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Come è nato il Cristianesimo e perché Paolo si è imposto rispetto alla parola di Gesù e degli Apostoli

Paolo non ha mai conosciuto Yehoshua ben Yosef, ha vissuto tre fasi molto diverse l'una dall'altra (la prima da persecutore, la seconda da ebreo, la terza da pagano-cristiano) ed ha smontato l'impianto messianico del Gesù ebreo arrivando a concepire cose che sarebbero parse blasfeme allo stesso Yehoshua. Ma come ha fatto a imporsi lo stesso?
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 20 ottobre 2019

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Abbiamo visto nei precedenti articoli che Yehoshua ben Yosef, detto Gesù, nacque ebreo e morì ebreo. Non fondò il cristianesimo e disse chiaramente che non lo voleva fondare: “Non son venuto per abolire, ma per dare compimento”. Ed abbiamo visto che il successore di Yehoshua (Gesù) non fu Pietro, bensì Giacomo il Giusto (fratello, o cugino - per i cattolici - di Gesù). Ma allora, com’è nato il cristianesimo?

 

Su questo argomento, sul quale è stato scritto di tutto e di più, ritengo sia importante ed interessante soffermarsi sul fatto, generalmente poco noto, che il cristianesimo è nato dallo strappo che Paolo di Tarso fece nei confronti dell’ebraesimo, religione praticata ed insegnata da Yehoshua (Gesù), con la contestuale apertura nei confronti dei pagani (i cosiddetti “gentili”, dal latino “gentiles”, i “non ebrei”).

 

Ma andiamo con ordine. Chi era Paolo? Paolo era nato a Tarso, tra il 5 ed il 10 d.C. (aveva circa 10 anni meno di Gesù) da una famiglia ebrea della “diaspora “ (cioè fuggita dalla Palestina). Paolo era il suo nome romano. Saulo il suo nome in ebraico. Tarso è in Cilicia, distretto sulla costa sud-orientale dell'Asia Minore (Turchia) a nord di Cipro. A quel tempo era una città cosmopolita, dove vi era una fiorente comunità ebraica, di cui faceva parte il padre, commerciante. Paolo assommava queste tre identità: ebreo di nascita e di religione, greco di cultura e lingua, ma romano per cittadinanza. Aveva studiato legge a Gerusalemme alla scuola del potentissimo Gamaliele. Era dunque un uomo molto colto ed influente per l’epoca, a differenza degli Apostoli, che erano poco più che analfabeti.

 

Paolo non conobbe Yehoshua (Gesù). Viene chiamato “Apostolo delle Genti”, ma Apostolo non fu ed il termine “delle Genti” non vuol dire – come spesso ho sentito dire – “delle moltitudini”, bensì significa, giustappunto dei “gentili”, cioè dei “pagani”. “Autodichiarò” di aver incontrato Gesù da risuscitato sulla strada di Damasco e di essersi così convertito. Ma senza andare ad incontrare gli Apostoli a Gerusalemme (ci andò solo dopo tre anni), dal 45 d.C. al 57 d.C circa, andò a predicare il “suo” credo (ottenendo notevoli – anche se contrastati - successi), ben lontano da Gerusalemme, a Cipro, Antiochia di Pisidia, Listra, Perge, Antiochia di Siria, in Cilicia, Frigia, Galazia, Tessalonica, Atene, Corinto, Efeso, Rodi ecc. In quello che noi chiamiamo il Medio Oriente dunque, area geografica dalla quale lui proveniva.

 

Aveva un carattere molto duro e risoluto, che potremmo definire “intransigente”. E così come fu intransigente e poi persecutore inizialmente nei confronti dei primi seguaci dell’ebreo Gesù, fu intransigente poi nei confronti degli ebrei che non accettavano di “convertirsi” al nuovo credo che lui stesso aveva teorizzato e che andava propagandando ben lontano da Gerusalemme. Ma è necessario non confondere il Paolo del “primo periodo”, con quello del “secondo periodo” e quello del “terzo periodo” della sua vita.

 

Il “primo Paolo” infatti - come detto - è il “persecutore” dei primi seguaci dell’ebreo Gesù, di fatto solo ebrei (al seguito c’erano alcuni pagani battezzati da Pietro). Il “secondo Paolo” è il “Saulo di Tarso”, che si professava orgogliosamente ebreo: “Sono un ebreo di Tarso in Cilicia”, “Sono circonciso l’ottavo giorno, della stirpe di Israele…ebreo da ebrei, fariseo secondo la legge” e poi: “Sono essi ebrei? Anch’io lo sono. Sono israeliti? Io pure. Sono della stirpe di Abramo”. E da ebreo (diremmo oggi “ortodosso”) parlava solo agli ebrei, esclusivamente all’interno delle Sinagoghe ebraiche: “Giunti a Salamina cominciarono ad annunziare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei” (non erano ammessi all’interno i pagani).

 

E poi c’è il “terzo Paolo”, che diventerà il “nostro” San Paolo, nell’ambito del movimento da lui stesso fondato e denominato “cristiano”: “Ad Antiochia, per la prima volta i discepoli (“allievi”, da “discipulus”) furono chiamati cristiani”.

Movimento (o nuova religione: il Cristianesimo) che – alla fine – abiurò l’ebraismo e si rivolse ai soli pagani, come ci dice lo stesso Paolo: “Colui (Gesù) che aveva agito in Pietro per farne un Apostolo dei circoncisi (gli ebrei.), ha agito in me per i pagani”.

 

Ma se il passaggio dal “secondo Paolo” (l’ebreo che parlava agli ebrei) al “terzo” Paolo, che si rivolgeva solo ai pagani, avvenne gradualmente, lo strappo definitivo ed irreversibile con l’ebraismo Paolo lo sancì con la canonica ”Lettera agli Ebrei”, scritta intorno al 50 d.C. (quindi circa 20 anni dopo la morte di Yehoshua-Gesù). Circostanza che creò irrimediabilmente due schieramenti fra di loro incompatibili. Da una parte i “giudeo-messianici” a Gerusalemme (o “giudeo-cristiani”), gli ebrei che credevano che Yehoshua (Gesù) fosse il loro Messia. Questa corrente faceva capo agli Apostoli che erano stati accanto a Gesù nelle sue vicende terrene, capitanati come abbiamo visto da Giacomo il Giusto (dopo un primo breve periodo di Pietro).

 

E dall’altra i “cristiani”, che meglio sarebbe definire i “pagano-cristiani”, nelle “colonie” fondate da Paolo in Medio Oriente , i pagani che credevano che Gesù fosse il Salvatore predicato da Paolo, figura alla fine sconfessata dagli Apostoli a Gerusalemme. Sconfessata dagli Apostoli sia perché non riconoscevano l’autorità di Paolo, ma anche perché Paolo aveva sconfessato a sua volta l’ebraismo, la religione di Gesù, circostanza per loro era del tutto blasfema, essendo rimasti del tutto fedeli all’ebraismo.

 

Ma vediamo insieme cosa dice la Lettera (canonica) agli Ebrei. Paolo parte dicendo che se in passato Yahve (Dio) aveva parlato per mezzo dei Profeti Ebraici (quindi l’Antico Testamento, cioè la Torah, ovvero la Bibbia”) “ultimamente, in questi giorni” aveva parlato per mezzo di suo figlio Yehoshua (Gesù). E Prosegue dicendo che – in virtù di ciò - Yehoshua (Gesù) è il nuovo “portavoce” di Dio, in sostituzione di Mosè. Dunque Paolo scrive che non è più Mosè il personaggio di riferimento, bensì Yehoshua (Gesù) , che definisce inoltre Figlio di Dio, concetto che era del tutto blasfemo per gli ebrei, per i quali era (ed è tutt’ora) inconcepibile che Dio potesse avere un figlio.

 

Detto questo Paolo, si spinge ben oltre, sostenendo un vero e proprio “teorema”, come se tenesse una arringa in Tribunale, che così sintetizzo: “Se Yahveh (Dio) ha deciso il cambiamento suindicato, significa chiaramente che ha deciso di cambiare anche le “vecchie” regole da lui stesso date e quindi va considerata superata anche l’intera legge, ovvero la Torah (la Bibbia)”. Torah che invece Gesù aveva chiaramente detto non si sarebbe dovuta toccare: “Chiunque trasgredirà uno solo di questi precetti (della Torah), anche minimi, e insegnerà agli uomini a fare altrettanto, sarà considerato minimo nel regno dei cieli”. Prosegue poi Paolo così: “Si ha quindi l'abrogazione di un ordinamento precedente a causa della sua debolezza e inutilità. La Legge infatti (la Torah) non ha portato nulla alla perfezione e si ha invece (tramite Gesù) l'introduzione di una speranza migliore, grazie alla quale ci avviciniamo a Dio”.

 

Paolo definisce quindi la Bibbia “debole ed inutile” e dice che “non ha portato nulla alla perfezione”. Affermazione sulla cui gravità non mi soffermo. Ma va oltre. Per confermare ancora di più la sua tesi, afferma che se la “prima alleanza”, quella fatta da Dio con Mosè, al quale - non dimentichiamoci - consegnò i 10 Comandamenti e trasmise la Bibbia, fosse stata perfetta, che motivo ci sarebbe stato da parte di Yahveh (Dio) di farne un’altra con Gesù? E prosegue concludendo che “Dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima. Ora, ciò che diventa antico e invecchia, è prossimo a sparire”.

 

Dichiara quindi che con l’arrivo di Gesù, la Bibbia diventa “vecchia”, quindi “superata” e “destinata a sparire a breve”. E’ questa la cosiddetta “Teologia della Sostizione”. Ma Paolo non si limita a questo. Decide infatti di dare un ulteriore brutale colpo finale all’ebraismo, la religione di Gesù e della quale si era dichiarato così fieramente appartenente nel secondo periodo della sua vita. Scrive infatti: “Guardatevi dai cani, guardatevi dai cattivi operai, guardatevi da quelli che si fanno circoncidere (gli ebrei). Siamo infatti noi i veri circoncisi”. Paragona quindi gli ebrei ai cani ed ai cattivi operai. E quei “noi”, come abbiamo visto, altro non erano che i pagani suoi seguaci, cioè i “pagano-cristiani”, più sinteticamente da lui chiamati “cristiani”.

 

“Cristiani” che, nel nome di Gesù, detto il Cristo (il Messia che aspettavano gli ebrei in virtù del Vecchio Tastamento) abolivano tramite Paolo quello che per Gesù era la cosa più sacra, proprio la Torah, Il Vecchio Testamento, la Bibbia. Concetti, comportamenti e – soprattutto – teologia, quella di Paolo e dei suoi seguaci “pagano-cristiani” chiamati “cristiani”, che agli orecchi del Rabbino errante Yehoshua ben Yosef detto Gesù, morto in croce sotto Ponzio Pilato, sarebbe apparsa del tutto blasfema. Ma il contrasto fra le due correnti, quella ebraica di Gerusalemme che faceva capo agli Apostoli di Gesù e quella antiebraica nelle lontane “colonie” di Paolo in Medio Oriente, lo concluse senza saperlo l’esercito romano. Nel sangue. Nel 70 d.C. infatti, le truppe al comando di Tito (divenuto poi Imperatore) distrussero Gerusalemme per sedare le rivolte antiromane del popolo, e rasero praticamente a zero il Tempio e di conseguenza spazzarono via del tutto la corrente “giudeo-messianica”.

 

Ma questo intervento armato interruppe anche, violentemente e per sempre, tutti i collegamenti fra il “quartier generale” di Gerusalemme, facente capo agli Apostoli e le molteplici comunità di Paolo in Medio Oriente. Scrive a tale proposito Reza Aslan, Professore all’Università della California di Riverside membro della American Academy of Religion: “Dopo la distruzione del Tempio, la Città Santa fu rasa al suolo e gli ultimi membri della Chiesa di Gerusalemme si dispersero. Gli unici scritti su Gesù esistenti nel 70 d.C. erano le lettere di Paolo, oramai in circolazione da una ventina d’anni. Senza la Chiesa Madre di Gerusalemme a guidare i seguaci di Gesù, il legame del movimento con il giudaismo era oramai spezzato e Paolo divenne il veicolo principale attraverso cui una nuova generazione di cristiani (provenienti dal paganesimo) fu introdotta a Gesù, il Cristo”.

 

Ecco dunque spiegato perché alla fine furono proprio e solo le idee di Paolo (morto intorno al 67 d.C) a rimanere “in pista”. Ed ecco come finì, per sempre, sotto le macerie del Tempio di Gerusalemme, il ”Yehoshua ben Yosef “ebreo-messianico” e proseguì la sua corsa, per le impervie strade dello sconfinato e potentissimo Impero Romano, fino ai nostri giorni, il “Gesù “pagano-cristiano” di Paolo.

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