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Tecnologie ultramoderne nel progetto per studiare la biodiversità dei corsi e degli specchi d'acqua alpini. A coordinarlo è la Fondazione Mach

La Fondazione Edmund Mach coordina il progetto sovranazionale EcoAlpsWater per il monitoraggio dei corsi e degli specchi d'acqua alpini. Condotto su 37 laghi e 23 fiumi, coinvolge anche Garda, Ledro, Serraia e Caldonazzo, oltre che l'Adige. Fino ad ora, grazie a 3 anni di ricerca, sono stati raccolti oltre 500 campioni, per 100 milioni di sequenze di dna

Pubblicato il - 10 dicembre 2020 - 10:29

TRENTO. Un progetto per monitorare e censire la biodiversità dei corsi d'acqua alpini. È stato questo il tema del workshop organizzato da Fondazione Edmund Mach nell'ambito del piano triennale EcoAlpsWater, progetto sovranazionale avviato nel 2018 e coinvolgente 12 partner da Austria, Francia, Germania, Italia, Slovenia e Svizzera.

 

In corso in questi giorni, il laboratorio digitale si è distinto per la messa a confronto dei risultati conseguiti fra i vari partner del progetto, co-finanziato dall'European regionale development fund attraverso il programma Interreg spazio alpino, tra cui appunto, per l'Italia, Fem, Ispra e Arpa del Veneto.

 

Durante i tre anni trascorsi dal lancio del progetto, anche il Trentino è stato pertanto interessato, a maggior ragione vista la presenza massiccia di specchi e corsi d'acqua, con il coinvolgimento dei laghi di Garda, di Caldonazzo, di Ledro e di Serraia, oltre che del fiume Adige. L'obiettivo delle ricerche, condotte in generale su 37 laghi e 23 fiumi, è di monitorare la qualità delle acque lacustri e fluviali della regione alpina con nuovi sistemi di analisi all'avanguardia, basati sull'utilizzo di tecniche di metagenomica ambientale.

 

In particolare, i relatori del workshop hanno discusse le tecniche di Next generation sequencing (Ngs) impiegate per analizzare il Dna ambientale estratto dai campioni d'acqua raccolti in fiumi e laghi. Nel complesso, le analisi condotte sugli oltre 500 campioni raccolti nel reticolo idrografico alpino hanno prodotto più di 100 milioni di sequenze di Dna, di cui la maggior parte ottenute proprio nei laboratori Fem.

 

“L'analisi preliminare dei dati sta contribuendo a svelare a livelli di dettaglio mai raggiunti prima la distribuzione di organismi chiave rappresentati dalla microflora algale (microalghe bentoniche e fitoplancton) e dalla fauna ittica – spiega il responsabile dell'Unità idrobiologica del Centro ricerca e innovazione Fem Nico Dalmaso, coordinatore del progetto EcoAlpsWater – nello specifico, è stata tra l'altro chiarita la distribuzione di specie cianobatteriche tossigeniche che prima, sulla base di campionamenti tradizionale, si riteneva fossero focalizzate esclusivamente nell'areale a sud delle Alpi”.

 


 

Tutte le conoscenze acquisite e accumulate negli studi sui corsi e gli specchi d'acqua alpini contribuiranno alla definizione di criteri di monitoraggio della qualità della acque. Grazie a tecnologie ultramoderne, sarà possibile avere un'idea più chiara della biodiversità che li compone. Per maggiori informazioni, è possibile consultare il sito del progetto a questo link.

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