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Il Grande Carosello per unire gli impianti delle Dolomiti? “Inutile ecomostro”. Il sindaco di Livinallongo: “Progetto campato per aria che non vedrà mai la luce”

La proposta da 100 milioni della Regione Veneto che punta a creare il comprensorio sciistico più grande dell'intero arco alpino riscuote anche molte critiche. Per il sindaco di Livinallongo del Col di Lana sono “monti che richiedono rispetto e silenzio. Negli anni scorsi abbiamo investito 2 milioni di euro per recuperare il Parco della Memoria e ora si vuole vanificare tutto costruendoci nuovi impianti?''. Mountain Wilderness: “Ai cittadini resteranno i danni ambientali”

Di Lucia Brunello - 12 gennaio 2020 - 19:48

LIVINALLONGO DEL COL DI LANA (BL). Un progetto da milioni di euro che, se trovasse concretizzazione, ci costringerebbe a dire addio alle Dolomiti come le abbiamo sempre conosciute. L’ultima aggressiva mossa di un’azione che, nel corso degli ultimi decenni, ha mutato drasticamente l’aspetto dei “Monti Pallidi”, conosciuti in tutto il mondo per la loro singolare maestosità. Da fiero ambiente di silenzi e riflessione, a cantiere a cielo aperto, perennemente martellato da progetti sempre più invasivi. Ad oggi sono 12 i comprensori sciistici distribuiti nel territorio dolomitico, da cui si districano oltre 1.200 chilometri di piste che però, a quanto pare, non sono ancora abbastanza.

 

L’obiettivo del Grande Carosello è quello di creare, attraverso quattro diverse fasi di costruzione, una ragnatela di impianti che possa mettere in comunicazione le località sciistiche più frequentate e apprezzate delle Dolomiti; piano tanto allettante ai turisti quanto superfluo e tecnicamente improponibile. Dalle piste di Sesto a quelle del Civetta, passando per il passo Falzarego, Val Badia, Arabba e Marmolada. Un colpo mancino per le nostre montagne, il cui destino sembra già scritto: essere sfruttate in ogni loro centimetro, ad ogni altitudine, per portare al limite il già allarmante fenomeno del turismo di massa.

 

La concezione di montagna è mutata, e natura va a confondersi con "bello e comodo", basta che nelle vicinanze ci sia un albero. Proprio come una lunga pista da sci che da un ristorante d’alta quota porta ad un altro. Dove prima c'era un bosco, ecco ora una lingua bianca battuta con precisione millimetrica, così invitante da sposarsi perfettamente con l’ambiente circostante. Ma per trasformare un bosco in una pista da sci ne devono passare di escavatori, spietra-sassi e canali idraulici. Migliaia di alberi vengono tagliati, i buchi riempiti di terra e i torrenti incanalati o deviati. Una volta ottenuto uno scivolo perfetto, inizia il lungo processo di innevamento artificiale, che prevede la creazione di un enorme bacino idrico e di condutture elettriche indispensabili per alimentare i cannoni sparaneve fissati ogni 100 metri. Poi segue la costruzione delle seggiovie e cabinovie, sostenute da piloni conficcati nel terreno e cavi d’acciaio. Se potessero, gli ambientalisti eliminerebbero la metà degli impianti già esistenti, mentre i turisti sognano di potersi spostare da un panorama spettacolare all’altro stando comodamente seduti su seggiovie con i sedili riscaldati. Come in tutto, il compromesso è la risposta giusta. 

Vista verso le Dolomiti d'Ampezzo. Area in cui il progetto prevede di creare un collegamento tra le Cinque Torri e Alleghe
Vista verso le Dolomiti d'Ampezzo. Area in cui il progetto prevede di creare un collegamento tra le Cinque Torri e Alleghe

Il desiderio di guadagno c’è, e il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, lo nasconde dietro la promessa dei numerosi benefici che questo investimento porterà, come la certa risoluzione dell'allarme spopolamento delle valli (che in provincia di Belluno vede una perdita di mille abitanti l’anno), oltre alla riduzione del traffico di automobili. “Parole a vuoto per un progetto che non vedrà mai la luce – dice Leandro Grones, sindaco del comune di Livinallongo del Col di Lana - . Se si vuole contribuire al ripopolamento, bisogna migliorare strutture e servizi. Non sarà di certo investire milioni su un “ecomostro” a riportare la gente a vivere in montagna”.

 

“Parliamo di progetti totalmente campati per aria, assolutamente non necessari. In questi giorni, sul gruppo delle Tofane, è stata inaugurata una nuova cabinovia, “Freccia nel Cielo”, e il progetto Cortina 2021 prevede la creazione di un impianto che metterà in comunicazione la città con la baita Bai De Dones, da cui facilmente si potrà raggiungere il passo Falzarego e da lì il comprensorio sciistico della Val Badia. Direi che questo basta e avanza”.

 

Anche Giancarlo Gazzola, vicepresidente dell’associazione di Mountain Wilderness, non ha perso occasione per esprimere il suo totale dissenso sul progetto. “La motivazione dei politici è che le seggiovie sostituiranno le automobili. L’obbiettivo reale, invece, è portare sempre più turisti e a qualunque costo in aree fragili, anche dove non nevica più. La Regione Veneto dà 80-100 milioni di euro per lo sci e in certi paesi di montagna non hanno nemmeno i soldi per pagare un infermiere e far funzionare un'ambulanza. Ai cittadini non resterà nulla. Anzi. A loro resteranno i danni ambientali. Vergogna!”, così scrive sulla sua pagina Facebook.

 

Inoltre, un fallimentare aspetto tecnico del Grande carosello di cui forse in pochi si rendono conto, riguarda le improponibili tempistiche che i vari impianti richiederanno per permettere ai turisti di spostarsi da un comprensorio all’altro. Gli sciatori, entusiasti al pensiero di poter giare tutte le Dolomiti in seggiovia, non sanno che è assolutamente impensabile l’idea di poter, per esempio, partire dalle piste di Alleghe, sciare fino a Cortina e poi tornare indietro, il tutto in giornata. “Tempistiche impossibili. I turisti dovrebbero alloggiare ogni notte in un albergo diverso”, continua Grones.

 

L’obiettivo sembra quello di voler trasformare le Dolomiti in un parco giochi a tutti gli effetti. E’ sempre più raro trovare persone che comprendano la fragilità di questi ambienti, ma su questo, anche se amaramente, si può sorvolare. E’ invece inaccettabile l’insensibilità dimostrata verso il valore storico e umanitario rappresentato da quei luoghi, grandi protagonisti della Grande Guerra. Segnaliamo per esempio il Col di Lana, montagna teatro di sanguinosissimi combattimenti in cui oltre 8 mila giovani hanno perso la vita, che il progetto vorrebbe sfruttare come ponte tra il Passo Falzarego e Arabba. “Monti che richiedono rispetto e silenzio – dice il sindaco -. Negli anni scorsi abbiamo investito 2 milioni di euro per recuperare il Parco della Memoria, con la creazione di percorsi studiati e il rinnovo della Cappella del Col di Lana, e ora si vuole vanificare tutto il lavoro costruendoci nuovi impianti. Non si può pensare di far passare un bulldozer su quei grandi luoghi”.

 

Con l’arrivo delle olimpiadi di Cortina 2026 si è acceso l’appetito degli impiantisti, e la “perla delle Dolomiti” vuole farsi bella per l’occasione, presentando il collegamento di comprensori sciistici più grande di tutto l’arco alpino. “Ormai la quantità vince sopra la qualità e il buon senso. Bisognerebbe tenere in considerazione che esiste anche quella fetta di turisti che frequenta la montagna perché cerca quiete e vuole godere del paesaggio”, continua il primo cittadino di Livinallongo.

 

Intorno al gruppo del Sella ci sono più seggiovie che alberi. La direzione che va presa è una, ossia quella di puntare sul miglioramento degli impianti già esistenti. Si pensa a costruire quando a Malga Ciapela, per esempio, ci sono due ski-lift chiusi”.

 

Il turismo nelle Dolomiti sta presentando variazioni di tendenza sempre più veloci e di difficile previsione. Per riuscire a gestire al meglio quest’ondata, è necessario ponderare bene come agire, con progetti efficaci e a lungo termine, che non si esauriscano nell'interesse degli incassi della stagione successiva. Ben vengano iniziative e attività a basso impatto ambientale. Nel Bellunese, infatti, si parla di investire ben 30 milioni di euro sulle ciclabili.

 

E’ assolutamente necessario investire sul trasporto pubblico. Un nostro progetto riguarda la possibilità di costruire una linea ferroviaria sotterranea che copra la tratta Belluno – Cortina, passando per Caprile. Un piano in cui crediamo e che potrà certamente ridurre il traffico di automobili. Una grande opportunità per compiere un passo importante verso una gestione più consapevole del turismo, e per servire gli oltre 5.000 lavoratori che ogni giorno si spostano tra Agordo e Cencenighe. Certamente si tratta di un progetto impegnativo, ma per garantire un futuro alla montagna e ai suoi abitanti bisogna investire su progetti sostenibili”.

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