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Alle foci della Sarca compare una specie di verme che caccia i lombrichi. Il naturalista Iversen: "Tra i primi ritrovamenti in Italia. Teniamola d'occhio"

Una specie alloctona appartenente ai vermi Platelminti è stata segnalata alle foci della Sarca, scoperta da un naturalista trentino. Si tratta di uno dei primi ritrovamenti di questo invertebrato. Daniel Iversen: "Caccia lombrichi e invertebrati molto preziosi per il terreno. Arriva dal Giappone ed era stata segnalata a Bologna nel 2016. Teniamola d'occhio"

Credits to Daniel Iversen
Di Davide Leveghi - 17 dicembre 2020 - 15:44

NAGO-TORBOLE. “Quando alzai un'asse di legno in quel delle foci della Sarca la scorsa primavera, ho notato questi strani esserini, che non sono lombrichi né larve di qualche tipo, ma veri e propri vermi, per l'esattezza delle planarie terricole della specie Diversibipalium multilineatum”. Racconta così, Daniel Iversen, appassionato naturalista. Il ritrovamento di questa specie alle foci della Sarca, nel Comune di Nago-Torbole, pone la questione di un nuovo “ospite” nella fauna trentina.

 

Specie alloctona appartenente ai vermi Platelminti, la planaria terricola vive nella terra, cibandosi di lombrichi e invertebrati terrestri preziosissimi per il terreno. È un ospite dannoso, dunque, che rischia sicuramente di impattare sulla biodiversità colpendo delle specie che svolgono un ruolo molto importante.

 

Non è la prima volta che la planaria terricola viene segnalata in Italia. “Era già stata segnalata, per la prima volta, a Bologna nel 2016 – spiega Iversen, autore assieme a Nicola Novarini dell'articolo apparso sul Bollettino del Museo di storia naturale di Venezia dal titolo “Primi rinvenimenti della planaria terricola aliena Diversibipalium multilineatum in Veneto e Trentino (Italia nord-orientale)” - questa volta, invece, la mia segnalazione è la prima in Trentino. In generale non ce ne sono state tante in Italia. Io l'ho trovata alle foci della Sarca, nel Comune di Nago-Torbole”.

 

“Si tratta di una specie asiatica, originaria del Giappone, che si sta purtroppo espandendo in molte aree del mondo, viaggiando all'interno di terriccio, substrato, piante, provenienti da quelle aree – continua – dico purtroppo perché si tratta di una specie cacciatrice di lombrichi e altri invertebrati terrestri, molto preziosi per il terreno, e perché ha una riproduzione asessuata, quindi con notevole capacità di propagazione”.

 

Non è la prima volta, d'altronde, che in Trentino si segnalano specie aliene che mettono in pericolo l'equilibrio della biodiversità locale. Tra piante infestanti, piccoli millepiedi (contro cui il Comune di Imer, in Primiero, aveva lanciato una battaglia donchisciottesca), la zanzara tigre e le ormai celebri cimici asiatiche (per il cui contrasto sono state rilasciate in primavera le vespe samurai), sono tante le specie giunte nel nostro territorio attraverso viaggi continentali e serre e “stabilitesi” in loco a discapito di flora e fauna autoctone.

 

Per ora, l'appello è monitorarne la diffusione. “Teniamola d'occhio”, conclude Iversen.

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