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Il fattore K (Kaswalder for Kyiv) che nella bella piazza ''nowar'' parla di galline, montagne e colori giallo-blu

Bello che la piazza si riempia, finalmente, di NoWar: ma le parole sono importanti. E se il sindaco e don Cristiano Bettega sono parsi irreprensibili mentre Tonina è sembrato zoppicante, alla fine a scaldare i cuori ci ha pensato l'ineffabile K. Ecco come
DAL BLOG
Di Paolo Ghezzi - 28 febbraio 2022

Ragazzo del 57, giornalista dal 79, troppo piccolo per il 68, ha scansato il 77 ma non la direzione dell’Adige (8 anni 8 mesi e 3 giorni) e la politica (24 mesi in consiglio provinciale tra il 2018 e il 2020)

Sabato 26 - 2 - 22 la piazza Dante è stata bella e calda, nonostante il vento freddo da nord. Bello che – dopo tutti i comizi NoVax che hanno assurdamente paragonato il Draghi di Roma al Drago del Cremlino – si sia riempita anche di NoWar, contro la guerra scatenata dall’aggressione criminale dell’aspirante zar di tutte le Russie. Ma le parole che si usano sono importanti. E allora torniamoci sopra, quelle parole ascoltate alle cinque della sera sotto il padre Dante, convocati dal Forum della pace guidato da Massimiliano Pilati (5 uomini su 5 gli oratori di parte trentina, controbilanciati solo in parte dalle due oratrici ucraine).

 

Impeccabile il sindaco di Trento, quattro concetti esposti con linearità: responsabilità di Putin, comuni radici asburgiche tra Lviv/Leopoli e Trento, memoria delle guerre del Novecento, vicinanza solidale. Perfetta la breve allocuzione di don Cristiano Bettega per la diocesi, che ha fatto “parlare” Dante: “Fatte non fosti per viver come bruti ma per seguir vertute e canoscenza”. In effetti, dopo il brutale attacco del bruttissimo autocrate di Mosca, sotto quella statua, ci stava bene.

 

Sul lato istituzionale provinciale, invece, le dolenti note. Ancora una volta assente, dalle piazze non leghiste, il numero uno Mau Fu-Gat, forse per non dover parlar male dell’ex amico russo di Salvini, la palla è toccata al vicepresidente della Provincia, che sarà pure di vecchia scuola democristiana a inflessione giudicariese, ma della solida retorica dei democristiani d’antan non ha preso nulla. Invece ha sfoderato molti eufemismi per non parlare di “guerra”: situazione, crisi, difficoltà. Impatto emotivo: se quello del sindaco era comunque tiepidino, con Tonina siamo sotto zero. Temperature ucraine.

 

Temperatura in rialzo invece con il presidente del Consiglio provinciale, l’ineffabile K, il quale con il suo solito piglio molto a braccio, per non dire sbracciato, non solo ha rubato il mestiere a Tonina (che com’è noto proviene dalla Federazione allevatori) evocando le galline dei contadini ucraini come elemento di gemellaggio col Trentino ma ha rubato pure la bandiera al sindaco di Trento, visto che è stato l’unico a far osservare la fratellanza cromatica tra il giallo-azzurro di Kiev e il gialloblù di Trento. Emozionato, sull’orlo delle lacrime, lo statista di Vigolo Vattaro ha garantito la solidarietà della gente di montagna forse dimenticando che l’Ucraina è prevalentemente terra di pianura e granai, ma ha vibrato – seppur confusamente – di quell’empatia totalmente assente dall’intervento toniniano e, visto che rappresentava il Consiglio provinciale massima espressione democratica dell’autonomia (e di tutti i partiti), vada anche per le galline.

 

E, sempre a proposito di parole: le nostre concittadine Myra, Marija, Alina, Svetlana, Irina, Yaroslava…, tutte le donne ucraine che fanno questo prezioso e indispensabile lavoro, accurato e non sbadato, di badanti, brutta parola (“bada” a come parli!), meriterebbero un’altra qualifica: direi piuttosto “accuranti” o “accompagnanti” o “accudenti” per i nostri anziani. Si può concludere questa piccola riflessione sociolinguistica con le parole dell’inno nazionale di Kyiv, riabilitato dopo la fine dell’impero sovietico, che le donne ucraine hanno cantato con voce rotta e forte, commuovendo il piccolo ma convinto popolo multicolore sotto l’impassibile sguardo di padre Dante, col braccio teso verso nordest…

 

Sorvolando sulla stirpe cosacca della seconda strofa (le stirpi sono sempre pericolose…) possiamo riconoscerci nella prima parte: “Non è ancora morta la gloria dell’Ucraina, né la sua libertà,/ a noi, giovani fratelli, il destino sorriderà ancora. / I nostri nemici scompariranno, come rugiada al sole,/ e anche noi, fratelli, regneremo nel nostro Paese libero”. Ah, se i tank e i bombardieri dell’aspirante zar scomparissero come rugiada al sole, per un soprassalto di coscienza e di razionalità, rendendo inutile la resistenza armata per la quale i giornalisti occidentali sembrano fare il tifo, perché fa audience e perché tanto il sangue è quello degli ucraini… Un Gandhi ci vorrebbe, in tutte le capitali strategiche del mondo, e anche nella bellissima Kyiv dalle cupole d’oro.

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