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Peste suina africana, il lupo può essere un alleato nel limitare il contagio? Lo studio: “Rimuovono le carcasse ed il virus non sopravvive nel loro intestino”

I risultati arrivano da una ricerca condotta in Polonia: secondo i ricercatori le informazioni raccolte dai movimenti dei lupi radio-collarati potrebbero addirittura essere utilizzate per migliorare l'efficienza della operazioni di ricerca delle carcasse di cinghiali, una delle principali misure di prevenzione per il contenimento della peste suina africana

Di Filippo Schwachtje - 28 gennaio 2022 - 17:55

TRENTO. Mentre il contagio a quanto pare è arrivato ormai alle porte di Genova, dove proprio ieri sarebbe stata segnalata la carcassa positiva di un cinghiale, sull'Appennino si sta portando avanti la mappatura delle zone a rischio per individuare eventuali animali morti utilizzando anche i droni: al di là però degli sforzi umani tra mappatura del territorio e istituzione di zone infette, un ruolo importante nel limitare la diffusione della peste suina africana potrebbe averlo un altro animale, in grado a quanto pare di 'uccidere' il virus digerendo la carne infetta ed eliminando le carcasse. L'animale in questione è il lupo, la cui attività all'interno dei territori infetti potrebbe essere una modalità 'naturale' di contenimento del virus.

 

“In base ai nostri risultati – riportano dei ricercatori polacchi all'interno dello studio 'Valutazione della presenza di peste suina africana nelle feci di lupo raccolte da aree in Polonia con persistenza di Psa', pubblicato nell'ottobre del 2021 – emerge come quando i lupi consumano carne di cinghiali selvatici positivi alla peste suina africana il virus non sia in grado di sopravvivere al passaggio nel loro tratto intestinale”. In aggiunta, il ruolo dei predatori sarebbe utile nella lotta alla diffusione del contagio proprio perché “rimuovono le carcasse infette”, tanto che i ricercatori avanzano la possibilità che “nelle aree in cui vengono portati avanti studi telemetrici sui grandi carnivori" le informazioni raccolte dai collari Gps possano essere utilizzate per "migliorare l'efficienza della ricerca delle carcasse, una delle principali misure di prevenzione per il contenimento della peste suina africana”.

 

Insomma, mentre in Trentino si discute della presenza dei lupi sul territorio con la convocazione di Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (Qui Articolo) ed avanzando l'ipotesi abbattimento, a quanto pare l'attività dei predatori potrebbe essere un'arma in più nella lotta alla diffusione del virus. Nel loro lavoro i ricercatori polacchi hanno infatti sostanzialmente confutato l'ipotesi che vedrebbe proprio nei grandi carnivori, ed in particolare nei lupi, un possibile vettore indiretto di trasmissione del virus, analizzando 62 campioni di feci di lupo raccolte in aree della Polonia nelle quali è stata confermata la presenza della peste suina africana. L'insieme dei campioni raccolti ne conteneva in particolare 20 con resti di cinghiali selvatici, 13 dei quali raccolti nelle vicinanze di zone dove i lupi radio-collarati si sono cibati di carcasse di cinghiali. I risultati? Tutti i campioni sono risultati negativi alla peste suina africana. D'altro canto invece, 8 delle 9 carcasse delle quali si erano cibati i lupi studiati a distanza erano positive.

 

In definitiva, secondo quanto riportato nello studio, è molto improbabile che i lupi possano essere vettori di diffusione a lunga distanza del virus. I ricercatori sottolineano comunque come non si possa escludere la possibilità che i carnivori diffondano l'infezione in altri modi, per esempio contaminando il loro pelo o portandosi via parti di carcasse infette, anche se questo comportamento è limitato al trasporto di cibo nelle piccole distanze (per portare ad esempio nutrimento ai piccoli) e non può quindi essere responsabile per la diffusione del virus su larga scala. I mammali inoltre, continuano gli esperti, normalmente si puliscono il pelo quando viene sporcato da sangue o altri liquidi corporei, riducendo quindi la possibilità di trasmettere il virus a causa della contaminazione della pelliccia.

 

Citando il caso della Slovacchia, in un articolo di fine 2018 greenreport.it aveva parlato addirittura dei lupi come di “medici della peste suina”, sottolineando come i carnivori, puntando di norma alla preda più facile, svolgano durante le epidemie un ruolo essenziale nel tenere a bada il numero di animali infestati. Secondo quanto riportato nell'articolo, i cinghiali colpiti dalla peste suina mostrano segni dell'infezione entro pochi giorni e sono più lenti e deboli degli individui sani, il che li rende facili prede dei lupi. L'uccisione di animali infetti a quel punto diminuisce anche i focolai della malattia e riduce la possibilità di ulteriore diffusione.

 

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