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Vallotomo, il muro che divide la borgata di Mori

"Un'opera devastante" secondo il comitato. "Non ci sono alternative" dice il sindaco Barozzi. Le opposizioni: "Di un sindaco così si può fare a meno"

Di Donatello Baldo - 19 settembre 2016 - 15:17

MORI -  “Se vogliono possono rescindere il contratto. Possono tornare indietro e modificare il progetto”. Lo sostengono quelli del comitato daVicoloaVicolo di Mori, coloro che in questi ultimi mesi si sono battuti fino all'ultimo per scongiurare la costruzione del Vallotomo. “Un'opera devastante” dicono, che sarà costruita sul declivio che circonda il santuario di Montalbano per difendere l'abitato di via Teatro dalla caduta di un diedro pericolante che dalla montagna che sovrasta la borgata potrebbe rovinare sul centro storico.

 

“Noi ci siamo sempre mossi in termini collaborativi – spiegano – ma ci è stato tolto lo spazio della discussione. Hanno deciso di procedere con il progetto senza nemmeno sentire le nostre ragioni”. Gli esponenti del comitato lo affermano senza giri di parole: “Hanno annullato il dibattito con i cittadini, ci hanno messi davanti al fatto compiuto”.

 

I lavori sono iniziati, il progetto è quello che i tecnici della Protezione civile del Trentino hanno elaborato. Un muro “alto come tre case” e lungo 240 metri che si frapporrà tra l'abitato e la montagna, uno spazio che anche dopo la realizzazione del muraglione rimarrà interdetto alla popolazione. Un'opera urgente messa a cantiere in tempi record in virtù del “sommo pericolo”.

 

“Ma se ci fosse il sommo pericolo dovremmo essere stati già evacuati, significherebbe che il pericolo è imminente. Dovrebbe esserci un piano di sgombero attivo”. E un sistema di monitoraggio sensibile ad ogni piccola variazione, cosa che sembra non essere prevista.

 

“I primi a essere preoccupati siamo noi che sotto la montagna ci abitiamo – affermano i residenti – altro che negare il pericolo. Ma ci stanno a cuore anche le conseguenze paesaggistiche e ambientali”. Per il comitato, “un'opera di queste dimensioni è progettata non per parare i massi ma per contenere l'esplosione”.

 

“Ma se si fa esplodere quel pezzo di montagna non solo le conseguenze paesaggistiche sono in pericolo – affermano – in pericolo siamo tutti noi. Quella montagna si sbriciola, è marcia, si rischia di compromettere tutto”.

 

Il diedro che incombe sulla borgata c'è e nessuno intende negarlo. La risoluzione non è certo politica ma tecnica. Ma anche sui tecnici si è aperto lo scontro. Il sindaco di Mori Stefano Barozzi afferma convinto che “dei tecnici della Protezione civile io mi fido, io devo fidarmi”. Ricorda che sono professionisti capaci “che tutta Italia ci invidia, lo si è visto ad Amatrice”.

 

Risponde al sindaco il consigliere provinciale dei 5 Stelle Filippo Degasperi. “Questo è un approccio fideistico nei confronti dei tecnici della Provincia. Non mi pare proprio che i tecnici del comitato siano dei ciarlatani”. Secondo l'esponente m5s “si dovevano ascoltare i residenti, spacchettare l'intervento i più lotti. Non tutto è sommo pericolo – afferma – e le ipotesi di intervento potevano esser ragionate in un confronto più serio. Con la scusa del sommo pericolo si è zittita la popolazione”.

 

Di un sindaco così si può fare senza – rincara Degasperi – non serve a niente un primo cittadino che non assolve alle sue due funzioni principali, quella della tutela dei suoi cittadini e del suo territorio”. E sulle dimissioni del presidente del consiglio comunale Renzo Colpo dice convinto che “ha fatto bene, così ha denunciato la mancata discussione in seno al Comune”.

 

Dello stesso avviso Claudio Civettini, consigliere provinciale ma soprattutto ex consigliere comunale a Mori: “Se il sindaco abdica al suo ruolo, così come ha abdicato sulla Mori-Busa, a cosa serve il sindaco?

 

“Il mio primo giorno da sindaco è caduto un masso nel parco giochi di Ravazzone – ricorda però Stefano Barozzi – mi sarei sentito responsabile se avesse ferito un bambino. Sarei finito in galera se fosse successo qualcosa di grave ma questo non importa – afferma – quello che importa è che devo garantire la sicurezza degli abitanti di Mori”. “Ora mettiamo in sicurezza questo pezzo – continua il sindaco – poi discutiamo sulle altre opere da finanziare: la zona di Ravazzone, quella di Mori Vecchio”.

 

La questione è tecnica ma, come si è visto, anche politica. Acerrimo nemico dell'amministrazione moriana è Cristiano Moiola del Patt: “Vogliono costruire un Vallo Tomo che andrà a distruggere il nostro territorio per sempre. Hanno tenuto tutto nascosto. Hanno mentito su tutto. Una vergogna”. Nei giorni scorsi anche lui ha detto che dopo le dimissioni di Colpo “dovrebbe dimettersi pure il sindaco Barozzi”.

 

Quella di Moiola, e del Patt, è comunque un'anomalia. A livello provinciale il partito delle Stelle alpine esprime il governatore. Qualche imbarazzo c'è visto che è la Provincia a spingere per la soluzione del vallotomo. Lorenzo Baratter, che il Patt lo rappresenta dai banchi del Consiglio provinciale, ha presentato anche un'interrogazione in passato. Si è sempre dichiarato contrario a quella che definisce una “devastazione”. Baratter non entra nel merito tecnico ma dice che “il vizio c'è stato fin dalle origini: non si è parlato con la popolazione, non c'è stata delicatezza nell'affrontare la questione”. Il consigliere confessa di “aver vissuto come una sconfitta la decisione presa dalla Provincia”.

 

Ma cosa voterà quando nell'aula del Consiglio arriverà la mozione presentata da Filippo Degasperi? “Cercherò di condividere con la maggioranza il tema, ma se non me la sentirò di votare contro a una mozione che condivido voterò a favore”. La mozione del consigliere dei 5 Stelle approderà in Aula a breve, forse già in ottobre.

 

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