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Mauritius, tonnellate di petrolio sulla barriera corallina. Almeno 39 i delfini morti e per questo in tantissimi a Port Luis per protestare vestiti a lutto

In decine di migliaia hanno marciato nelle strade di Port Louis, per manifestare contro la cattiva gestione del governo riguardo il disastro ambientale causato dalla nave giapponese che,  il 25 luglio, si è incagliata sulla barriera corallina perdendo tonnellate di petrolio.​ I cittadini, carichi di rabbia e frustrazione, hanno manifestato vestiti di nero, in segno di lutto, e sventolando le bandiere nazionali

Di L.B. - 09 settembre 2020 - 12:43

MAURITIUS. La protesta più partecipata degli ultimi anni nel paese. Alle Mauritius, sabato scorso, decine di migliaia di persone hanno marciato nelle strade della capitale, Port Louis, per manifestare contro la cattiva gestione del governo riguardo il disastro ambientale causato dalla nave giapponese Wakashio che,  il 25 luglio, si è incagliata sulla barriera corallina perdendo tonnellate di olio combustibile, un derivato inquinante del petrolio (qui l'impressionante video). 

 

Da quel momento, circa 3.000 tonnellate di petrolio si sono sparse nelle acque cristalline di un angolo incontaminato dell’Oceano Indiano. Le autorità hanno così dichiarato l'emergenza ecologica. I cittadini, carichi di rabbia e frustrazione, hanno manifestato vestiti di nero, in segno di lutto, e sventolando le bandiere nazionali.

Le critiche dell’opinione pubblica, già contrariata dalla mala gestione del disastro, si sono acuite particolarmente quando è stata presa la decisione di affondare una parte della nave, divisa in due all’interno di un santuario per la fauna selvatica. 

 

Un danno senza precedenti per la fauna e per le comunità locali, che vivono di pesca e turismo. Le conseguenze non si sono fatte attendere: trentanove delfini e due balene sono stati trovati morti spiaggiati. Gli attivisti ambientali sostengono che le morti siano state causate dalla fuoriuscita di greggio dalla nave di proprietà giapponese o in maniera indiretta dalle scelte sbagliate delle autorità. 

Il governo in risposta ha promesso di istituire una commissione per indagare nel dettaglio sullo sversamento del materiale inquinante, mentre il capitano della nave giapponese è stato arrestato e accusato di non aver agito rispettando le regole della navigazione sicura. 

 

Sono molto toccanti le immagini che si sono diffuse negli scorsi giorni in cui si vedono i residenti lavorare incessantemente con ogni mezzo disponibile per contenere il disastro ambientale, rimuovendo fisicamente quanto più petrolio possibile anche dalle mangrovie. Per prevenire la diffusione della chiazza e assorbire il petrolio in acqua, erano anche state costruite delle barriere galleggianti, composte di paglia, foglie di canna da zucchero essiccate e capelli, donati volontariamente dagli abitanti dell’isola (qui l'articolo).

 

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