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Il sindaco di Mori contro il passaggio delle pecore in paese. I pastori: "Definiti scomodi e fastidiosi, ma proviamo a non lasciar morire la transumanza"

Il sindaco di Mori Stefano Barozzi, aveva riportato il quotidiano l’Adige, aveva definito la situazione del passaggio delle greggi attraverso il paese insostenibile, accusando i pastori. Le risposte non si sono fatte attendere, come la lettera dei pastori Josef Froner e Veronica Nones riportata integralmente da Il Dolomiti

Di F.C. - 24 gennaio 2022 - 15:19

MORI. “Non è possibile continuare così”, aveva sostenuto il sindaco di Mori Stefano Barozzi riferendosi alla transumanza delle pecore, diventata a suo parere insopportabile per “una questione di decoro urbano ma anche sanitaria”, come ha riportato un articolo del quotidiano L’Adige. Il primo cittadino ha perciò chiamato in causa i pastori che spostano le greggi passando in mezzo alla cittadina della Vallagarina, sostenendo che questo crei grandi disagi sulle strade.

 

Le risposte della categoria coinvolta non si sono fatte attendere. Di seguito riportiamo il testo in forma integrale di Josef Froner e Veronica Nones, pastori che definiscono questo “non solo il nostro lavoro ma la nostra vita”.

 

Scomodi, ingombranti, fastidiosi, è così che vengono definiti i pastori dalla maggior parte della gente. Quella gente che deve attendere alcuni minuti perché il gregge attraversi la strada o il paese, ben sapendo che questo è l’unico modo che ha per spostarsi, quella stessa gente che la domenica mattina si rinchiude in un centro commerciale e poi verso sera si rinchiude in macchina e ci rimane fino a che la coda ed il traffico non li lascia rientrare a casa.

 

Arroganti, irrispettosi, insolenti, così vengono descritti da alcune persone. Quelle persone che dicono di amare gli animali, di rispettarli, quelle stesse persone che quando si tratta di orsi e lupi affermano che siamo noi, umani, ad aver invaso il loro territorio. 

 

E poi? Per una, due o tre volte l’anno che è il nostro territorio ad essere “invaso” dagli animali ci scandalizziamo e ne facciamo un articolo di giornale. Imponiamo divieti e multe. Ci lamentiamo della la strada non proprio pulita che nel giro di dieci minuti con il passaggio delle auto ritorna allo stato originario. Ci lamentiamo che tutto questo è talmente indecoroso e poco igienico, quando poi per terra è pieno di mascherine usate, immondizia, escrementi di cani tenuti al guinzaglio e portati a fare i loro bisogni proprio in centro paese perché due passi più fuori è fatica e pure raccogliere le loro feci con il sacchettino è fatica per molti, o almeno questo è ciò che si evince dalle condizioni di molte vie e viottole di svariati paesi. D’altra parte, è davvero magico, il passaggio di questi personaggi per i bambini. Amano accarezzare gli agnellini e rimangono incantati nel vedere le pecore pascolare tranquille mentre i cani riposano poco più in là.

 

Sarebbe bello, per il pastore, mettere le ali a lui e a tutto il suo gregge così da potersi spostare come, dove e quando vuole portando con se solo la magia ma ahimè, non si può. Però ci prova, il pastore ci prova ad essere meno ingombrante e più rispettoso possibile. Ci prova tutte le volte che si alza all’alba per attraversare strade trafficate e non creare grossi disagi, ci prova ogni volta che passa sulle ciclabili per non utilizzare le strade e si sente dare dello “sporco” o del “luamaro” dai ciclisti. Ci prova ogni volta che lascia la ciclabile ed usufruisce delle strade per non infastidire i contadini che hanno le vigne a cinque metri dalla ciclabile e sa benissimo che potrebbe non riuscire a tenere fuori tutte le pecore,  ci prova ogni volta che usufruisce delle ciclabile per lasciare libere le strade perché sa benissimo che creerebbe alcuni disagi al traffico e che poco o tanto la strada verrebbe inevitabilmente sporcata.

 

Ci prova a mantenere vivo un mestiere praticato dalla notte dei tempi, che ha dato da mangiare a milioni di famiglie, perché diciamocelo, nei tempi passati i nostri antenati avevano tutti una mucca nella stalla. Ricordo i racconti della mia nonna, che con gli occhi lucidi, narrava dei tempi in cui faceva troppo freddo e non avendo nient’altro per riscaldarsi, scendevano in stalla che era la parte più calda della casa. Quindi il pastore ci prova a non lasciar morire la transumanza, come fonte di sostentamento, come patrimonio dell’umanità (Iscritto nel 2019, 14.Com, nella Lista Rappresentativa del Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità). 

 

Ci prova ad essere leggero e veloce come un banco di nuvole che transita attraverso paesi, colline, montagne e città. Il pastore ci prova, forse dovremmo provarci anche noi.

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