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Oscar 2018, dopo gli scandali vince la prevedibilità

Contano ancora poco le donne che -  nonostante le varie candidature - riescono a prendersi solo un Oscar, scontato, con ‘Tre manifesti’, appunto un film abbastanza prevedibile. Non prevedibili invece le elezioni in Italia che hanno messo in secondo piano, naturalmente, la notte degli Oscar
Dal blog di Alda Baglioni - 09 marzo 2018 - 16:33

La scelta degli Oscar ha fatto i conti con il dopo scandalo Weinstein.

 

Ha vinto come miglior attrice Frances McDormand, la più incazzata, diciamolo, di tutte, che ne ha parlato sul palco facendo un inno alle donne. Nel film 'Tre manifesti a Ebbing, Missouri', lei la giustizia se la fa da sola. La figlia è stata uccisa e non c’è un colpevole. Il finale quasi pacifista calma gli animi. Un film che ci riporta ovviamente alla violenza di Fargo, dove lei con la grinta che la distingue, è dall’altra parte della barricata. 

 

Premiato con quattro Oscar (miglior film, regia, scenografia, colonna sonora), il più gettonato, un’altra storia d’amore. 'La forma dell’acqua' del messicano Guillermo Del Toro. Lei una donna muta, lui un personaggio indefinito acquatico con la forma umana, che s’incontrano in un laboratorio scientifico di Baltimora. Si viene coinvolti da una storia fantastica che parla d’amore. Una storia visionaria capace di convincere andando fuori dagli schemi della narrazione classica come il regista Del Toro sa fare.  

 

Ritirando il premio, dopo aver letto il suo nome sulla lettera consegnatagli da Warren Beatty (che lo scorso anno ha fatto una gaffe notevole sbagliando il premiato) Del Toro dice di essere un emigrato messicano che si riscatta grazie al cinema. Come dargli torto. 

 

Peccato per 'Il filo nascosto' di Paul Thomas Anderson e per 'Corpo ed anima' di Ildiko Enyedi. Dove le parole non contano. 

 

L’Italia vince il premio per  la sceneggiatura non originale di 'Chiamami col tuo nome' scritta da James Ivory, il novantenne più vecchio vincitore di Oscar che si presenta a ricevere il premio con una maglietta che ha come grafica il viso del protagonista del film.

 

Il lavoro è tratto dal romanzo di Andrè Acimav. Thimothee Chalamet, l’attore principale, un viso che farà strada, spacca lo schermo. Si muove bene e sa come trasmettere le sue emozioni. Un ragazzo totalmente preso dall’amore. Un amore trasgressivo che lui non  reprime e vuole andare fino in fondo. Rappresenta un diciassettenne colto, musicista, ha una famiglia che lo ama e lo sostiene.

 

Il regista Luca Guadagnino sa muovere la storia in un luogo scelto da lui aldilà del libro, siamo in una villa vicino Crema. La villa affascina con i suoi vani in comune, nascosti, il giardino, la grande cucina. Girato anche vicino Sirmione sul lago di Garda, si ritrovano reperti antichi da studiare e catalogare con l’archeologo ricercatore americano, attrazione fatale per il ragazzo, che è stato invitato per un periodo estivo dal padre  docente universitario. Lui ospita ricercatori ogni estate nella villa. La casa è un’eredità della moglie, probabilmente.  

 

Il film non vuole dare certezze e non vuole precisare il luogo in cui si svolgono le scene, ma tutto deve essere ai margini della storia che è una iniziazione all’amore. Con delusione finale. Infatti il film è interessante per un messaggio che supera l’essere gay per entrare nell’universo dell’innamoramento. Senza motivazioni ci coinvolge e ci rende fragili. C’è chi lo reprime, c’è chi ci sbatte contro per vivere fino in fondo una storia a volte tormentata. La colonna sonora è coinvolgente.

 

Contano ancora poco le donne che -  nonostante le varie candidature - riescono a prendersi solo un Oscar, scontato, con ‘Tre manifesti’, appunto un film abbastanza prevedibile. Non prevedibili invece le elezioni in Italia che hanno messo in secondo piano, naturalmente, la notte degli Oscar (Qui articolo 'Oscar 2018: 'La forma dell'acqua è il miglior film).  
 

 

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