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In 50 anni il pianeta ha perso due terzi della fauna selvatica. Il Wwf: "Il grave calo indica che la natura si sta deteriorando. Dobbiamo agire subito"

Il mondo ha perso più di due terzi della sua popolazione di animali selvatici in meno di 50 anni. Lo afferma il World Wide Fund for Nature (Wwf) in un rapporto: "Nel mezzo di una pandemia che colpisce tutto il pianeta è più che mai importante intraprendere un'azione globale coordinata per arrestare la perdita di biodiversità in tutto il mondo, proteggendo in questo modo la nostra salute"

Di L.B. - 10 settembre 2020 - 17:10

TRENTO. Il mondo ha perso più di due terzi della sua popolazione di animali selvatici in meno di 50 anni. Lo afferma il World Wide Fund for Nature (Wwf) in un rapporto, sottolineando come la principale ragione di tale calo sia l'uomo e avvertendo sui pericoli di tale collasso per il futuro dell'umanità.

 

Il rapporto ha esaminato migliaia di diverse specie di fauna selvatica, in tutto il mondo: il calo medio registrato è del 68% in più di 20 mila popolazioni di mammiferi, uccelli, anfibi, rettili e pesci. Un declino che "è una chiara prova del danno che l’attività umana sta arrecando al mondo naturale", come ha dichiarato alla Bbc il dottor Andrew Terry, direttore della conservazione presso la Zoological Society of London (Zsl). Il dato del 68%, compilato proprio in collaborazione con la Zoological Society of London, prende in considerazione circa 4.000 specie di vertebrati suddivise in circa 21.000 popolazioni animali in tutto il mondo

 

"Se non cambia nulla, le popolazioni continueranno senza dubbio a diminuire, portando la fauna selvatica all’estinzione e minacciando l’integrità degli ecosistemi da cui dipendiamo", ha aggiunto. Si è registrata una nuova accelerazione nella caduta della biodiversità, che si era attestata al 60% durante l’ultimo rapporto del 2018 (riferita al periodo dal 1970 al 2014).

 

Il Living Planet Report 2020 sottolinea come la crescente distruzione della natura da parte dell'umanità stia avendo impatti catastrofici non solo sulle popolazioni di fauna selvatica, ma anche sulla salute umana e su tutti gli aspetti della nostra vita", è quanto ha affermato Marco Lambertini, Direttore Generale del Wwf Internazionale. "Non possiamo ignorare questi segnali: il grave calo delle popolazioni di specie selvatiche ci indica che la natura si sta deteriorando e che il nostro pianeta ci lancia segnali di allarme rosso sul funzionamento dei sistemi naturali. Dai pesci degli oceani e dei fiumi alle api, fondamentali per la nostra produzione agricola, il declino della fauna selvatica influisce direttamente sulla nutrizione, sulla sicurezza alimentare e sui mezzi di sussistenza di miliardi di persone”.

 

La causa principale dello spaventoso dato del 68% è la distruzione degli habitat naturali, soprattutto per l'agricoltura. "La natura è alla base della nostra salute, del nostro benessere e dei nostri mezzi di sussistenza, eppure la stiamo distruggendo molto più velocemente di quanto sia in grado di ricostituirsi”. Dichiara la presidente del WWF Italia Donatella Bianchi che aggiunge: "Nel mezzo di una pandemia che colpisce tutto il pianeta è più che mai importante intraprendere in tempi brevissimi un'azione globale coordinata per arrestare e invertire entro la fine del decennio la perdita di biodiversità in tutto il mondo, proteggendo in questo modo la nostra salute".

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