Contenuto sponsorizzato

Dal ''deicidio'' alla ''perfidia degli ebrei'', come una fake-news ha cambiato la Storia e condannato milioni di persone

L'Evangelista Matteo ricostruisce la vigilia della Pesach ebraica del 30 d.c., circa, con parole che verranno, nei secoli successivi, interpretati con una violenza inaudita (“Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli”). Ecco perché quanto racconta non è storicamente ammissibile, perché l'ereditarietà del peccato per il popolo ebraico non ha senso, perché a Gesù sarebbe stato preferito Barabba e perché sulla croce vi era la scritta “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum”
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 22 dicembre 2019

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Vi siete mai chiesti chi davvero ha ucciso Gesù? Vediamolo insieme. Era l’anno 30 d.C. circa, a Gerusalemme, alla vigilia della Pesach (Pasqua) ebraica. Scrive l’Evangelista Matteo che Gesù comparve davanti al Governatore Pilato, a seguito dell’accusa dei Sommi Sacerdoti e degli anziani di essersi proclamato “Re dei Giudei”. E che, essendo consuetudine, per ciascuna festa di Pasqua, il rilascio di un prigioniero a scelta del popolo, Pilato chiese ai presenti nel cortile del Palazzo Pretorio chi volessero fosse rilasciato dei due: Barabba (un fuorilegge della setta degli Zeloti che si opponevano all’occupazione romana con le armi) o Gesù?

 

Tutti gli risposero: Barabba. Ed urlarono che Gesù andava crocifisso. Pilato - riporta sempre l’Evangelista Matteo - dopo aver cercato insistentemente di dissuadere il popolo inferocito (dicendo che non lo riteneva colpevole di niente), di fronte al crescente tumulto (da lui molto temuto) “presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla e disse: non sono io di questo sangue il responsabile. Vedetevela voi!” E tutto il popolo gli avrebbe risposto: “Il sangue di Gesù ricada sopra di noi e sopra i nostri figli. Allora Pilato rilasciò libero Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso”.

 

Ecco che la frase : “Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli” ha fatto sì che gli ebrei siano stati identificati come gli assassini di Gesù, quindi di Dio, tacciati di aver commesso il “deicidio”. Ma cosa vuol dire “Deicidio”?

Scrive a questo proposito l’Enciclopedia Treccani : “Uccisione di un dio, di Dio. In particolare, l'accusa agli ebrei per aver fatto crocifiggere Gesù Cristo, principale tema dell'antisemitismo cristiano a partire dalla tarda antichità”. Ed il termine “Antisemitismo” viene così spiegato, sempre dall’Enciclopedia Treccani: “Si tratta di un’ostilità di carattere religioso, viva fin dai primi secoli del cristianesimo: gli Ebrei come deicidi”.

 

Gli ebrei vengono quindi identificati come gli assassini di Gesù, quindi di Dio. Ed è questo “concetto”, che vedremo è un drammatico falso storico, che per circa 2000 anni ha giustificato la grave ostilità della Chiesa Cattolica (fino a Paolo VI ) nei confronti del popolo ebraico. Chiesa Cattolica che, in funzione di ciò, si è macchiata anche di nefandezze e gravi omissioni, denunciate anche da Papa Giovanni Paolo II, che nell’aprile del 1995 , nella Repubblica Ceca, chiese perdono per l’antisemitismo “e per tutti gli altri torti inflitti ai non cattolici nel corso della storia”.

 

Ma è in particolare la frase “ricada sopra i nostri figli!” che ha fatto scattare da parte della Chiesa Cattolica la “condanna perenne” sugli ebrei “discendenti dei deicidi”. E questa condanna “sine die” si regge sul concetto denominato “Nemesi Storica”, così descritta sempre dall’Enciclopedia Treccani: Avvenimenti storici che sembrano riparare o vendicare sui discendenti precedenti ingiustizie o colpe di uomini e nazioni. Un avvenimento considerato come un atto di giustizia compensativa”.. Dunque ”Nemesi Storica” e quindi: “Punizione o vendetta, con carattere di ineluttabile fatalità”. Ecco che io sono personalmente testimone del fatto che a Firenze, ancora negli anni ’60 – ’70, in ambienti cattolici (che io frequentavo), si parlava proprio di “Nemesi Storica” relativamente all’Olocausto, ovvero si affermava che quest’utimo era stato certamente un evento criminale da parte dei nazisti, ma che era “storicamente ineluttabile”, tenuto conto che gli ebrei si erano giustappunto macchiati di sangue innocente, con l’uccisione di “Nostro Signore”.

 

Erano stati infatti proprio loro – si diceva - che avevano compiuto il “deicidio”. Per noi ragazzini, era allora difficile pronunciare sia il termine “nemesi storica” che il termine “deicidio”, ed era incomprensibile il suo tremendo e assurdo significato, soprattutto perché questi “concetti” ci venivano inoculati all’interno di un oratorio salesiano. Ma l’antisemitismo non finiva lì. Come conseguenza di quanto sopra, eravamo invitati dalla Chiesa a pregare per la conversione dei “perfidi ebrei”. Esatto: i “perfidi ebrei”. Si chiama “Oremus et pro perfidis Judaeis” ed è una locuzione latina, presente già dal VI secolo nella liturgia cattolica del “Venerdì Santo. Ed è solo nel 2008 che tale preghiera è stata modificata per volere di Papa Ratzinger, ma non abolita, dopo centenarie proteste da parte del mondo ebraico. E l’attuale testo è questo: “Preghiamo per gli Ebrei (ndr: è stato tolto il “perfidi”). Il Signore Dio nostro illumini i loro cuori perché riconoscano che Gesù Cristo è il Salvatore di tutti gli uomini”. Rimane quindi tutt’ora la richiesta a Dio di far rinnegare agli ebrei il loro credo, per riconoscere quello in Gesù Cristo, dimenticando peraltro – come sempre - che Gesù nacque e morì ebreo e che Cristo è la traduzione letterale di Messiah, che altro non è che il Messia ebreo atteso. Un’assurdo quindi. O meglio: un assurdo nell’assurdo.

 

Ma facciamo un passo indietro ed analizziamo insieme il brano evangelico di Matteo in questione, per comprendere i cinque motivi per i quali i concetti di “deicidio”, “nemesi storica” e quindi – di conseguenza – la “perfidia degli ebrei” sia una “fake-news” (diremmo oggi).

 

1)Va innanzi tutto detto che “l’ereditarietà del peccato”, anche quello il “peccato originale”, fu introdotto nel cristianesimo solo nel Concilio di Cartagine del 411 d.c., quindi non è esistito per circa 400 anni dopo la morte di Gesù.

 

2) E’ poi importante evidenziare che nella religione ebraica non esiste del tutto “l’ereditarietà del peccato”. Ognuno è infatti responsabile esclusivamente delle proprie azioni, in funzione del principio del “libero arbitrio”, primario principio Biblico. Quello poi che in campo cristiano viene definito il “peccato originale” di Adamo ed Eva, per l’ebraismo (quindi per il Rabbino Gesù) non ha senso, poiché per gli ebrei il proprio progenitore non è Adamo bensì Noè e la sua famiglia (con le 7 Leggi Noachidi), gli unici esseri umani ad essersi salvati dal Diluvio Universale. E’ quindi oggettivamente privo di significato che quello sparuto gruppo di ebrei presenti nel Palazzo Pretorio abbiamo invocato sui loro figli la “vendetta divina perenne sui discendenti”, concetto per loro incomprensibile.

 

3) Va poi detto che nessuna fonte di nessun genere (né storica né di diritto romano) riporta l’usanza di liberare prigionieri giudei in occasione della Pasqua ebraica. Gli studiosi ritengono dunque che questa citazione sia un falso volto a discolpare Pilato e ad accusare il popolo ebraico, dovuto fondamentalmente al fatto che Matteo, nello scrivere il suo Vangelo, non si poteva certo permettere di attaccare i feroci dominatori romani e tantomeno il suo Governatore Pilato. Pilato che era un uomo tutt’altro che giusto e tollerante, come ce lo presenta Matteo. Il filosofo ebreo-ellenistico Philo di Alessandria (20 a.C.-50 d.C.) infatti lo descrive così: “Uomo d’inflessibile disposizione, privo di misericordia e molto ostinato”. E ci dice che il suo governo era dominato da “corruzione, insolenza, crudeltà, continui omicidi di persone non processate e non condannate e infinita e gratuita disumanità”. Tanto feroce che nel 36/37 il Governatore della Siria Lucio Vitellio (15-69 d.C.) lo destituì e lo sottopose ad un umiliante processo per aver ordinato il feroce massacro di alcuni pellegrini samaritani. Eusebio di Cesarea (265-340 d.C.) riporta infine che Pilato fu riconosciuto colpevole ed esiliato. E finì male i suoi giorni proprio a causa del suo carattere crudele.

 

4) E’ poi storicamente anacronistico pensare che l’esiguo numero di ebrei presenti nel limitato piazzale del Pretorio di Gerusalemme (si ritiene al massimo 200 o 300), che gridarono di crocifiggere Gesù e di liberare Barabba, potesse rappresentare - e di conseguenza corresponsabilizzare - il pensiero dell’intero popolo ebraico (sempre che questo episodio sia avvenuto veramente). Non dobbiamo infatti dimenticare che il popolo d’Israele dell’epoca era composto da ben ventiquattro correnti che facevano capo a tre sette, spesso in contrasto fra loro. Erano i Sadducei, i Farisei e gli Esseni. C’erano poi i Samaritani e la corrente armata degli Zeloti. E nessuna delle correnti ebraiche era ovviamente in grado di impegnare “giuridicamente” anche le altre. Affermarlo sarebbe come dire che Mussolini fu autorizzato dall’intero popolo italiano a dichiarare la guerra, in quanto affacciatosi dal “balconcino” di Piazza Venezia a Roma, alla domanda che fece ai molti presenti: Volete la guerra?” i presenti gli risposero urlando di sì!

 

5) Va poi tenuto conto che la crocifissione era una pena inflitta esclusivamente dai romani, che prescriveva l’applicazione sulla croce della motivazione della sentenza ( Il “Titulus Crucis”). Ed a Gesù - come noto - scrissero “Iesus Nazarenus Rex Iudaeorum” cioè “Gesù il Nazareno, Re dei Giudei”. Gesù dunque – per i romani che dovevano giudicarlo - si era macchiato di “lesa maestà”, dichiarandosi “Re dei Giudei”, non essendolo. Circostanza che lo poneva nei confronti del diritto romano in evidente grave posizione sovversiva e di sobillatore del popolo. Il “Re della Giudea”, infatti (che ricordo non era tutta la Palestina bensì solo la parte a sud) era Erode. Interessante evidenziare, di contro, che il fatto che Gesù si fosse dichiarato (o meno) Figlio di Dio di fronte al Sinedrio Ebraico (evento ritenuto blasfemo per gli ebrei ), ai romani non interessava assolutamente niente, in quanto non si preoccupavano affatto delle religioni praticate dai popoli che erano sotto il loro dominio. L’unica preoccupazione che avevano era infatti che rispettassero alla lettera le leggi di Roma e che pagassero puntualmente i tributi.

 

Quanto abbiamo fin qui detto è l’inequivocabile riprova che Gesù fu ucciso non secondo la legge ebraica, che peraltro prevedeva la lapidazione, bensì fu crocifisso da un tribunale romano, secondo la legge di Roma. Ma la conferma di quanto detto l’ho trovata anche andando a parlare di persona con il professor Massimo Miglietta, Professore Ordinario di Diritto Romano e Diritti dell’Antichita presso la facoltà di Giurisprudenza di Trento, grande esperto in materia. Ed in quell’occasione mi ha anche donato l’intressante testo che ha scritto al riguardo, per il quale ancora lo ringrazio e che invito a leggere (“ I.N.R.I – Studi e riflessioni intorno al Processo a Gesù – Satura Editrice – 2011”).

 

Riguardo infine alla crocifissione va evidenziato che i condannati venivano giustiziati nudi, al fine di rendere ancora più ignominiosa la loro fine. Mi sono allora posto – di fronte a questo particolare - le seguenti domande:

A) Cosa avrebbe da dirci Adolf Hitler, sostenitore del “cristianesimo positivista”, di fronte ad un Gesù che, nudo sulla croce, mostra inequivocabilmente la sua circoncisione ebraica?

B)Proprio lui, Hitler, che di ebrei ne ha trucidati più di sei milioni, avrebbe deportato ed avviato alla camera a gas anche Gesù e la Sacra Famiglia?

C) E Benito Mussolini, che ha firmato con il Vaticano i “Patti Lateranensi”, e per questo è stato definito “L’uomo della Provvidenza”, avrebbe applicato le “Leggi Razziali” (nei confronti delle quali il Vaticano non prese alcun provvedimento, avallandone così l’applicazione) anche a Gesù, il “giudeo”, ed alla sua famiglia?

D) E Hitler e Mussolini – insieme – avrebbero messo sulla bottega da carpentiere di Giuseppe a Nazareth la scritta “Arbeit Macht Frei”? E avrebbero messo sulla tunica di Giuseppe, Maria e Gesù la “Stella di Davide” gialla, in segno di disprezzo, magari dopo aver inciso sulle loro braccia i numeri di riconoscimento di Auschwitz o di Dachau?

 

Ma a proposito della “stella gialla” sulle tuniche degli ebrei, della loro segregazione nei ghetti e delle varie teorie della cospirazione, che hanno portato ai ben noti massacri nella storia, torneremo più in là, per scoprire che non sono stati i nazisti ad aver per primi percorso questa strada criminale, bensì è stata la Chiesa Cattolica, e più precisamente proprio il Vaticano con alcuni suoi Papi.

Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 05 marzo 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

01 aprile - 10:32

Sedici ragazzi dopo aver terminato il percorso all'interno della comunità 'Nuovi Orizzonti' hanno costruito un nuovo progetto di lavoro e reinserimento sociale. E' nata l'impresa Kaire che offre un servizio di catering. Ora, però, il coronavirus ha bloccato tutto e la situazione sta diventando difficile  

31 marzo - 19:07

Le vittime sono 8 donne e 9 uomini. Sono 304 i pazienti ricoverati senza ventilazione, 50 in ventilazione semi-invasiva e 80 in ventilazione invasiva. Sono invece 6 i guariti e 187 i guariti clinicamente

01 aprile - 10:23

Intervenuto per un'informativa davanti al Senato, il ministro della Salute Roberto Speranza ha comunicato la scelta di prolungare tutte le misure vigenti almeno fino al 13 aprile, immediatamente dopo le vacanze di Pasqua. "L'allarme non è cessato - ha detto - di fronte ai dati positivi sarebbe un errore cedere in facili ottimismi"

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato