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Come la Chiesa si è appropriata della ''Pentecoste'' ebraica

DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 15 giugno 2022

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

E’ da poco passata la “Pentecoste”, festa esclusivamente ebraica, di cui la Chiesa si è appropriata “indebitamente” la paternità e per la quale si celebrerebbe l'effusione dello Spirito Santo, dono di Gesù, e la nascita della Chiesa. Cade nel cinquantesimo giorno a partire da Pasqua, di domenica e quest'anno cadeva il 5 giugno. 

 

Ma è un falso storico attribuirla al cristianesimo, essendo avvenuta 50 giorni dopo la morte di Gesù nel 30 d.C., quanto il cristianesimo non esisteva del tutto. Il cristianesimo è infatti nato per opera di Paolo di Tarso, che non ha mai conosciuto Gesù, intorno al 50 d.C. , una ventina di anni dopo la sua crocefissione, in contesti sia religiosi, sia geografici, sia culturali, che niente avevano a che fare con lui.

 

Ma andiamo per gradi.

 

La parola “Pentecoste'', deriva dal termine ebraico “Shavu'òt”, che significa “settimane”, in quanto si riferisce al fatto che “Shavu'òt” viene celebrato 7 settimane dopo “Pesach” , la “Pasqua Ebraica”, che a sua volta vuol dire “passaggio”, in quanto commemora l’uscita del Popolo Ebraico dall’Egitto ove era schiavo, verso la Terra Promessa, verso la libertà. Per questo “Shavu'òt “ è chiamata anche la “Festa delle Settimane”. E le “sette settimane”, ovvero i 50 giorni, sono esattamente quelli trascorsi dal Popolo Ebraico dall’uscita dall’Egitto al giorno nel quale Yahveh (il Dio degli ebrei), donò loro la Torah (la Bibbia Ebraica), più di 3.300 anni fa. La Torà, con i “10 Comandamenti”, per gli ebrei è il dono più grande fatto da Dio all’uomo. Il legame con essa è fortissimo ed ha un valore di assoluta sacralità. Per questo “Shavu'òt “ è anche chiamata la “Festa del Dono della Torà

 

Ecco che gli ebrei greci, in coerenza con quanto detto, tradussero questa importante commemorazione in “πεντηκοστή” (pentecoste), “cinquantesimo”, inteso come “cinquantesimo giorno”. “Shavu'òt “ è una delle tre “feste di pellegrinaggio” ebraico, nelle quali ci si doveva recare a Gerusalemme e portare delle offerte, così come è scritto: “Conterete cinquanta giorni fino all’indomani della settima settimana ed allora presenterete al Signore un’offerta farinacea nuova (di frumento nuovo)”. Per questo è chiamata anche la "Festa della Mietitura".

 

Ma è chiamata anche la festa “delle Primizie”, in quanto era il primo giorno in cui le persone potevano portare i “Bikkurim” , le “primizie" al Tempio di Gerusalemme. E’ scritto infatti: “Poi celebrerai la Festa delle Settimane per il Signore tuo Dio, offrendo nella misura della tua generosità e in ragione di ciò in cui il Signore tuo Dio ti avrà benedetto”. Le altre due “feste di pellegrinaggio” erano la “Pasqua Ebraica” e “Sukkoth” o “Festa delle Capanne”, che ricorda la permanenza degli ebrei nelle capanne durante l’Esodo.

 

Durante tutta la notte di Shavu'òt la tradizione è quella di stare alzati per studiare la Torah (Tikkun Leil Shavuot). Bene: guardiamo adesso insieme cosa dicono gli Atti degli Apostoli, (scritti in greco), a proposito di Shavu'òt. Ecco qui: “Mentre il giorno di Pentecoste (ovvero di Shavu'òt ) stava per finire, (gli Apostoli) si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”. Gli Apostoli erano tutti ebrei (ad esclusione di Luca che era pagano). Erano i cosiddetti “giudeo-cristiani” o “giudeo-messianici”. Era quella corrente ebraica (oltre ai sadducei, i farisei, gli esseni e gli zeloti), che erano in attesa della Parusia (παρουσία = presenza o venuta), dell’imminente fine dei Tempi ed inizio dell’Era Messianica. Di quell’epoca eterna di pace e giustizia governata da Dio, che avrebbe portato l’arrivo del Messiah (Messia Ebraico), che loro identificavano con il loro Maestro Yehoshua ben Yosef (Gesù).

 

E gli Apostoli collegavano proprio la morte traumatica in croce di Gesù, avvenuta meno di due mesi prima, con la figura del Messia atteso, in base a quanto era stato scritto dal Profeta Isaia: “Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. E’ stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca. Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori e non aprì la sua bocca.Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo. Fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori. Il Figlio dell'Uomo deve essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno".

 

Si noti bene che il Messia Ebraico atteso nella profezia di Isaia era chiamato “il Figlio dell’Uomo”, esattamente come si definiva Gesù . E come lo definisce anche il Profeta Daniele:Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un Figlio di Uomo. Tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano. Il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto”. Ma questa idea dell’arrivo imminente dell’Era Messianica da parte degli Apostoli (la Parusia) da dove veniva? Gli studiosi sono concordi nel dire che era molto diffusa nella prima metà del primo secolo, ma fu lo stesso Gesù a diffonderla, convinto che fosse lui stesso quella figura regale (il cosiddetto “Unto”) che morendo in croce avrebbe dato il via a questo evento.

 

Aveva infatti chiaramente detto che la fine dei tempi sarebbe avvenuta nella sua stessa generazione, ed anche che alcuni dei presenti l’avrebbero vissuta. Ma anche Giovanni il Battista, che aveva preceduto Gesù e lo aveva battezzato, sosteneva l’imminente arrivo dell’Era Messianica. Ma l’Era Messianica attesa e preannunciata imminente già in quei giorni di quasi duemila anni fa ad oggi non è arrivata. Ed è questo il motivo principale per il quale gli ebrei dell’epoca, come quelli di oggi, non riconoscono Gesù quale loro Messia.

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