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Coronavirus, Coldiretti rilancia l'idea della scuola nelle fattorie didattiche. Proposta alla Pat già a maggio, non se n'è fatto niente

Coldiretti nazionale ha rilanciato un'idea già avanzata a maggio di utilizzare le fattorie didattiche convenzionate come spazi per fare lezione. La proposta mira a venire incontro sia ai genitori che devono andare al lavoro e non possono tenere i figli a casa sia ad evitare l'utilizzo di luoghi chiusi dove il contagio può avvenire con maggior facilità. Il presidente della sezione Trentino-Alto Adige Barbacovi: "Ne parlammo già durante il lockdown con la Pat"

Di Davide Leveghi - 28 agosto 2020 - 05:01

TRENTO. “Apriamo le fattorie didattiche italiane agli studenti”. È questa la proposta di Coldiretti, rilanciata un'altra volta dopo una prima proposta ancora in fase di lockdown. Mentre in vista della riapertura degli istituti scolastici aumentano le preoccupazioni, specie di fronte all'incremento dei contagi, dal mondo dell'agricoltura si apre ad uno scenario affascinante: sfruttare gli spazi aperti e naturali delle imprese agricole per evitare quelli chiusi delle aule.

 

Sono oltre 3000 le strutture (convenzionate a Coldiretti) in tutta Italia che potrebbero mettere a disposizione i propri spazi per le lezioni dei ragazzi, aziende che accanto alla propria classica funzione produttiva hanno deciso di fare formazione sul campo puntando sull'educazione ambientale rivolta alle nuove generazioni. 9 quelle in Trentino, secondo la proposta avanzata dalla sezione locale dell'associazione di categoria ancora a maggio. Lo scopo? Venire incontro ai genitori, impossibilitati a stare a casa con i figli per motivi lavorativi, e al tempo stesso rilanciare il settore, colpito dalla crisi e dalla chiusura imposta dal Covid.

 

Non è cosa nuova la proposta di utilizzare questi luoghi come spazi aperti ai ragazzi in età scolare, specie ai più giovani – racconta il presidente di Coldiretti Trentino-Alto Adige Gianluca Barbacovi – a livello nazionale come locale avevamo avanzato la disponibilità delle fattorie convenzionate con noi a mettere a disposizione i propri spazi. Una proposta che voleva venire incontro ai genitori che non sanno come gestire i figli a casa, dovendo andare al lavoro. Adottata anche in Trentino-Alto Adige, era stata presentata per mail all'assessora Zanotelli e al presidente Fugatti, discussa poi nel 'tavolo verde'”.

 

Da parte della Provincia era stata accolta positivamente, era piaciuta. Questo perché non solo si prova a risolvere il problema dei genitori con i figli a casa ma perché si andava incontro alle nostre aziende, in difficoltà per la crisi. L'idea è percorribile – conclude – bisognerà vedere come metterla in pratica date queste norme sanitarie”.

 

In Trentino le fattorie didattiche convenzionate a Coldiretti sono poco meno di una decina. 9 precisamente. Da Giustino a San Michele all'Adige, da Drena a Bedollo, da Comano Terme a Rumo, passando per Cavedine e Miola di Piné, sono sparse in tutti gli angoli della provincia, aperte alle visite degli studenti, dai più piccoli ai più grandi. Qui si possono visitare le stalle, vedere come si preparano latte e formaggi, come si lavora mais e grano per la produzione della farina, come si allevano gli animali.

 

Avvicinandosi a questi luoghi, i giovani, e in particolare i più piccoli, imparano come si comportano gli animali. Quali sono le loro esigenze, quali i loro utilizzi. Si imparano i cicli stagionali e le semine, le raccolte e coltivazioni. Si respira l'aria fresca e si assaggiano i prodotti della terra. Con il nostro giornale, già avevamo trattato il tema delle fattorie didattiche come luogo di formazione ed educazione.

 

Proposta alla Provincia, l'idea non ha ancora visto alcuna applicazione e ciò nonostante questi luoghi rappresentino alcuni tra i meno soggetti al rischio contagi. I grandi spazi, l'aria aperta, la possibilità di non stare accalcati, sono alcuni dei vantaggi che le fattorie agricole possono offrire. Secondo Coldiretti, infatti, “appena lo 0,1% delle 51363 denunce di contagio da Covid al lavoro registrate dall'Inail in Italia dal 1 gennaio al 31 luglio riguardano l'agricoltura”.

 

Eppure, come più volte accaduto nella gestione della scuola ai tempi del Coronavirus, da parte della Provincia di Trento l'atteggiamento è sempre lo stesso: si nicchia, non si agisce. Si tace.

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