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Storia di un lupetto della Val di Fassa rimasto paralizzato e costretto a trascinarsi con le zampe anteriori (IL VIDEO)

Il video realizzato con teleobiettivo dall'appassionato ed esperto del branco fassano Paolo Scarian mostra un cucciolo in grande difficoltà, condannato a morte da un incidente. Una storia triste che spiega, però, meglio di tante parole come non serva lo scriteriato intervento dell'uomo a dettare chissà quali regole alla natura. Questa si autoregola e non per niente la mortalità nei cuccioli nel primo anno di vita è del 75% 

Di Luca Pianesi - 14 settembre 2019 - 12:04

TRENTO. ''Gli altri cuccioli del branco stranamente strappavano la carne da una carcassa e  non la mangiavano, la portavano tra le pietre. Con il teleobiettivo ho zoomato e ho visto che lì c'era un altro piccolo che aveva la parte posteriore del corpo completamente paralizzata. Si trascinava con le zampe davanti riuscendo a fare piccoli spostamenti ma da subito ho capito che avrebbe faticato a sopravvivere''. E' Paolo Scarian a raccontarci questa storia che arriva dal branco di lupi della Val di Fassa.

 

 

 

 

Una storia che spiega senza tanti fronzoli ed esagerazioni come si comporta la natura e come, senza tanti scriteriati interventi dell'uomo, è in grado di autoregolarsi secondo leggi che funzionano da milioni di anni. E non è un caso se la mortalità dei cuccioli dei branchi sulle Alpi italiane è del 75% entro il primo anno di vita (dati elaborati sulla popolazione del Piemonte da LifeWolfAlps). La natura si autoregola ed è anche per questo che non ci sarà mai la tanto propagandata (perché di questo si tratta, propaganda senza appigli con la realtà) ''invasione'' di questi animali: un branco gravita, infatti, su 250 chilometri quadrati e difende il suo territorio dall'arrivo di altri lupi. La coppia è monogama e la femmina alfa è l’unica del branco a riprodursi e come abbiamo visto sopravvive un cucciolo su quattro. Chi ce la fa ha quindi due alternative: tra il primo e il secondo anno di vita può andarsene in dispersione e tentare di formare un nuovo branco (cercando una femmina anche se la mortalità dei lupi in dispersione è molto alta) altrove o restare nel suo e tentare di conquistare la posizione dominante.

 

Insomma, come spiegato perfettamente dagli studi documentati nel progetto LifeWolfAlps ''ciò significa che, una volta che un branco si stabilizza in un’area, il numero di lupi in quell’area non cresce esponenzialmente, in quanto è regolato dalla biologia intrinseca alla specie. La popolazione di lupo può crescere nel tempo per l’insediamento di nuovi branchi in nuovi territori non ancora occupati, ma il numero di lupi a livello locale rimane quello degli animali presenti nel branco stabile, variabile di anno in anno attorno a un valore medio''.

 

La vicenda del lupetto della Val di Fassa è quindi esemplificativa di tutto ciò: Scarian è un appassionato che da ormai cinque anni segue il branco che gravita sulla Val di Fassa ed è diventato un vero esperto in materia. Non appena ha individuato il cucciolo in difficoltà ha preso contatto con i forestali e grazie all'aiuto anche di tecnici  e studiosi è stato possibile ricostruire anche i giorni che è accaduto l'incidente che ha condannato il lupetto del video.

 

''Quello è il rendez-vous della cucciolata del branco della Val di Fassa - racconta Scarian - che stavo filmando con il teleobiettivo. Il maschio alfa e la femmina alfa avevano scelto questo luogo molto impervio per crescere i cuccioli in attesa di ricongiungersi al branco. Visionando diverse fototrappole abbiamo potuto ricostruire che il cucciolo in questione era vispo e stava bene nei giorni passati. Insomma non era nato con una malformazione. Da un momento all'altro, però, è scomparso dai video e io l'ho visto riapparire in quelle condizioni. Probabilmente si è trattato di un incidente, una brutta caduta che ha provocato la paralisi delle zampe posteriori e poi, purtroppo, la morte del lupetto''.

 

Una scena che ha posto tutti difronte anche al dubbio se intervenire per aiutare il cucciolo in difficoltà oppure se lasciarlo al suo destino. Si è scelta la seconda via, più corretta sia sul piano degli equilibri naturali che per garantire la tranquillità e la sicurezza degli altri cuccioli del branco. ''Sono scene che mettono in crisi - commenta dalla Toscana Duccio Berzi uno dei massimi esperti di lupi in Italia - ma credo che in questi casi non si debba intervenire. Sono questi i meccanismi, ai nostri occhi tristi e crudeli, di selezione della natura per avere una popolazione di animali sani e non portatori di patologie. Sotto il profilo ecologico anche le malattie hanno un ruolo. Recuperare l'animale per salvarlo da quella che sarà la sua fine, può apparire eticamente un bel gesto, ma implica comunque la captivazione, probabilmente a vita, che per una specie come il lupo è altrettanto discutibile sotto il profilo etico''.

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