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In arrivo una piccola era glaciale? Berrilli: ''L'unica certezza è il global warming. Quello di Zharkova è un modello di comportamento del Sole come ce ne sono altri''

A seguito della pubblicazione, molto discussa, della ricercatrice Valentina Zharkova sulla rivista Nature, abbiamo contattato Francesco Berrilli, professore associato presso il Dipartimento di Fisica dell'Università Tor Vergata e uno dei massimi esperti di fisica solare e astrofisica: "Non possiamo sapere come si comporterà il Sole nei prossimi anni. Abbiamo gli ingredienti della ricetta ma non sappiamo come metterli insieme"

Di Arianna Viesi - 13 settembre 2019 - 06:01

TRENTO. "L'argomento delle relazioni Sole-clima terrestre solleva sempre grande clamore ed è difficile trattarlo correttamente senza generare una specie di tifo da stadio. Noi non sappiamo cosa farà il Sole nei prossimi anni. Chiunque faccia previsioni sul futuro comportamento della nostra stella applica un proprio modello e quello al quale vi riferite è uno di quei modelli''. Francesco Berrilli è uno dei massimi esperti di astrofisica e fisica solare. Professore associato del Dipartimento di Fisica dell'Università di Tor Vergata era la persona perfetta per chiedere spiegazioni rispetto allo studio pubblicato qualche mese fa da Nature della studiosa Valentina Zharkova.

 

Uno studio del quale vi abbiamo dato notizia con il blog di Tiberio Chiari (QUI L'ANALISI) e che spiegava che a partire da questo inverno potrebbe cominciare un periodo di cicli solari che andrebbe a produrre una bassa attività solare. Questo potrebbe coincidere con una diminuzione dell’influsso del campo magnetico del sole sulla terra e indirettamente con una generalizzata diminuzione della temperatura dovuta all’aumento delle nuvole, come accadde probabilmente durante il minimo di Maunder, tra il 1645 e il 1715.

 

Lo studio ha sollevato non poche polemiche a livello internazionale, e ha visto la Nasa da un lato appoggiare e dall'altro a smontare il modello di Zharkova con studi a sostegno e altri di opposte vedute. ''Perché potrebbe essere vero come non esserlo - ci spiega il professor Berrilli - non sappiamo cosa farà il sole nei prossimi anni perché il sistema che sottostà al ciclo magnetico del Sole è noto solo per i principi di base. Purtroppo al momento non sappiamo prevedere il comportamento del Sole né a breve né a lunga scala temporale. Lo studio pubblicato su Nature non è altro che uno di questi modelli''. 

 

Gli studi, però, sull'argomento sono molto accurati, professore.

 

E' vero ma se poi si deve elaborare un modello, una previsione, non siamo ancora realmente in grado di farlo. Ai miei studenti a lezione faccio sempre quest'esempio: è come se avessimo la ricetta di una torta ben scritta, con gli ingredienti e le dosi ben specificati, ma ci mancasse il procedimento. È come se avessimo tutti gli ingredienti ma non sapessimo come metterli insieme. Insomma, ad oggi, non sappiamo come gli elementi che regolano l'attività solare si parlino. Non esiste un modello certo, assoluto.

 

Quindi esistono svariati modelli?

 

Sì. Molti studiosi hanno dei modelli che prevedono un certo comportamento del Sole nel futuro. Chiunque può elaborare un proprio modello. Pensi che pure un mio studente della triennale ha provato ad elaborarne uno nella sua tesi. Il problema è che, spesso, questi modelli sono sbagliati. Le previsioni dell'ultimo ciclo, ad esempio, si sono rivelate completamente sbagliate. Ripeto: non possiamo sapere cosa farà il Sole ma, anche ammettendo che il Sole si spenga da un punto di vista magnetico nei prossimi cicli, come sostengono Zharkova e altri studiosi, ecco, anche in quel caso, si assisterebbe comunque ad una piccolissima variazione della quantità di energia che arriva a terra. Variazione che, dunque, non sarebbe in grado di mitigare il global warming e gli effetti dell'attività umana sul clima.

 

Nessuna era glaciale all'orizzonte?

 

Durante il Minimo di Maunder, cioè quando furono osservate pochissime macchie solari (1645-1715), furono riportate basse temperature prevalentemente in Europa (a quel tempo i dati erano concentrati in Europa). Si è ipotizzata una connessione tra minima attività magnetica del Sole e clima terrestre. Tale connessione, come ho già detto, non è provata. O meglio, i modelli climatici sembrano indicare che una  diminuzione dell'attività magnetica della stella, a cui effettivamente corrisponde una piccolissima riduzione della quantità di radiazione, producano variazioni climatiche importanti solo su alcune regioni della Terra. Una di queste è l'Europa. Quindi tale processo non avrebbe valenza planetaria (tale da ridurre il global warming) ma, eventualmente, solo regionale. Certamente non dal prossimo anno comunque. Le risposte, in questi casi, sono su scale di decine di anni.

 

In che senso "su scala regionale"?

 

Abbiamo fatto degli esperimenti anche con l'Istituto Cnr di climatologia. La Terra risponde in modo diverso a seconda delle varie regioni a questa riduzione d'energia. L'Europa è un posto dove si è avvertita (durante il minimo di Maunder) e si potrebbe avvertire una diminuzione effettiva della temperatura. Durante la cosiddetta "piccola era glaciale", in Europa si assistette effettivamente ad una diminuzione di temperatura abbastanza consistenza. Il punto è che non si deve studiare l'effetto su un'area specifica ma bisogna studiare la terra come sistema globale.

 

A cosa è dovuta questa localizzazione dei mutamenti climatici?

 

La Terra è un pianeta con un'asimmetria nord-sud. La zona nord - emisfero boreale - è molto diversa dalla zona sud - emisfero australe. Le terre emerse sono concentrate praticamente tutte a nord. Queste asimmetrie fanno sì che localmente si creino delle situazioni particolari e si abbiano delle temperature più calde o più fredde. La Terra, insomma, in questi modelli, si comporta diversamente. Ma, in ogni caso, gli effetti locali possono essere fluttuazioni locali statistiche. Gli effetti globali si vedono dai trend: e, ora, statisticamente a livello globale l'unica cosa certa è che le estati sono sempre più calde, e i monsoni più piovosi, per esempio.

 

E quindi?

 

Per riassumere il modello proposto dalla Zharkova è solo uno dei vari modelli possibili. Pensi che un altro modello, uscito sempre su Nature, prevede che il prossimo ciclo sarà simile a quello attuale. Non è possibile elaborare un modello certo perché oggi noi siamo in grado, ad esempio, di mandare un satellite su Titano ma non siamo ancora in grado di riprodurre il sistema fisico del Sole. Nell'ipotesi in cui il modello Zharkova si mostrasse veritiero, è molto probabile comunque che gli effetti siano di mitigazione locale. In ultimo, le simulazioni ci dicono che questi effetti, prima di diventare un trend, richiedono 20 anni - 30 anni.

 

Sul clima non vi è alcuna certezza, dunque?

 

L'unica cosa certa è il global warming. Stiamo continuando a incrementare la produzione di gas serra, stiamo cambiando il modo in cui la terra reagisce. L'uomo, insomma, sta modificando il pianeta pesantemente. Non per altro si parla di 'antropocene'. Questa, ad oggi, è l'unica (e sconfortante) certezza che abbiamo.

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