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Valanga a lastroni sul Gran Zebrù, ecco come si sono salvati gli escursionisti. L'allarme degli esperti: “Pericolo in aumento”

Si è trattato di una valanga a lastroni quella che ha caratterizzato l’incidente del 27 settembre sul Gran Zebrù. A causarlo, il brusco calo delle temperature e l’aumento delle precipitazioni. Ma l’anno idrologico è appena cominciato e gli esperti lanciano l'allarme

Di Laura Gaggioli - 03 ottobre 2020 - 12:06

ORTLES. Lo scorso 27 settembre una valanga sul Gran Zebrù ha travolto due escursionisti veronesi mentre percorrevano la via normale che porta all’ambita vetta del gruppo montuoso Ortles- Cevedale a 3.857 metri di quota: entrambi ritrovati in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita (qui articolo), sono sopravvissuti.

 

Le cause che hanno generato la grande valanga, sono da individuarsi nel brusco calo delle temperature dei giorni scorsi che ha comportato precipitazioni nevose e venti freddi sulle vette e accumuli eolici. Ma l’anno idrologico è appena cominciato e per gli esperti la situazione valanghe è in aggravamento.

 

Le cause che hanno originato la valanga e le condizioni che hanno permesso ai due escursionisti di salvarsi ce le spiega valanghe.report: un progetto congiunto dell’Euroregione del Tirolo, Alto Adige e Trentino dove i Servizi valanghe dei tre territori pubblicano costantemente il bollettino valanghe.

 

Come spiegano, nei giorni 25 e 26 settembre il passaggio di un fronte freddo ha portato diffuse precipitazioni sull'Alto Adige, portando nevicate fino a 1300 metri. “Nella zona dell'Ortles - calcolano gli esperti - sono caduti circa 35 millimetri di pioggia e al campo neve di Madriccio, a 2.825 metri di quota, si sono misurati fino a 35 centimetri di neve al suolo”. Centimetri, questi, che sono andati a sommarsi agli strati di neve fresca, scesa in minore intensità, anche nei giorni precedenti. Anche il vento, forte e tempestoso, ha spirato poi per ore, tanto da comportare il congelamento dei sensori.

 

“I segni del vento sulla neve erano ben evidenti e in quota gli accumuli eolici avevano spessori importanti", affermano gli esperti. "Si è trattato di una valanga di neve a lastroni. Interessante è come la propagazione della frattura abbia interessato tutto il fianco della montagna e anche, come lungo la zona di scorrimento, si sia sempre distaccato lo strato di neve fresca ventata. Questo ha fatto si che la valanga raggiungesse grandi dimensioni e fosse ben visibile anche a distanza”. 

In questa foto la panoramica del distacco. Sono ben visibili i margini del distacco lineare, tipici delle valanghe a lastroni. 

 

“Dalle foto - commentano - si vede molto bene che lo scorrimento è avvenuto su uno strato di neve e non sul ghiaccio Si può quindi presumere che la frattura sia avvenuta nel manto nevoso tra della neve ben ancorata al ghiaccio e l'ultima neve rimaneggiata e accumulata dal forte vento”.

 

La valanga a lastroni è tra le valanghe più pericolose, con il 90% di casi di mortalità. Questo a causa della grande velocità che raggiunge in breve tempo, spesso travolgendo chi genera il distacco di neve.

 

Per quanto riguarda l'incidente del 27 settembre, il lastrone di neve si era fermato 900 metri più giù rispetto al luogo di ritrovamento degli alpinisti. I due, al momento del distacco, si trovavano nella parte alta del lastrone, a circa 3.700 metri, appena sopra e laterali alla massa di neve pronta al distaccamento, come si nota nella foto qui sotto.

 

Valanghe.report spiega: “Questo ha fatto sì che fossero trascinati con minor velocità e che la loro corsa si arrestasse fortunatamente su un terrazzo nevoso posto a sinistra dell'uscita del canale est della parete, sopra al grande zoccolo roccioso che si eleva dalla Vedretta di Solda, dove invece si è arrestata la valanga”. 

In alto, con due punti rossi, le posizione degli escursionisti al momento del distaccamento. In basso, con un cerchio rosso, il luogo di ritrovamento

 

Tutto bene ciò che finisce bene quindi, ma gli esperti sottolineano: “La neve che ha causato questa grande valanga in alta quota, molto probabilmente rimarrà la base del futuro manto nevoso invernale. Nei prossimi mesi questo andrà tenuto in attenta considerazione, perché, specie sulle esposizioni settentrionali, potrà ancora essere un fattore che potrebbe favorire il distacco di ulteriori valanghe”. 

 

Intanto, per i prossimi giorni, gli esperti allertano: la situazione valanghe è in aggravamento. Con il vento forte, la neve verrà trasportata e accumulata dando vita anche a possibili valanghe spontanee. 

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