescita. Dopo una partenza lenta, tutti si sono messi a disposizione per uscire dal momento negativo. A inizio stagione i giocatori per primi volevano analizzare la propria porzione di gara per migliorare. La mentalità vincente e le strisce di risultati si costruiscono anche così. Gli atleti poi, in determinate situazioni, preferiscono confidarsi e parlare con gli assistant coach in quanto sono consapevoli che possono fare da collante con il capo allenatore.

 

Una realtà giovane, ma già punto di riferimento nel panorama della palla a spicchi. Anche lo staff è cresciuto in questi anni e Aquila Basket ha sempre cercato di saper valorizzare il materiale umano già presente in società.

Una società attenta alle persone che lavorano nell'ambiente bianconero. L'Aquila Basket fidelizza, coinvolge e mette nelle condizioni di lavorare i propri addetti. Una realtà che inoltre non ha paura di investire sui giovani. Questo crea entusiasmo e passione, ma soprattutto un legame forte tra squadra, tifosi e sponsor.  

   

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