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Oltre 200 cime sopra i 2000 metri alla scoperta del Lagorai. L'alpinista Moser: "Una grandiosa avventura" (FOTO)

L'alpinista valsuganotto Peter Moser ha compiuto una grande impresa sportiva per testare le calzature sportive di un'azienda del settore. In quasi tre settimane ha percorso circa 6000 metri di dislivello al giorno, affrontando a piedi e con gli sci oltre 200 cime superiori ai 2000 metri nella catena del Lagorai. "Qui ci sono nato e qui finirò la mia vita"

Pubblicato il - 21 luglio 2020 - 17:24

TRENTO. 200 cime sopra i 2000 metri lungo tutta la catena montuosa del Lagorai. È questa la missione compiuta a febbraio da Peter Moser, guida alpina valsuganotta che con l'appoggio di Aku, azienda che si occupa di calzature per la montagna, si è incamminato in questa grande impresa a cavallo fra un percorso spirituale e una impegnativa performance sportiva.

 

Credits to Roberto De Pellegrin
Credits to Roberto De Pellegrin

 

Moser, infatti, ha affrontato decine di chilometri e oltre 6000 metri di dislivello al giorno, alternando camminate a salite e discese scialpinistiche. Partendo dalla Panarotta e percorrendo tutte le cime tra la Valsugana e la Val dei Mocheni, Moser è poi giunto in Val Calamento, Val Campelle, Val Malene, Val Veneggia, Valle del Vanoi e Val Cadino.

 

In tutte queste, l'alpinista e guida alpina ha scalato tutte cime superiori ai 2000 metri, dai 2585 di Cima Lagorai ai 2478 di Cima Ziolera, dai 2847 di Cima d'Asta ai 2697 di Cima Juribrutto, e così via. Lungo i 70 chilometri di una delle catena montuose più estese del Trentino, Moser ha salito oltre 200 cime, centrando l'obiettivo in tre settimane.

 

Credits to Roberto De Pellegrin
Credits to Roberto De Pellegrin

 

In questa esperienza mi sono scrollato di dosso per l’ennesima volta ogni regola e ogni schema mentale, sono tornato nel mio habitat con la scusa di rimanerci il più possibile da solo – ha dichiarato la guida alpina - mi ha accompagnato unicamente la neve sotto i piedi, il vento tra i capelli, lo sguardo rivolto all’orizzonte e nelle orecchie solo il rumore del mio respiro. Ho scelto di affrontare questo percorso mettendo tutto quello che fa parte del mio alpinismo o semplicemente di me stesso: leggero, veloce e da solo, scegliendo i versanti tecnicamente più belli ed impegnativi. Avevo programmato la partenza in primavera o comunque in coda all’inverno, ma quest’anno la neve a febbraio si è presentata molto assestata e dura, conseguenza delle nevicate seguite da pioggia anche in quota, e ho dovuto anticipare”.

 

“Queste condizioni, seppur insidiose, mi hanno permesso di essere molto veloce, soprattutto sulle creste con i ramponi ai piedi. Non ho pianificato troppo, semplicemente ho voluto affrontare giorno dopo giorno le innumerevoli cime, sceglievo solo un punto di partenza senza sapere quale sarebbe stato il punto di arrivo alla sera. Per muovermi mi son affidato solo al mio istinto, nessuna carta, nessun mezzo tecnologico ad aiutarmi, tantomeno le innumerevoli guide relative al territorio. Semplicemente il mio sguardo e i miei occhi a guidarmi verso una cima dopo l’altra che vedevo davanti a me. Gran parte del percorso si è svolto su creste anche fortemente esposte e impegnative che andavano ben oltre i classici itinerari di alpinismo e scialpinismo e spesso con l’incognita di non riuscire a passare. Non è stata un’impresa ma una grandiosa avventura: camminando, scalando, sciando ho visto cervi, camosci, aquile, cedroni e lupi, mi son sentito ancor una volta far parte di questo ambiente e ne ho gioito. E tutto questo va ben oltre la pura performance sportiva”.

 

Credits to Roberto De Pellegrin
Credits to Roberto De Pellegrin

 

Nella mia attività di guida alpina ho conosciuto molte montagne, ma ogni volta torno volentieri nel Lagorai perché qui trovo sempre una tranquillità, un’aria diversa rispetto ad altre valli. Il turismo ha solo sfiorato queste montagne forgiate dai contadini, che profumano ancora di agricoltura, di malghe e di vacche al pascolo, sono montagne diverse, non ci sono impianti sciistici se non alcuni al margine, solo una strada le attraversa e viene chiusa d’inverno, non c’è il turismo di massa e così sono rimaste vive e autentiche, non sono ancora un luna park, una proposta turistica da consegnare ai turisti a ferragosto. Chi è appassionato del Lagorai viene qui per trovare questa natura e per viverla con uno stile più sano e in modo più profonda rispetto ad altri luoghi – ha concluso - io qui ci lavoro, non solo come guida alpina, faccio anche il contadino, ho un maso, coltivo la terra, taglio il bosco, vivo la montagna a 360 gradi da montanaro, da sportivo, da persona che ci è nata e qui finirà la sua vita”.

 

 

 

 

L'impresa di Moser è stata filmata e verrà distribuita a breve come cortometraggio.

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