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Cambiamento climatico, larice sempre più a rischio per lo stress idrico. Eurac: ''Crescono meno e hanno bassa vitalità''

I ricercatori di Bolzano hanno analizzato dal 2012 i larici della val Venosta e sono giunti alla conclusione che anche a quote più alte questi alberi cominciano ad avere problemi. A quote basse i larici e altre conifere saranno sempre più spesso sostituiti da alberi decidui come roverella e diverse specie di frassino e faggio

Pubblicato il - 15 gennaio 2019 - 11:45

BOLZANO. I larici stanno soffrendo il cambiamento climatico e nei prossimi anni la situazione peggiorerà ulteriormente. Ciò comporta una minor crescita di questi alberi, una più bassa vitalità e li espone a malattie e parassiti. Lo hanno certificato i ricercatori di Eurac Research che dopo aver studiato per oltre sei anni questi alberi, che ricoprono circa il 19% dei nostri boschi e sono la specie più presente dopo l'abete rosso, sono giunti alla conclusione che stanno vivendo un grande stress idrico negli ultimi anni anche a quote molto alte. Secondo i ricercatori, a quote basse i larici e altre conifere saranno sempre più spesso sostituiti da alberi decidui come roverella e diverse specie di frassino e faggio.

 

Anche specie esotiche come le robinie o l’ailanto, conosciuto anche come albero del paradiso, saranno sempre più frequenti nei nostri boschi, deducono gli esperti. “I forti danni provocati dal maltempo all’inizio di novembre hanno mostrato quanto importante sia la presenza di boschi stabili e il più possibile variegati. Proprio il larice con le sue radici profonde garantisce maggiore stabilità”, spiega Nikolaus Obojes di Eurach Resarch e perderli, in prospettiva, potrebbe molto rischioso per la tenuta delle nostre valli e montagne. 

 

Ad oggi i larici erano considerati una specie resistente ai cambiamenti climatici, ma negli ultimi anni la situazione è cambiata. I ricercatori di Eurac Research dal 2012 in val Venosta hanno registrato, a diverse altitudini, come reagiscono i larici all’aumento delle temperature e a prolungati periodi di siccità. I risultati dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica “New Phytologist”. ''Siamo rimasti sorpresi. Sapevamo che a bassa quota i larici soffrono a causa dello stress idrico, ma non ci aspettavamo che fosse così anche a 1.700 metri”, spiega Obojes.

 

 

In caso di prolungato stress idrico, le piante chiudono i loro stomi per ridurre al minimo l'evaporazione e quindi la perdita d'acqua. Questo, però, impedisce loro di assorbire l'anidride carbonica di cui hanno bisogno per produrre, attraverso la fotosintesi, zuccheri che le facciano crescere. Di conseguenza, gli alberi crescono male, perdono vitalità e sono più soggetti a parassiti e malattie. Dal 2012 i ricercatori di Eurac Research studiano in diversi luoghi – da Tarces, nel fondovalle (1.070 metri), fino al limite del bosco a 2.250 metri – lo stato di salute dei larici. Con l’aiuto di sensori misurano la circonferenza del tronco e quanta acqua passa al suo interno. Se il clima è secco per un periodo prolungato, gli alberi riducono l’evaporazione e quindi il trasporto d'acqua nel tronco. La circonferenza del tronco si restringe fino alla pioggia successiva, perché l'acqua immagazzinata nel tronco viene consumata.

 

I ricercatori fanno anche dei carotaggi nel tronco, perché le condizioni di crescita possono essere dedotte dagli anelli annuali. Se gli anelli del tronco sono ravvicinati, le condizioni di crescita non sono state buone: troppo secco in valle o troppo freddo in montagna. “Soprattutto a partire dall'estate record del 2003, abbiamo appurato che a quote basse i larici crescono male, mentre nei boschi più alti crescono sempre meglio”, spiega Obojes. A causa dell’aumento delle temperature, negli ultimi quarant’anni la crescita annua della circonferenza dei larici che si trovano a quote alte è più che raddoppiata.

 

Dato che la val Venosta è una delle valli alpine più aride, la sua situazione rispecchia quello che succederà nella regione alpina nei prossimi decenni, se le temperature continueranno a salire. Per questo motivo, da dieci anni, Eurac Research studia questa valle che fa parte di una rete internazionale per la ricerca ecologica a lungo termine (Lter). “Abbiamo analizzato i dati raccolti per la regione alpina. Ne risulta che tra un centinaio di anni il larice soffrirà enormemente a causa delle condizioni climatiche, soprattutto nelle zone aride e nei fondovalle”, spiega l'ecologo.

 

Secondo i ricercatori, a quote basse i larici e altre conifere saranno sempre più spesso sostituiti da alberi decidui come roverella e diverse specie di frassino e faggio. Anche specie esotiche come le robinie o l’ailanto, conosciuto anche come albero del paradiso, saranno sempre più frequenti nei nostri boschi, deducono gli esperti. 

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