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L’Unione Europea mette al bando 200 Pfas su proposta di Svezia e Germania. Guarda: "E l’Italia che fa?"

Da febbraio 2023, ben 200 sostanze Pfas saranno gradualmente vietate. Lo ha deciso l'Unione Europea. La consigliera Guarda: "Fa riflettere però il fatto che a proporre la messa al bando sia stata la Svezia, dove non vi sono aziende produttrici di sostanze Pfas; non il nostro Paese nonostante le recenti disastrose esperienze"

Di L.Brunello - 07 settembre 2021 - 18:19

VENEZIALa battaglia contro i pfas, sostanze chimiche di sintesi prodotte per l'impermeabilizzazione di svariati prodotti, prosegue e ora sembra sia arrivata ad un punto di svolta.

 

L'Unione Europea, infatti, ha deciso che da febbraio 2023, ben 200 sostanze Pfas saranno gradualmente vietate. La decisione è stata presa su proposta dell'Agenzia svedese per le sostanze chimiche (KEemi) e dell'Agenzia tedesca per l'ambiente (Uba) presentata nel 2017.

 

"Bene che finalmente dall’Europa giunga un provvedimento restrittivo nei confronti dell’utilizzo dei Pfas, nonostante il limite di questo provvedimento stia nel non intaccare allo stesso tempo la realizzazione di sottoprodotti contenenti i prodotti chimici messi al bando", commenta la consigliera di Europa Verde, Cristina Guarda. 

 

"Bene che finalmente dall’Europa giunga un provvedimento restrittivo nei confronti dell’utilizzo dei Pfas - continua - nonostante il limite di questo provvedimento stia nel non intaccare allo stesso tempo la realizzazione di sottoprodotti contenenti i prodotti chimici messi al bando. Fa riflettere però il fatto che a proporre la messa al bando sia stata la Svezia, dove non vi sono aziende produttrici di sostanze Pfas; non il nostro Paese nonostante le recenti disastrose esperienze come nel caso della ex-Miteni in Veneto o quella che vede in corso in Piemonte approfondimenti sul sito produttivo Solvey".

 

"A cosa serve quindi la dura esperienza italiana se poi i politici e gli enti istituzionali non diventano promotori di provvedimenti, anche a livello europeo, capaci di prevenire nuovi disastri ambientali?", incalza Guarda.

 

"L’Italia deve ricoprire un ruolo fondamentale nella definizione di politiche di divieto o regolamentazione dell’utilizzo di queste sostanze chimiche persistenti".

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