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La vite trentina minacciata, Zanotelli: “Malattie in notevole espansione”. Nel 2019 aumentati del 162% gli insetti nocivi

L’allarme era stato lanciato dall’ex assessore Dallapiccola: Flavescenza dorata e Mal dell’esca sono fra i principali pericoli per le viti trentine. Inoltre, la specie di cicalina responsabile della Flavescenza è in notevole aumento: +162% rispetto all’anno precedente. Zanotelli: “Nel 2020 saranno emesse oltre 300 ingiunzioni per l’estirpo di vigneti infetti”

A sinistra Scaphoideus titanus foto Yerpo (Wikipedia). A destra la manifestazione della Flavescenza dorata foto di Josef Klement (Wikipedia)
Di Tiziano Grottolo - 19 febbraio 2020 - 20:07

TRENTO. Un nastro bianco e rosso posto attorno alla vite: è così che vengono segnalate le viti destinate ad essere estirpate perché affette da Flavescenza dorata. Una malattia provocata da un insetto Scaphoideus titanus (una specie di cicalina) e che può mettere in ginocchio intere colture dal momento che le viti colpite vanno incontro a perdita di produzione, deperimento e morte.

 

I primi casi vennero segnalati nel 2001 con sporadici focolai puntualmente eradicati in varie aree ma dal 2010 la malattia venne riscontrata negli impianti della Bassa Valle del Chiese (in particolare nel Comune di Storo). I sintomi della malattia si presentano sulla vegetazione a partire da fine giugno, riportando arricciamento fogliare con colorazione della lamina e disseccamento del grappolo, ben visibili nei mesi di settembre ed ottobre. Il problema dunque è noto ma a tenere alta l’attenzione ci hanno pensato a più riprese da Sergio Ferrari, uno dei massimi esperti del settore nonché blogger de Il Dolomiti e dall’ex assessore Michele Dallapiccola che in tal senso ha presentato un’interrogazione per conoscere la situazione sul territorio provinciale.

 

Il quadro che emerge è preoccupante: “Nell'ultimo anno la fitopatia denominata Flavescenza dorata è risultata in notevole espansione – spiega l’assessora all’agricoltura Giulia Zanotelli, che poi ha aggiunto – le cause di tale fenomeno sono principalmente imputabili alla esplosione della popolazione dell'insetto vettore ed alla non sempre sufficiente attenzione dei viticoltori a riguardo di un pronto estirpo delle viti sintomatiche”. Il monitoraggio effettuato nel corso del 2019 ha evidenziato in particolare un incremento della popolazione di Scaphoideus titanus nella fascia che comprende la zona collinare di Trento (circoscrivibile a nord con il comune di Lavis) e la Vallagarina (sino all'altezza di Rovereto), “la Provincia, attraverso la struttura competente in materia di agricoltura, ha attuato una mirata politica di sensibilizzazione dei produttori nelle aree a rischio”, precisa l’assessora.

 

Per combattere questo fenomeno la Pat e i Servizi Fitosanitari hanno messo in campo una serie di controlli a partire dall’ sull’attività vivaistica, ma anche con ispezioni nei campi, se nelle fasi di moltiplicazione i materiali manifestano sintomi di giallumi, il controllo fitosanitario si avvale dell’accertamento analitico e in caso di positività porta all’eliminazione dell’intero lotto.

 

Fra le tecniche a disposizione per sanare i lotti infetti c’è la termoterapia “anche se – evidenzia l’assessora – questa tecnica seppur efficacie presenta ad oggi alcuni aspetti problematici di carattere tecnico ed economico”. Infatti, il trattamento termico garantisce la vitalità della barbatella trattata (la propaggine con le radici) dopo un anno solo nel 75% dei casi. “Rimane a tutt’oggi una valida misura fitosanitaria autorizzata per sanificare i lotti infetti – riprende Zanotelli – ma non una pratica di prevenzione estendibile a tutto il materiale anche considerati i costi dell’impianto e del processo di sanificazione”. La stessa tecnica comunque è in fase di approfondimento per verificarne l’efficacia contro altre emergenze, come la Xylella fastidiosa.

 

Per aumentare le misure volte al contrasto della malattia, è recentemente entrato in vigore un nuovo regolamento europeo “che avrà conseguenze positive” e che nel concreto attribuirà ai vivaisti maggiori responsabilità e richiederà maggiori garanzie e tracciabilità del materiale vivaistico. Sempre dall’Unione europea sono arrivati fondi per il monitoraggio svolto dalla Provincia sui vigneti, si parla di cifre importanti dal momento che la sola sorveglianza sulla Flavescenza e il suo vettore assorbe più del 30% del budget a disposizione della Pat per l’attività di vigilanza sugli organismi nocivi. Attività d’ispezione svolte anche grazie al supportato dalla Fondazione Edmund Mach.

 

Nel corso del 2018 sono stati controllati 514 siti per un totale di 345 ettari. Inoltre, sono state eseguite 190 analisi per appurare la presenza del patogeno. Al contempo fino alla nella primavera 2019 sono stati inviati 62 inviti all’estirpo di vigneti in cui è stata accertata la presenza di Flavescenza dorata (procedura obbligatoria per legge). Un dato su tutti però preoccupa i tecnici della Pat: la presenza l’insetto vettore, stando ai dati emersi dall’ultimo monitoraggio, sta aumentando in maniera esponenziale. Se nel 2018 al fronte di 612 siti controllati le cicaline trovate sono state 12.937, ma nel 2019 (con 650 siti controllati) ne sono stati rinvenuti 33.947 (+162%).

 

Anche sul fronte del così detto Mal dell’esca non arrivano buone notizie infatti, secondo quanto confermato dai tecnici della Fondazione Mach, la patologia è in espansione rispetto agli anni precedenti. Quel che è peggio è che non si è ancora riusciti ad individuare con chiarezza gli agenti patogeni che provocano la malattia, anche se si sospetta che alla base vi sia un mix di funghi e fattori ambientali che portano la pianta in stato di stress. “Proprio perché non è stata ancora individuata l’esatta eziologia è difficile prescrivere trattamenti mirati”, ricorda Zanotelli. Gli unici accorgimenti utili, consigliano di non potare con le stesse forbici piante sane e piante sintomatiche e tagliare le piante sintomatiche, allontanandone i residui. Un secondo problema deriva dal fatto che non trattandosi di una patologia da quarantena, non è previsto un monitoraggio obbligatorio, ma ne viene comunque verificata l’eventuale presenza nei campi di piante madri per la certificazione vivaistica.

 

Per cercare di porre un freno al fenomeno all’inizio dell’anno, il 27 gennaio, è stato attivato un tavolo tecnico sulla Flavescenza dorata. Al tavolo hanno partecipato i sindacati agricoli, gli esponenti delle cantine (tra cui Consorzio Vini e Vignaioli indipendenti), l'ordine degli agronomi forestali, il collegio dei periti agrari e i rappresentanti della Fondazione Mach e della Provincia. Secondo la Fondazione Mach la presenza della fitoplasmosi sul territorio provinciale è bassa ma distribuita in quasi tutti i comuni vitati provinciali. Pertanto, si sono costituiti diversi comuni “focolai” nei quali si stanno adottando tutte le misure fitosanitarie possibili al fine di eradicare completamente la malattia.

 

Tuttavia, nei Comuni di Arco, Riva e Storo si è raggiunto un tale grado di infezione per cui non si ritiene più possibile eliminare la Flavescenza con le attuali misure a disposizione e tali superfici sono state evidenziate come “aree di insediamento”. Anche i dati concernenti le ingiunzioni all’estirpo obbligatorio purtroppo vanno nella stessa direzione: da 74 ingiunzioni all’estirpo del 2019 si passerà infatti a oltre 300 comunicazioni del 2020. “Ritenendo necessario coinvolgere tutti gli stakeholders, aumentando la sensibilità sulla problematica – conclude Zanotelli – la Fondazione Mach è stata incaricata di organizzare un incontro mirato da svolgersi a breve con tutti i soggetti che operano nel settore viticolo e che saranno chiamati a trasferire ogni informazione al singolo viticoltore”. La situazione dunque è tutt’altro che rosea e non si dovrà in nessun caso abbassare la guardia.

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