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Una mostra fotografica online su "speranze e disillusioni" del dopoguerra in Tirolo e Alto Adige. Kompatscher: "Per capire come è nata la democrazia"

L'Archivio fotografico del Tirolo organizza una mostra fotografica virtuale e gratuita in cui è possibile vedere 35 sequenze sui danni della guerra in Tirolo e in Alto Adige e sulle battaglie politiche per la riunificazione. Il presidente della Provincia di Bolzano Arno Kompatscher: "Utile per dare alla popolazione maggiore comprensione di come sia nata la democrazia"

Di Davide Leveghi - 31 December 2020 - 12:27

BOLZANO. Nelle trattative di pace successive alla fine delle ostilità, la divisione dell'Alto Adige dal Tirolo austriaco veniva ribadita. All'Italia, uscita sconfitta dalla Seconda guerra mondiale, si lasciava in una sorta di “compensazione” per la perdita delle colonie e delle province orientali il controllo su quel territorio ormai ospitante migliaia di italiani. Il volto della provincia di Bolzano, nata nel 1927 per volontà dello stesso Benito Mussolini, era infatti cambiato.

 

Dal punto di vista demografico, infatti, un territorio che negli anni '10 ospitava solo qualche migliaio di italiani (emigrati per lavoro o stabiliti in Bassa Atesina) si era trasformato nella più settentrionale delle “province dell'Impero”, con oltre un quarto della popolazione di lingua italiana. A cambiare i “connotati demografici” ci avevano pensato l'avvicendamento nel funzionariato pubblico successivo all'annessione del primo dopoguerra e le successive “mosse” del fascismo: dalla pressoché fallimentare politica di colonizzazione delle campagne al grande afflusso di militari, passando, soprattutto, per la nascita della zona industriale e la conseguente richiesta di manodopera dalle “vecchie province”.

 

Il trauma delle Opzioni approfondì le difficoltà del gruppo tedesco, indebolito in sede di trattative dall'adesione diffusa dei sudtirolesi al nazionalsocialismo, il “fascismo giusto” (per lingua) come ha spiegato al nostro giornale lo storico di lingua tedesca Hannes Obermair (QUI un approfondimento sull'8 settembre 1943, vissuto dai sudtirolesi di lingua tedesca e ladina come una "liberazione"). La nascita della Südtiroler Volkspartei, che al proprio interno cercò la sintesi di una società dilaniata, cercò di offrire lo strumento politico per raggiungere l'agognata riunificazione al Tirolo - salvo poi trasformarsi nel principale interlocutore con lo Stato italiano per una maggiore autonomia. 

 

Quanto la Seconda guerra mondiale abbia impattato sulla società sudtirolese è uno degli argomenti affrontati dalla mostra “Tirolo/Alto Adige 1945/46: fra speranza e disillusione”, esposizione online visitabile gratuitamente e focalizzata sui destini del Sudtirolo e del Tirolo austriaco alla fine del conflitto. A organizzarla è l'Archivio fotografico del Tirolo (Tap), che ha deciso di indagare il tema utilizzando una serie completa di immagini.

 

Questa mostra, che ricostruisce i fatti avvenuti 75 anni fa in Alto Adige e in Tirolo, intende rafforzare ulteriormente la consapevolezza storica e l'identità della nostra società”, ha sottolineato il capitano del Land Tirolo Günther Platter. “E' importante dare alla popolazione la migliore comprensione possibile di come è nata la democrazia di oggi e di come le regioni del Tirolo del Nord, Tirolo dell'Est e l'odierno Alto Adige, unite fino a quel momento, siano state divise”, ha aggiunto il suo “omologo” altoatesino Arno Kompatscher.

 

Per comprendere il presente, dicono i governatori, è prioritario confrontarsi con il passato, questione che in Alto Adige è origine spesso di scontro (QUI la campagna in occasione dell'anniversario dell'annessione all'Italia e QUI quella in occasione della commemorazione di Sepp Kerschbaumer, prima guida della sigla terroristica che sconvolse con il tritolo l'Alto Adige). Per l'uopo, il Tap utilizza per la mostra virtuale 35 sequenze di immagini, accompagnate da testi informativi.

 

Danni della guerra, sviluppi militari e i lenti e graduali passi verso il ritorno alla normalità vengono mostrati negli scatti immortalati tra il Tirolo del Nord, quello dell'Est e l'Alto Adige. “Le immagini di un'epoca in cui la maggior parte di noi tirolesi era ancora bambino o non ancora nata testimoniano la lotta per l'unità e le conseguenze di una follia politica – ha dichiarato il presidente del Tap Richard Piock – oggi, però, dovrebbero ricordarci che la libertà e la democrazia non possono mai essere date per scontate, ma richiedono responsabilità e coraggio civile da parte di tutti. Le immagini potrebbero anche ricordarci di imparare dalla storia”.

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