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Lungo la ciclabile c'è un distributore automatico di semi di palma. Il Wwf insorge: ''Attenzione, è una pianta alloctona invasiva''

L'erogatore automatico distribuisce semi di Trachycarpus fortunei, la Palma cinese. L'esperto: ''Pericolo limitato, ma eticamente la scelta di metterla in natura non è bella''

Foto di Karol Tabarelli de Fatis/Foto tratta da Internet
Pubblicato il - 01 maggio 2019 - 06:01

TRENTO. Chi l'avrebbe mai detto? Oltre ai distributori di caramelle, alimentari, bibite e giocattoli esiste anche quello di semi di palma. E più precisamente di Trachycarpus fortunei, della famiglia delle Arecaceae. Alterimenti detta Palma cinese, questa pianta è originaria dell'Asia. Un erogatore automatico è presente a Caldaro lungo la ciclabile che passa in mezzo ai meleti. Una presenza che non è passata inosservata all'Associazione per il Wwf Trentino che sottolinea il "comprovato carattere invasivo" della Trachycarpus fortunei e che dice di voler contattare il Comune di Caldaro "per capire il senso dell'iniziativa". A spiegare le peculiarità della pianta ed eventuali ripercussioni della sua diffusione sul territorio è invece Giuseppe Brundu, agronomo e ricercatore di Botanica ambientale e applicata al Dipartimento di Agraria dell'Università di Sassari.

 

"Le palme sono sempre state considerate le regine del regno vegetale. La loro eleganza aggraziata unita al loro aspetto imponente suscita profonda riverenza dell'uomo per queste piante (...). Le palme sono simbolo di un clima mite e innescano uno stato d'animo vacanziero in molte persone. Sono un ricordo vivente del resort, del tempo bellissimo e del meraviglioso paesaggio che ci è stato permesso di sperimentare" recita (in tedesco) un testo di presentazione dei semi di palma "come souvenir" sul sito dell'azienda dell'erogatore.

 

Dopo aver tracciato la differenza tra specie vegetali autoctone ed alloctone, sottolineato quanto l'uomo "spesso ignori nel suo agire l’intrinseca delicatezza dell’ambiente naturale" l'Associazione per il Wwf Trentino ricorda che le specie autoctone "non sempre sono pronte ad affrontare l'esuberanza della nuova esotica presenza, sono molte volte destinate a sopravvivere con difficoltà o addirittura a dover cedere completamente lo spazio alle nuove arrivate, le "alloctone invasive", fino alla completa estinzione".

 

Ancora: "Il Trachycarpus fortunei, palma cinese importata in Europa a metà del 1800 - periodo in cui era particolarmente in voga abbellire le ville nobiliari con piante esotiche -, sta diventando una di quelle specie "da lista nera" particolarmente problematiche. Da qualche anno infatti la si nota entrare indisturbata nei boschi di alcune regioni italiane, rendendo necessarie azioni di contenimento dei suoi fin troppo evitabili effetti dannosi. Questa palma, che può raggiungere i due metri di altezza e produce grandi quantità di semi, può essere facilmente acquistata nei vivai come tante altre piante ornamentali da giardino, il che già è sufficiente per far rabbrividire chi cerca attivamente di controllarne la presenza. Visto il suo comprovato carattere invasivo quindi, non si comprende per quale motivo una persona che passeggia presso i sentieri attorno al lago di Caldaro, tra meleti, vigneti e qualche zona naturale, debba imbattersi in un distributore dei suoi semi".

 

Segue l'affondo: "Certamente un matrimonio perfetto tra marketing (al prezzo di un euro si acquistano solo tre semi: sotto un Trachycarpus fortunei adulto si possono raccogliere decine e decine di semi gratuitamente) e vendita - falsa - del territorio ("il souvenir di Caldaro") in un'apoteosi di greenwashing che l’ignaro cittadino inevitabilmente non ha gli strumenti per cogliere, probabilmente sentendosi appena completato l’acquisto un paladino dell'ambiente".

 

Anche Brundu, raggiunto dalla notizia della presenza di un distributore di semi di palma, reagisce con stupore: "Sono molto sorpreso - dice - di sentire di un erogatore di semi di Trachycarpus fortunei, non sapevo che esistessero questi distributori automatici e comunque non pensavo fossero dislocati nel territorio, non da vivaisti o nei garden center".

 

Quindi la spiegazione dell'esperto: "La Trachycarpus fortunei è una palma esotica che può essere importata, la legge non lo vieta. Ovviamente non è possibile piantarla in zone protette, nei parchi naturali o nelle aree di Natura 2000. Ma dal punto di vista più etico che normativo credo che non sia bello che ci siano questi distributori in natura. Bisogna poi verificare se sono rispettate le norme in materia fitosanitaria. Parlo dell'import-export: quando viene introdotto un prodotto vegetale in un territorio può essere vettore di patogeni e parassiti".

 

Il ricercatore ricorda quindi che, in termini di biodiversità, "il Trachycarpus fortunei non è del tutto innocuo": "Anche perché la pericolosità dipende dall'ambiente. Questa specie non è tra le più pericolose, ma è segnalata in alcuni elenchi di divieti. Non è inclusa nel regolamento dell'Unione europea del 2014, ma è in alcuni elenchi, ad esempio nella black list decisa con una delibera dalla regione Piemonte".

 

Quali sono i rischi? "Basta guardare alla zona del Canton Ticino. Il Trachycarpus fortunei si insedia nel sottobosco e impedisce l'insediarsi delle piante autoctone". Certo, ci sono piante più dannose, dice Brundu: "Sarebbe molto peggio, ad esempio, se parlassimo del giacinto d'acqua (l'Eichhornia crassipes, ndr) che ha bloccato fiumi e provocato danni per centinaia di migliaia di euro però non va sottovalutato il Trachycarpus fortunei".

 

Difficile secondo l'esperto capire la ragione della presenza lungo la ciclabile del distributore: "Lo avrei capito di più dalla Liguria in giù per il dramma che ha creato il punteruolo rosso (il Rhynchophorus ferrugineus è un coleottero curculionide, originario dell'Asia, parassita di molte specie di palme, ndr). Un insetto che ha rappresentato un problema per i Comuni chiamati dal Ministero alla lotta obbligatoria e che ha creato problemi paesaggistici, ad esempio alle ville storiche che hanno visto attaccate le loro piante. Perciò molti luoghi hanno sentito la necessità di sostituire ad esempio le Phoenix canariensis con le Trachycarpus fortunei. Avrebbe potuto essere in questo senso una scelta commerciale".

 

Per il ricercatore nel caso sollevato dall'Associazione per il Wwf Trentino "il pericolo è limitato", ma "la scelta è interessante": "Mi sorprende di più l'aspetto sociologico. Perché si è deciso di distribuire proprio questa specie? Perché in semi? È garantito il rispetto della normativa fitosanitaria? Un vivaista che vende i semi, poi, informa le persone che li comperano sul fatto che si parla di piante esotiche e anche sui limiti della normativa. Credo che non prevedere questo passaggio sia un po' diseducativo dal punto di vista ambientale".

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