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Contrasto al bracconaggio, intervengono gli animalisti. Cabs: "Leggi non applicate. Quale lobby impedisce ai governi di intervenire?"

A giorni dall'importante operazione anti-bracconaggio che ha coinvolto anche la nostra Provincia, il mondo degli animalisti s'è mosso per chiedere una mano un po' più severa da parte dello Stato nei confronti del fenomeno, capillarmente diffuso e considerato piuttosto esteso anche da Bruxelles. "Le leggi ora ci sono, applichiamole e superiamo la complicità mostrata dalle istituzioni"

Di Davide Leveghi - 23 dicembre 2019 - 17:45

TRENTO. “Complicità delle istituzionie scarsa volontà di contrastare il bracconaggio. Sono queste le accuse mosse da Cabs, organizzazione anti-bracconaggio con sede a Bonn, in Germania, ma attiva anche sul nostro territorio nazionale. A seguito dei fatti di cronaca che hanno visto protagonista anche la nostra provincia18 arresti tra cui un trentino, 46 perquisizioni in sette regioni, più di 50 indagati, tutti per capi d'imputazioni comprendenti ricettazione, furto venatorio e riciclaggio, oltre a 1500 nidiacei sequestrati tra le province di Trento, Vicenza, Brescia, Venezia e Firenze - l'associazione animalista ha lanciato l'allarme: arresti e sequestri van bene, ma il Piano antibracconaggio del governo si trova a un punto morto.

 


 

L'operazione “Pullus freedom”, coordinata dal Corpo forestale provinciale in collaborazione con l'Arma dei carabinieri e la polizia di Stato, ha sgominato un traffico presuntamente internazionale di uccelli destinati al mercato dei richiami vivi da usare nei capanni dei cacciatori. Ma non è l'unica, nell'ultimo periodo. Con “Lord of the Rings”, infatti, altri 2000 uccelli da richiamo erano stati sequestrati poche settimane prima assieme a 241 reti da uccellagione.

 

I numeri sono importanti, ma danno idea di un mondo sommerso ben più vasto e non ancora entrato nei radar delle forze dell'ordine. Per questo il Cabs ha deciso di contestare la “mano debole” con cui i governi italiani contrastano il fenomeno, rimbrottati non a caso dalla Commissione europea attraverso l'apertura, nel 2013, d'una procedura d'infrazione relativa proprio a uccisione, cattura e commercio illegale d'uccelli.

 

“L'Europa constatava un altissimo tasso di illegalità ai danni degli uccelli migratori nel nostra Paese e una mancanza di risposte adeguate per fronteggiarlo – incalza l'associazione animalista – in primis una non volontà di inasprire le sanzioni per i bracconieri, che in Italia sembrano proprio godere della complicità delle istituzioni. Si è dovuto aspettare il 2017 per avere la prima risposta all'Ue, ossia il Piano d'azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici. Un piano che dovrebbe salvare la fauna alata italiana, ma che invece ancora oggi è rimasto in gran parte lettera morta”.

 

I punti più critici del Piano riguardano applicazione e contravvenzioni. “Ci chiediamo che fine hanno fatto buona parte di quegli obiettivi definiti a 'priorità alta' la cui piena applicazione doveva avvenire entro 12 mesi – si interroga Cabs – tra questi vi era il potenziamento delle polizie provinciali, ormai scomparse dalla scena in molte parte d'Italia, oltre a una seria rivisitazione delle ammende per il bracconaggio che di fatto ancora oggi contemplano solo leggeri reati di natura contravvenzionale e che sono rimaste ferme al 1992. Non a caso il bracconaggio continua a fiorire, i recidivi aumentano e gruppi criminali si organizzano per trarre vantaggi economici dal saccheggio dell'avifauna. Quale forte lobby del bracconaggio impedisce al governo italiano di iniziare a punire seriamente questo tipo di reati?”.

 

La strada per il contrasto del bracconaggio, dunque, è ancora lunga, dicono i protezionisti, ma le dichiarazioni su facebook del ministro dell'Ambiente Sergio Costa sono un primo passo “accolto con favore”. “Oggi lo Stato è dalla parte degli animali – aveva commentato il ministro a margine dell'operazione Pullus freedom – e faremo il massimo per tutelare la loro vita. Facciamo parte di un unico Pianeta e noi, esseri umani, siamo solo una delle specie presenti nel mondo, e dobbiamo proteggere e rispettare tutta la biodiversità”.

 


 

Alle dichiarazioni seguano però le azioni, rispondono gli animalisti. “Speriamo che lo Stato inizi davvero a tutelare la vita degli animali selvatici dando attuazione ai piani da lui stesso varati - hanno chiosato – ad oggi, però, sul piano delle leggi siamo su un piano morto. E questa mancanza mina ogni giorno i risultati che le forze dell'ordine ottengono con grande sforzo investigativo e investimento di personale”.

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