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Questione migranti, serve il diritto d'asilo europeo. L'Italia da sola non può farcela

Bene l'approvazione di questi giorni in Senato del decreto del nuovo Ministro dell’Interno, con il quale si introducono norme (come quella che prevede l'accelerazione delle procedure per le domande di richiesta d’asilo) che fanno tesoro dell’esperienza che il nostro Paese ha vissuto
DAL BLOG
Di Franco Panizza - 31 marzo 2017

Segretario politico del Patt e Senatore nella XVII legislatura 

Nella gestione dei flussi migratori l’Italia da sola non può più farcela. Ha bisogno dell’aiuto dell’Europa, ha l’obbligo di evitare che tutto questo possa far nascere nuove tensioni sociali. Il nostro Paese ha svolto in questi due anni una straordinaria funzione di carattere umanitario. Ma troppo spesso è stata lasciato solo a fronteggiare un fenomeno enorme, di portata storica. Per questo è importante che il Senato, in questi giorni, abbia approvato il decreto del nuovo Ministro dell’Interno, con il quale si introducono norme che fanno tesoro dell’esperienza che il nostro Paese ha vissuto soprattutto negli ultimi due anni.

 

Il punto più importante del decreto è l’accelerazione delle procedure per le domande di richiesta d’asilo, attraverso la sospensione della possibilità di ricorrere in appello, per chi si è visto respinta la domanda. Oggi, per ottenere il primo grado di giudizio, di media ci vogliono 170 giorni. Sono comunque troppi. Bisogna individuare il modo per ridurre anche questi tempi: i rimpatri per le persone che non fuggono da guerre e carestie devono essere immediati. Poi ci sono una serie di questioni che possono essere affrontate solo a livello europeo e dove l’Italia deve far sentire ancor di più la sua voce. Innanzitutto occorre introdurre una distinzione tra salvataggio delle vite umane e accoglienza. Il primo punto va affrontato alla radice e cioè lavorando affinché sempre meno gente si metta in mare.

 

L’Europa deve fare la sua parte per la stabilizzazione politica dei luoghi da cui partono i profughi e per tutti quei paesi che oggi vivono una fase di profonda instabilità. E’ evidente che dobbiamo fare di tutto per salvare le vite umane, ma è altrettanto evidente che ciò non deve corrispondere all’ingresso automatico in Italia e che le persone recuperate dal mare vadano riportate nel luogo di partenza. Sull’accoglienza delle persone cui viene riconosciuto il diritto d’asilo, bisogna finalmente giungere al diritto d’asilo europeo, per cui chi fugge da una guerra o da una persecuzione razziale o religiosa ottiene accoglienza in tutta Europa e non nel paese di prima destinazione. Lo abbiamo sempre detto e l’hanno ripetuto tutti anche in questi giorni al Congresso del PPE a Malta.

 

Tutto questo è ancor più vero dopo che la settimana scorsa si sono celebrati i 60 anni dai Trattati di Roma. Da sola l’Italia non ce la può fare. Non ce la possono fare i singoli territori su cui, di volta in volta, ricadono avvenimenti molto più grandi di loro: penso alle isole greche, a Lampedusa, ma penso anche al Brennero dove la decisione austriaca di stringere i controlli al Brennero genera preoccupazione sul modo con cui tutto questo può impattare sul nostro territorio. Se ciascuno fa la sua parte, l’immigrazione è un fenomeno che deve e può essere gestito. L’Unione Europa conta 500 milioni di abitanti. Una ripartizione dei rifugiati su un territorio così grande e popolato eviterebbe tante tensioni sociali, renderebbe più semplici i processi di integrazione, ridarebbe credibilità all’Unione Europea tra i cittadini dei paesi membri. In questi mesi, che affronta uno dei passaggi più cruciali della sua storia, non sarebbe poco

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