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La zanzara coreana resiste anche al gelo. Presente in cinque regioni in Italia e in Trentino continua a diffondersi

La specie in provincia è diffusa soprattutto in Valsugana. La Fem: ''E' molto resistente perché capace di creare delle nicchie ad altitudini sensibilmente maggiori rispetto alla zanzara tigre. L'estate scorsa abbiamo rilevato un caso davvero particolare, seppure isolato: la presenza di una colonia addirittura ad una altitudine di 1.500 metri''

Foto Wikipedia di Andrea Mattevi (Syrio)
Di Lucia Brunello - 13 dicembre 2019 - 19:15

TRENTO. Anche in Trentino è arrivata la zanzara coreana (Aedes koreicus), e la sua diffusione non sembra volersi arrestare. Il primo avvistamento in Italia è avvenuto nel 2011, in provincia di Belluno, per poi arrivare in Trentino solo due anni più tardi, nel 2013, trovando l'ambiente ideale per la sua colonizzazione nella bassa Valsugana. Da lì è iniziata una rapida dispersione su tutto il territorio della provincia: diversi campionamenti, infatti, ne hanno rilevato la presenza in Val di Cembra, nella Valle dei Laghi, e lungo tutta la Valle dell'Adige. Un esemplare che, in breve tempo, è riuscito a colonizzare, oltre a Veneto e Trentino - Alto Adige, anche il Friuli Venezia Giulia, la Lombardia e la Liguria.

 

Si tratta di una specie proveniente dal sud-est asiatico, importata in Europa tramite il commercio di piante tropicali e di varie merci. L'esemplare presenta una forte somiglianza morfologica con la già largamente diffusa, e conosciuta, zanzare tigre. Le due, infatti, oltre a condividere il luogo d'origine, appartengono alla stessa famiglia delle Culicidae. La zanzara coreana si differenzia dalla zanzara tigre, oltre che per la dimensione maggiore, anche dalla presenza, sul dorso, di una linea bianca e longitudinale.
 

La sua caratteristica principale è la grande capacità di adattamento a temperature rigide, peculiarità che permette alla specie di formare colonie anche in zone d'alta quota. “Abbiamo notato, rispetto alla zanzara tigre, una forte resistenza alle basse temperature - commenta Daniele Arnoldi, tecnico per la fondazione Edmund Mach -. E' per questa ragione che è possibile trovare l'esemplare in natura dagli inizi di aprile e fino a novembre inoltrato. La zanzara coreana è infatti capace di creare delle nicchie ad altitudini sensibilmente maggiori rispetto alla zanzara tigre. Se questa, infatti, si ferma a quote che girano intorno ai 500 metri, è possibile trovare la zanzara coreana oltre gli 800. L'estate scorsa abbiamo rilevato un caso davvero particolare, seppure isolato: la presenza di una colonia addirittura ad una altitudine di 1.500 metri”. 

 

L'esemplare riesce quindi a restare in vita anche durante i periodi più freddi, annidandosi in luoghi come garage, cantine e spazi esterni con un microclima adatto alla sua sopravvivenza. Inoltre, presenta una buona capacità di resistere al trasporto per lunghe distanze. E' per tali ragioni che si presume che si possa, nei prossimi anni, diffondere facilmente in altre zone d'Europa.

 

In Trentino è la fondazione Edmund Mach che si sta occupando di monitorare la diffusione e la dinamica stagionale di questo esemplare. La maggior parte dei campionamenti viene eseguita in Valsugana, dove la zanzara è presente già da 6 anni.
 

Si tratta quindi di una specie la cui aspettativa di colonizzazione è sicuramente maggiore rispetto a quello della zanzara tigre, ma questo non deve preoccupare. Questa, infatti, risulta essere decisamente meno pericolosa. “La capacità vettoriale della zanzara coreana si limita a pochi patogeni. E' invece comprovato come, la zanzara tigre, sia vettore per oltre 20. La differenza è notevole”, continua Arnoldi.
 

“Abbiamo notato come questa sia una zanzara da ambiente rurale, piuttosto che urbano. In città trova il contrasto della già diffusa zanzara tigre, ed è per questo che ha più difficoltà ad insediarvisi.”
 

I metodi di contenimento dell'esemplare sono gli stessi adottati sin'ora per la zanzara tigre. In ambiente domestico, il consiglio è quello di non creare ristagni d'acqua artificiali, come può accadere con vasi, sottovasi o bidoni. Bisogna ricordarsi di svuotarli o coprirli e, in caso il ristagno non fosse risolvibile, impiegare l'utilizzo di larvicidi ecologici.

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