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Ambiente

"Dopo le nevicate? Deficit d'acqua ancora presente ma meno marcato sulle Alpi", ma sull'Appennino è del 78%: Francesco Avanzi e il report sulle risorse nivali

Il terzo aggiornamento mensile sulla condizione della riserva idrica nivale in Italia realizzato da Fondazione Cima ci racconta una situazione in parziale miglioramento, ma che non deve farci abbassare la guardia

Di Sofia Farina | 09 marzo | 13:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Con la consueta puntualità, con l’inizio del mese arriva il report di aggiornamento sullo stato delle risorse nivali sulle montagne italiane realizzato da Fondazione Cima (trovate qui e qui le puntate precedenti). 

 

Marzo ha portato con sé due perturbazioni, che hanno imbiancato le Alpi e riempito i bacini, con alcuni effetti che hanno attirato l’attenzione dei media nazionali, come la valanga di Gaby, in Valle d’Aosta, e le esondazioni nel vicentino. Considerando lo spaventoso deficit di neve (o per essere più precisi, di acqua contenuta nella neve) che ha caratterizzato i mesi precedenti, si tratta sicuramente di una buona notizia, ma possiamo davvero tirare un sospiro di sollievo?

 

Il deficit attuale, per l’intero territorio nazionale, è stimato al -29% rispetto alle medie dell’ultimo decennio, una cifra sicuramente più confortante del -64% di inizio anno.

 


Deficit di Snow Water Equivalent (acqua contenuta nella neve) a livello italiano

 

Passando dalle medie nazionali a delle considerazioni più locali, emergono però delle notevoli differenze. Infatti se sull’arco alpino si trovano situazioni molto confortanti, con un deficit che si attesta localmente intorno al -21%, in Appennino, e in particolare in Abruzzo, che viene utilizzato come indice per tutta la fascia centrale, il deficit arriva al -78%. Questa notevole differenza è data proprio dalle caratteristiche delle ultime perturbazioni, che hanno investito il nord della penisola con ingenti precipitazioni ma che hanno lasciato all'asciutto buona parte del centro-sud.

 

Francesco Avanzi, ricercatore di Fondazione Cima, ha commentato definendo la situazione “sicuramente migliore rispetto a quella degli scorsi mesi, e anche rispetto allo scorso anno”. 

 

Le precipitazioni hanno determinato un netto miglioramento della situazione dei fiumi alpini, e “per il Po, la riserva idrica nivale più importante d’Italia, il deficit è oggi del -11% - ha commentato Avanzi - nell’ordine di quella che può essere una normale variabilità interannuale a questo punto della stagione”. Un altro dato positivo è che “il deficit, seppur ancora presente, è meno marcato alle quote più elevate, quelle dalle quali proviene la scorta d’acqua durante la primavera e l’estate”.

 


Deficit di Snow Water Equivalent per il bacino del Po

 

Tornando alla domanda di cui sopra, ovvero a quanto le recenti precipitazioni possano farci “abbassare la guardia” sulla situazione corrente e su quella del futuro prossimo, il ricercatore sottolinea: “Questa situazione positiva va però letta avendo bene in mente un’importante considerazione, e cioè che febbraio è stato un mese molto piovoso, ma è stato anche un mese molto caldo”. L’inverno che si appresta a concludersi, come abbiamo raccontato qui, è infatti stato caratterizzato da anomalie di temperatura senza precedenti, sia in Appennino che sull’arco alpino. Questo, ha spiegato il ricercatore, implica che la neve che è riuscita ad accumularsi potrebbe poi essere soggetta a una fusione precoce.

 

Guardando alla primavera in arrivo, è difficile fare stime, perché “con l’avvicinarsi della primavera si entra in un periodo di transizione nel quale è possibile si verifichino nuove nevicate - spiega Avanzi - infatti storicamente, in Italia, il picco dell’accumulo di neve si verifica a metà marzo. Tuttavia, a queste ultime nevicate si accavallano però periodi di fusione”. In conclusione, è molto importante continuare a monitorare la situazione con cura, “anche perché sappiamo che quello della siccità è un fenomeno lento a svilupparsi nel tempo e le condizioni locali non sono sempre rappresentative del resto del Paese”.

 

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