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A Rovereto si muore di freddo: la storia di Maati ci ricorda che non va tutto bene. Servono strutture e da molto tempo

Nella Rovereto del 2021, “Città della Pace” e della “Campana di Maria Dolens”, che rintocca tutte le sere per ricordarci che dobbiamo essere caritatevoli un nostro fratello più sfortunato è morto, da solo, nell'ex macello di Mori, al freddo. L'uomo era morto da giorni e forse se il Dolomiti non lo avesse scoperto non lo avremmo nemmeno saputo. Il sindaco si è detto impotente. Impotente? lui? Ma come funziona il sistema di accoglienza tra Trento e Rovereto? Cosa si può e si deve cambiare?
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Di Riccardo Petroni - 25 January 2021

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

E così Maati, nostro fratello più sfortunato, è morto. A 57 anni, da solo, nell’Ex Macello di Mori. Di freddo. Lo ripeto: di freddo. Nella Rovereto del 2021, “Città della Pace” e della “Campana di Maria Dolens”, che rintocca tutte le sere per ricordarci che dobbiamo essere caritatevoli. Nella “Città della Quercia”, simbolo araldico di “forza”, “potenza”, “nobiltà” e “animo forte”. In quella che viene chiamata l’Atene del Trentino. Atene: altissimo simbolo di giustizia, cultura ed equilibrio.

 

Maati, scrivono i giornali, ha bussato prima alla porta del dormitorio “il Portico” a Rovereto, in S. Caterina. Ma puzzava di alcool e quindi non è stato preso. Allora è legittima la seguente domanda: Maati è stato lasciato fuori dal portone al gelo, quindi con il rischio di morire, oppure il responsabile o chi per lui, ha chiamato il 112 o 118 affinché si prendessero cura di lui, persona ovviamente a rischio? Di fronte a questa immane tragedia, che ci vede colpevoli tutti (a partire dal sottoscritto che evidentemente non ha combattuto a sufficienza contro il muro che ha sempre trovato su questo argomento a Rovereto), si sono subito smarcati tutti (meno che il Vescovo Lauro Tisi), invece di rendere onore a questo nostro “amico senza amici” (come li chiamava il grande Don Dante Clauser), facendo un serio esame di coscienza.

 

E così il Sindaco Valduga si è affrettato, tramite stampa, a dire che “prova un senso di impotenza”. Impotente? lui? Il Primo Cittadino della Città, che è il primo responsabile delle strutture di accoglienza che deve avere Rovereto? E poi, a ruota, l’Assessore alle Politiche Sociali Mauro Previdi, che ha detto: “A Rovereto le strutture di accoglienza ci sono. Ma ci sono persone che non accettano gli aiuti”. Posto che il povero Maati l’aiuto l’aveva chiesto, per come scrivono i giornali, bussando alle porte del Portico, gentile Assessore Previdi le cose non stanno così, per i motivi che vado fra poco a spiegare. E poi, Assessore Previdi, perché è stato dichiarato ai giornali che Maati non era conosciuto dai Servizi Sociali, se era stato più volte al Portico? Ecco a seguire Lorenzo Zencher, insieme ad Alberto Viola (Coordinatore Area Accoglienza Caritas), che hanno detto: “Le porte delle nostre Case di Accoglienza sono sempre aperte. Le soglie di ingresso sono minime”. Bene: la situazione per normativa purtroppo non è assolutamente così.

 

C’è poi l’assordante silenzio di Don Ivan Maffeis. Se ci sei , Don Ivan, visto che sei tu il Responsabile per la Curia di Rovereto, prego batti un colpo. Immediato invece e molto efficace e credibile è stato l’intervento del Vescovo Lauro Tisi, che, con Don Cristiano Bettega (Presidente della Fondazione Comunità Solidale), si è da tempo attivato su Trento, aprendo due nuovi dormitori. Due nuovi dormitori che con il contemporaneo intervento del neo-Sindaco Ianeselli (e parzialmente della Provincia) e della neo-Assessora Maule, con la messa a disposizione di altra struttura, hanno dato ai nostri amici senzatetto, per la prima volta da anni, una concreta possibilità di non vivere per strada. Fugatti invece ha negato l’utilizzo della Residenza Fersina, che sarebbe stata utilizzabile immediatamente e che avrebbe completato l’opera.

 

Sempre a Trento c’è poi Pino Palatucci (Amici dei Senzatetto Trentini), che con il suo straordinario impegno ed i suoi efficientissimi dormitori (e “Diurno”), ospitano un’importante numero di persone senza fissa dimora (fra i quali c’è “Casa Paola” che ospita solo donne). Poi, sempre a Trento, c’è il “Punto di Incontro” che oltre all’importantissimo servizio di “Diurno” offre anche una ampia gamma di altri servizi. “Diurno”, come ambiente riscaldato aperto di giorno, che è attrezzato con televisione, macchinetta del caffè, libri ecc. E poi c’è la “Mensa della Provvidenza”, creata dal grande amico fraterno Padre Fabrizio (con il quale ho collaborato per anni anche presso il Carcere di Rovereto), gestita adesso da Fra Luca. E poi ci sono molte altre opportunità per i senzatetto che, per motivi di spazio, non cito.

 

In poche parole a Trento, la Curia con il Comune, con le varie Associazioni e Cooperative, hanno messo in piedi un efficiente sistema “a rete”, che con taluni finanziamenti della Provincia, consente ai senzatetto:

-di avere un alloggio notturno

-di avere sempre un pranzo ed una cena calda

-di avere un luogo caldo dove stare di giorno.

 

Naturalmente tutto questo non vuol dire assolutamente che il problema lì è risolto. Questo problema infatti – ovviamente - non si risolverà mai. Vuol dire però che è stato messo tutto l’impegno possibile e con il cuore, per dare ai nostri amici “invisibili” (come anche vengono chiamati, pur essendo “visibilissimi”), la dignità umana che è semplicemente nostro dovere dare a loro.

 

E veniamo a Rovereto.

 

A Rovereto c’è il dormitorio il Portico (in Santa Caterina), che accoglie circa 35 persone (i posti vengono generalmente ridotti di estate e riportati a 35 d’inverno). Struttura che non è affatto sempre “aperta a tutte le persone”, come sostenuto da Lorenzo Zenter e Alberto Viola, in quanto – come tutti gli addetti ai lavori ben sanno - le normative impongono che non si possa stare lì più di 3/4 mesi all’anno, estendibili solo in casi eccezionali. E se questi 3/4 mesi, che vengono assegnati a Trento dallo “Sportello Unico per l’Accoglienza”, ti vengono assegnati tutti nel periodo estivo (non puoi certo decidere tu), non avrai neanche un giorno nel periodo invernale per potervi soggiornare. Quindi, in quest’ultimo caso, dormirai sempre, inverno compreso, all’aperto. Ma dovrai stare all’aperto, alle intemperie, non solo la notte, ma anche tutto il giorno, perché a Rovereto non esiste un “Diurno” di nessun tipo ed il Portico chiude in ampie fasce orarie diurne per motivi organizzativi, pulizie ecc. (domenica sempre chiuso durante il giorno).

 

E veniamo ai pasti: al Portico viene servita sempre la cena, ma solo agli ospiti (che come detto possono rimanere solo 3 o 4 mesi all’anno). Gli stessi però hanno diritto a solo 20 pranzi in quei 3 o 4 mesi all’interno della struttura (vengono consegnati dei buoni pasto). Quando hai finito i 20 buoni, ti viene dato un panino da mangiare anch’esso all’aperto in quanto, come detto, non c’è un Diurno, né un luogo dove stare. Se le temperature quindi vanno sotto lo zero, come in questo periodo, e non hai il posto letto al Portico, te ne starai sempre - giorno e notte - all’aperto e se va bene con un sacco a pelo e con delle coperte. Ed al massimo con un panino nell’intero giorno. Ed essendo gli ospiti del Portico senza soldi, gli stessi ovviamente non possono andare in treno o in autobus a Trento per avere i pasti. E se ci provano vengono regolarmente fatti scendere.

 

Questi argomenti, così come li ho ora descritti, li ho rappresentati invano da almeno 4 anni sia al Sindaco Valduga, sia all’Assessore alle Politiche Previdi, sia all’allora Decano Don Nicolli, sia all’allora Direttore della Fondazione Comunità Solidale Cristian Gatti. E li sottopongo adesso a Don Ivan Maffeis. Ma sento già gli abituali insulti che mi arriveranno perché mi sono permesso di spiegare qual è la situazione, molto differente da quella che ci viene rappresentata. Diranno subito, in coro, che è ingeneroso e vigliacco da parte mia esprimermi così, in quanto getto solo fango. Lo hanno già fatto molte volte, in modo anche molto aggressivo ed arrogante, nonostante il loro “aplomb britannico” negli incontri ufficiali.

 

Ma, gentile Sindaco Valduga, Assessore alle Politiche Sociali Previdi, Lorenzo Zencher, Alberto Viola ed adesso Don Ivan, possono attaccarmi quanto vogliono, ma la situazione dei senzatetto a Rovereto è drammaticamente questa. E se nel frattempo aveste realizzato dei miglioramenti, non essendoci pervenuta notizia, allora è inconcepibile che non lo abbiate comunicato a dovere. Quanto sopra ovviamente non vuol assolutamente diminuire tutto ciò che voi tutti, con la popolazione roveretana, che è generosissima, avete realizzato in tutti gli altri comparti del disagio sociale, con eccellenti risultati. Sto parlando quindi esclusivamente dell’accoglienza dei senzatetto a Rovereto.

 

Quindi lei Sig. Sindaco Valduga, invece di dichiararsi “impotente”, intervenga per favore subito. E’ infatti per me inimmaginabile che Lei non riesca a trovare, in collaborazione con Don Ivan (Comune quindi e Decanato), per almeno 5 mesi all’anno (l’inverno), un luogo al chiuso dove offrire tutti gli anni sufficienti posti letto con pasti caldi ed una stanza riscaldata dove poter stare di giorno. E lei Sig. Assessore Previdi non dica per favore che “le strutture ci sono”. Le strutture a Rovereto non ci sono. E poi, ricorda che in un pranzo che fece con i senzatetto alcuni anni fa, aveva già preannunciato, anche sulla stampa, che stava lavorando per aprire un “diurno”? Allora gentilmente ora lo apra. E voi Lorenzo Zencher ed Alberto Viola non dite che il Portico è “sempre aperto”. Abbiamo visto che non è così per normativa e per massimale di persone accoglibili, non sufficienti.

 

Mi fermo qui.

 

Cari amici tutti: in futuro potrà purtroppo sempre capitare che muoia di nuovo un senzatetto di freddo. Ma se invece di dire che tutto è a posto e che quindi è ineluttabile questa situazione, mettete in atto per favore al più presto e concretamente tutti gli interventi necessari, allora andrà bene dire che “le strutture ci sono”. Ed alla sera, carissimi tutti, quando andremo a letto al calduccino delle nostre camere, dormiremo tutti più sereni. Ce lo chiede peraltro proprio in queste ore in modo accorato anche Papa Francesco, in occasione della morte per freddo del senzatetto Edwin, a Roma, in Piazza san Pietro, che così si è espresso: “Ci sia motivo ispiratore quanto disse San Gregorio Magno, dinanzi alla morte per freddo di un mendicante: quel giorno non si sarebbero celebrate messe perché era come un Venerdì Santo”. Che vuol dire che il giorno della morte di un senzatetto per freddo è morto di nuovo Gesù. E poi, sempre papa Francesco: “Pensiamo a cosa ha sentito quest’uomo nel freddo, ignorato da tutti, abbandonato anche da noi”. Già, abbandonato anche da tutti noi.

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