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Discarica di Pilcante il Comitato lancia l’allarme: “Potrebbero arrivare rifiuti speciali anche da altre regioni, per noi non esistono rischi accettabili”

Continua la battaglia dagli attivisti che si oppongono all’apertura di una discarica nell’ex cava di Pilcante: “Questo progetto presenta soltanto rischi per la collettività senza nessun vantaggio pubblico”. In attesa della Valutazione d’impatto ambientale emergono dubbi sulle possibili deroghe

Di Tiziano Grottolo - 24 agosto 2019 - 11:42

ALA. “Molti si chiederanno se l’abbiamo scampata, se possiamo tirare un sospiro di sollievo e goderci il nostro territorio per gli anni a venire, molti altri si chiederanno il perché di nuove serate informative – il 26 A Chizzola e il 27 a Sabbionara – non vogliamo essere pessimisti, men che meno allarmisti ma non dobbiamo nemmeno essere ingenui: il problema discarica non è ancora risolto”, si apre così il comunicato del comitato che si batte contro la possibile apertura di una discarica nell’ex cava di Pilcante.

 

Nelle ultime settimane il 'Comitato no discarica di Pilcante' ha incassato il sostegno di varie istituzioni territoriali, fra cui la Comunità della Vallagarina, che hanno espresso la propria contrarietà al progetto, ritenendo fondate le preoccupazioni per la sicurezza dei territori e l’incolumità delle persone.

 

Tra le motivazioni “inaccettabili” vi sarebbe la richiesta di deroghe e lo smaltimento di rifiuti contenenti amianto, dal momento che le discariche di inerti, nel lungo periodo, dovrebbero rispondere esclusivamente alle esigenze di smaltimento dei rifiuti inerti delle comunità locali provenienti esclusivamente da demolizioni, costruzioni e scavi.

 

Prima ancora era stato il consiglio comunale di Ala ad esprimersi contro il progetto invitando il Sava (Servizio autorizzazioni e valutazioni ambientali), Fugatti e la giunta provinciale ad esprimersi in merito. L’amministrazione alense si era spinta ancora oltre mettendo nero su bianco la richiesta ufficiale alla Comunità della Vallagarina di stralciare dal ‘Piano comprensoriale di smaltimento di rifiuti speciali’ la previsione di discarica per l’area in questione.

 

Se da un lato la presa di posizione delle istituzioni galvanizza gli attivisti dall’altro affermano di voler mantenere alta l’attenzione: “Tra il dire e il fare – spiegano –ci sono di mezzo iter da seguire, burocrazia da evadere, competenze da definire, il tutto sotto lo spauracchio delle paventate azioni del proprietario”.

 

Il procedimento per la Valutazione dell’Impatto Ambientale è ancora in corso, ma è stato sospeso per integrazioni ed è probabile che il progetto di discarica subirà dei cambiamenti, anche se ancora non se ne conosce la portata.

 

A preoccupare maggiormente il Comitato ci sarebbe la possibilità dei danni ambientali, in particolare per la falda acquifera del fiume Adige. Ma anche la possibilità che nell’area vengano smaltiti rifiuti pericolosi tra cui metalli pesanti e amianto: “Per il momento la Conferenza di Servizi Via rifiuta espressamente soltanto lo smaltimento del Bario, mentre per il resto si limita a precisare che non potrà essere concessa una deroga a priori, ma che di volta in volta la ditta potrà richiedere specifiche deroghe con autorizzazione del Comune”.

 

Il comitato poi sottolinea alcune mancanze: “Per quanto riguarda l’amianto non viene richiesto nessuno specifico studio sulla distanza dei centri abitati in relazione alla direttrice dei venti dominanti, come espressamente richiesto dalla legge – inoltre continua la nota – ancora, non emerge un ‘no’ alla localizzazione della discarica sopra la falda, ma semmai una serie di indicazioni su come il rischio per la falda possa essere reso ancora più accettabile. Rischio accettabile, non rischio nullo, si badi bene”.

 

Risultano invece confermate la preoccupazioni già espresse sulla provenienza dei rifiuti: “Nonostante nel Piano Comprensoriale risulti chiaro che l’area è destinata a discarica con bacino di utenza limitato al Comune di Ala, il Servizio Autorizzazioni e Valutazioni Ambientali ha chiarito che la normativa vigente non permette di limitare il bacino di conferimento dei rifiuti speciali e la pianificazione deve soddisfare il principio di prossimità dello smaltimento dei rifiuti speciali e l’idoneità dell’ubicazione geografica”.

 

In altre parole, l'attuale legge non prevede la possibilità di limitare il bacino di utenza: ciò significa che se si realizzasse questo progetto, potrebbero arrivare rifiuti anche da fuori provincia.

 

“La domanda sorge spontanea – continua il Comitato – se si esclude l’interesse economico privato, quali interessi ci sono ad importare rifiuti speciali da altre regioni? Soprattutto, in un sito la cui ubicazione implica tutti i problemi già esposti fra cui il traffico, pregiudizio per l’agricoltura, rischio per la falda e danno per l’ambiente”.

 

Per gli attivisti è dunque necessario mantenere alta l’attenzione sulla valutazione di questo progetto, anche alla luce del fatto che la giunta provinciale non ha ancora preso una posizione netta: “Non vi è una chiara presa di posizione a tutela del territorio, della salute e dei cittadini la questione rimane del tutto aperta”.

 

Pertanto il Comitato ha deciso di proseguire il suo impegno continuando a raccogliere firme contro l’opera che andranno ad aggiungersi alle oltre 1300 già protocollate: “Ribadiamo a gran voce che per noi il valore di rischio accettabile è zero – conclude il Comitato – perché in nessun modo è accettabile che, per assecondare l’interesse economico di pochi, si mettano a rischio i diritti fondamentali di molti, in una attività che per la collettività non ha alcun beneficio concreto”.

 

Le serate informative in questione si terranno lunedì 26 agosto, alle 20:30 nella sala pubblica di Chizzola e al teatro di Sabbionara, martedì 27 agosto sempre alle 20:30, durante le iniziative si continuerà la raccolta firme contro la discarica.

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