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Attualità

A Forno un esorcismo in chiesa contro i lupi: ''Una preghiera per allontanare il male che causano''. Se nel 2024 la natura si affronta ancora con la superstizione

Animali domestici non protetti a dovere, alcune predazioni avvenute negli ultimi tempi ed è tornata la paura, atavica, nel paesino di Forno frazione di Valstrona (Verbania-Cusano-Ossola), così Don Gaudenzio sabato ha celebrato l'antica ''messa del lupo'' che da San Valentino si innesta sulla tradizione romana dei Lupercalia. Una Millefoglie di superstizioni alla quale si aggiungono politiche miopi con comuni che sfornano delibere ''per poter dichiarare il territorio comunale libero da lupi e orsi''

Di Luca Pianesi | 23 febbraio | 06:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

''Abbiamo ripristinato la messa del lupo perché ultimamente abbiamo constatato che c'era un po' di malcontento. Forno ha tradizione di questa messa che risale al 1762''. Questo il parroco di Forno, Don Gaudenzio Martini ai microfoni della Rai del Piemonte qualche giorno fa. “L’esorcismo è una preghiera per allontanare il male, in questo caso il male che causano i lupi – aggiungeva VcoAzzurraTv don Gaudenzio –. E’ un rito che va avanti dai tempi di Paolo V, tra il millecinquecento e il milleseicento''. Il lupo spaventa. Il lupo inquieta.

 

Il lupo è una creatura in qualche modo demoniaca che addirittura si pensa di scacciare con una messa. Siamo nel 2024, dominiamo tecnologie impensabili fino a qualche decennio fa, abbiamo raggiunto un livello di benessere mai vissuto nella storia dell'umanità, voliamo, andiamo nello spazio, comunichiamo con tutto il mondo in tempo reale, abbiamo medicine e vaccini capaci di prolungare le nostre esistenze fino ai limiti estremi della vita ma alla fine, sotto sotto, millenni di superstizioni, credi fideistici, pregiudizi tengono l'essere umano ben ancorato a un passato di ignoranza che molti speravano superato.

 

E invece eccolo lì: una messa per proteggere il villaggio dalle incursioni del lupo. Il 14 febbraio, giorno di San Valentino, perché a superstizione si aggiunge superstizione in una millefoglie di ignoranza. Prima con la metà di febbraio, in epoca pre-cristiana, si celebravano i Lupercalia in onore del dio Fauno (o Luperco), protettore del bestiame ovino e caprino dall'attacco dei lupi che nel cuore dell’inverno erano, ovviamente, particolarmente affamati.

 

Lupercalia, furono superati dalla Chiesa perché erano associati anche alla fecondità e i rituali erano decisamente espliciti (oltre che pubblici) e allora ecco che nel 496 papa Gelasio I decise di dedicare il giorno a Valentino di Terni, santo e martire cristiano. Ma come dicevamo, di superstizione in superstizione, nel 2024 siamo ancora qui a ''dire messa'' a metà febbraio per proteggere le greggi dai lupi. Nel XVII° secolo addirittura si credeva che i lupi si recassero in Val Strona (tra il lago d'Rota e l'Ossola) per riprodursi e siccome le razzie era molto numerose nel 1762 (l'anno citato dal parroco che ''esorcizza il lupo'' come entità) il feudatario della valle, conte Federico Borromeo, permise agli uomini di Forno di armarsi.

 

Il problema era molto sentito e il lupo, come detto, veniva ricondotto a un'entità maligna, diabolica, da espiantare. Cominciò la tradizione della ''messa del lupo'', l'esorcismo per proteggere i bestiami e scacciare il demonio, con una cerimonia che si svolgeva anche tra le vie del paese ''all'ombra'' delle reliquie di San Valentino. Fu uno sterminio durato secoli finché nel 1927 comparve l'ultimo lupo sui monti di Forno. Ucciso, anche quello, da Giovanni Borghini, detto Giuvanin du luv, figura diventata poi famosa poiché la vicenda finì anche su una copertina della Domenica del Corriere. Il "lupo di Mazucher", così fu ribattezzato, fu imbalsamato e oggi è conservato al "Museo Galletti di Domodossola".

 

 

Oggi, cento anni dopo, i problemi si ripropongono (in proporzioni nemmeno paragonabili) ma alle soluzioni moderne, alla scienza, agli esperti si preferiscono ancora la superstizione. L'antefatto è il solito: animali domestici non protetti e non difesi lasciati alla mercé di un predatore che per sopravvivere fa quello: caccia, uccide, mangia. D'altronde nella zona, da qualche mese, gli amministratori invece che spingere la Regione a finanziare sempre più opere di protezione o lo Stato a garantire più risorse alla montagna e gli allevatori, invece che promuovere incontri a raffica con la popolazione per spiegare come convivere il meglio possibile con questi animali (che comunque stanno tornando sulle nostre montagne e non ci si può fare niente se non adottare le strategie di difesa che esistono e sono perfettamente efficaci, dai recinti elettrificati ai cani da guardiania) votano delibere “per poter dichiarare il territorio comunale libero da lupi e orsi” che non vuol dire niente e vale ancora meno. Anche questa è superstizione. Liberi di credere a quello o a questi. Ma resta superstizione.

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