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Suoni per "depistare" l'accoppiamento degli insetti dannosi per le viti. L'Espresso racconta la ricerca di San Michele, ma ancora sono solo speranze

Questa settimana il settimanale nazionale dedica un articolo alla biotrmologia e agli studi di Valerio Mazzoni spiegando che "se il vigneto vibra l'uva è al sicuro". In realtà ancora si è alla fase degli studi in ambiente chiuso e per avere conferme nei vigneti commerciali

Di Emma Traina e Margherita Girardi - 01 agosto 2017 - 13:16

TRENTO. In natura gli insetti comunicano tra loro secondo diverse modalità: le lucciole, ad esempio, si basano su input luminosi, le formiche (ma non solo) seguono l’olfatto e le cicale si basano invece sull’udito. Fino ad ora gli uomini sono riusciti a sviluppare trappole per confondere gli insetti che si basano su messaggi di luce e odori. Da 10 anni a questa parte, però, è diventata materia di studio nel settore vinicolo anche la biotremologia. Di cosa si tratta? È una branca della bioacustica che si occupa di studiare le vibrazioni che gli insetti emettono.

 

Nel caso specifico quelle dello Scaphoideus titanus, o cicaline, principale responsabile del fitoplasma della flavescenza dorata, malattia assai subdola e pericolosa per le viti. Questo insetto comunica nel periodo dell’accoppiamento attraverso onde sonore, non percepibili ad orecchio umano ed in base ai suoni che capta riesce a capire se il “potenziale partner” è disponibile, prestante ed in salute oppure poco adatto alla riproduzione. La "preda" favorita delle cicaline sono appunto i vigneti. Queste agiscono analogamente alle zanzare: prima “pungono” la pianta risucchiandole la linfa e poi, in alcuni casi, immettono il parassita. Il vero danno non è la puntura in sé, ma la possibile trasmissione del fitoplasma, che provoca l’indebolimento della pianta fino alla progressiva decadenza, per arrivare infine all’appassimento.

 

Valerio Mazzoni, ricercatore della Fondazione Edmund Mach, si sta occupando assieme al suo team di entomologia agraria di interpretare i messaggi che gli esemplari di cicaline femmina e maschio si scambiano e di riprodurli però in negativo, per evitare la riproduzione e il proseguimento di questa specie di insetti, giunta in Italia negli anni ‘90, dopo l’importazione dall’America in tutta Europa. Dopo essere riusciti a captare ed interpretare gli impulsi sonori e a creare un vero e proprio “dizionario delle vibrazioni”, Mazzoni e la sua squadra si sono fatti costruire da una ditta estera alcuni dispositivi, chiamati anche mini-shaker, in grado di emettere questo genere di onde, riuscendo così a sostituirsi a quelle reali e ad interferire (in negativo) nella loro comunicazione.

 

Questa ricerca ha catturato l'attenzione del settimanale L'Espresso. Questa settimana, infatti, è uscito un articolo al riguardo dal titolo "Se il vigneto vibra l'uva è al sicuro" dedicato proprio agli studi di San Michele. Tema caro anche al "nostro" Sergio Ferrari, docente per 35 anni all’istituto Agrario di San Michele e storico giornalista di agricoltura (che tra le altre cose collabora anche con noi de il Dolomiti), che commenta: "E’ una sperimentazione lodevole e i fini stessi della ricerca sono assai nobili: sostituire, in futuro, un sistema di prevenzione chimico che si basa sull’utilizzo di pesticidi ed insetticidi (che i viticoltori sono costretti ad utilizzare dato che non esistono, per ora, vie alternative), con un metodo fisico, naturale è positivo non solo per l’ambiente ma anche per la pregevolezza del prodotto finale e per la stessa salute del consumatore".

 

Il problema è che è uno studio che prosegue da circa una decina di anni e se ne è verificato il funzionamento solo in ambienti chiusi, controllati e di piccole dimensioni, quali, ad esempio, la serra. "La sfida di Mazzoni, che al momento è anche la falla più evidente del sistema - spiega Sergio Ferrari – sarà proprio quella di trasferire questa tecnica da piccola a larga scala". Il risultato finale però non sembra così immediato come annunciato da L'Espresso: un conto, infatti, è verificare la funzionalità dell’esperimento in un’area protetta, nella quale le cicaline sono confinate da reti su un’unica pianta, un altro conto è invece spostare l’esperimento in un vigneto aperto, esposto all'aria, alle barriere, ad altri suoni.

 

Ma Mazzoni, assieme al suo team, non si ferma di fronte al grande ostacolo, come viene scritto nell’articolo del prestigioso settimanale diretto da Tommaso Cerno: “A fare da field test un intero vigneto di Cabernet franc, un ettaro e mezzo, circa 50 filari, che sarà teatro di questo concerto antiparassitario. […] Per i primi risultati si dovrà aspettare maggio 2018". "Le notizie riguardo la sperimentazione - continua Ferrari – sono però molto generali e poco ‘terra-terra’: non vengono infatti date informazioni che possono interessare al viticoltore, più legato ai risvolti sul piano pratico ed economico, quali ad esempio tempo e costo di realizzazione del progetto".

 

Insomma, per ora sono grandi e suggestive speranze ma per capire se il bozzolo si farà farfalla ci vorrà ancora del tempo. Il clima però è di fiducia e si spera che le nuove “trappole ad onde” diano in futuro, nel vero senso della parola, buoni frutti.  

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