Contenuto sponsorizzato

Dal ''Venga il tuo regno'' a quel ''Non ci indurre in tentazione'' che da secoli imbarazza la Chiesa, la storia del ''Padre nostro''

Una preghiera in grado di essere recitata anche dagli illetterati e dalla povera gente. Sull'origine totalmente ed esclusivamente ebraica del Padre Nostro è molto interessante riportare qui di seguito quanto disse Wilhelm Egger, vescovo di Bolzano, tra i massimi esperti in materia. In ebraico il termine “tentazione” significa “prova di fede”
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 12 marzo 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Disse Yehoshua (Gesù): “Non angustiatevi in nulla, ma in ogni necessità con la supplica e con la preghiera di ringraziamento, manifestate le vostre richieste a Dio.Voi dunque pregate così: Padre nostro che sei nei cieli…”. Ed aggiunge: “Quando pregate, non siate simili agli ipocriti che amano pregare stando ritti nelle sinagoghe e negli angoli delle piazze, per essere visti dagli uomini. Tu invece, quando preghi, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo nel segreto. E il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà. Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate”.

 

Ecco che, per “non sprecare parole”, Rabbi Yehoshua (Gesù) suggerisce una preghiera da lui impostata, che sintetizza il complesso impianto di preghiere ebraiche che si chiama ‎Tefilláh (in ebraico: תְּפִלָּה), preghiera in grado di essere recitata anche dagli illetterati e dalla povera gente, che lui prediligeva frequentare.

 

Sull’origine totalmente ed esclusivamente ebraica del Padre Nostro è molto interessante riportare qui di seguito quanto disse Wilhelm Egger, vescovo di Bolzano (uno dei massimi esperti in materia), in data 4 giugno 1999, nella Sala dei Cavalieri del Convento dei Francescani alla presenza dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme (ero presente ed ho la sua relazione scritta): “La maggior parte delle invocazioni del Padre Nostro si trova nell’antica orazione ebraica denominata Preghiera delle Diciotto Benedizioni. Tre volte al giorno c’era la Tefilláh, una grande lode con Diciotto Benedizioni, nelle quali ci sono invocazioni dal contenuto più differenziato”.

 

Il vescovo Egger cita poi, sempre in merito all’origine del Padre Nostro “Il Qaddish” (קדיש), e così si esprime: “Questa preghiera, fra le più antiche, veniva recitata dagli ebrei devoti in lingua aramaica". Ma vediamo riga per riga la provenienza ebraica del Padre Nostro.

 

Padre nostro che sei nei cieli: più volte nella preghiera mattutina ebraica si dice “Abinu shebashamaim”, esattamente “Padre nostro che sei nei cieli”. Nella Conferenza tenuta a Firenze nel 1977, alla società Leonardo da Vinci, in occasione della Settimana Ecumenica, si legge testualmente: “E’ antica e costante l’usanza ebraica di considerare Dio come nostro Padre e gli Israeliti come Suoi figli. Infatti così recitano le scritture: Voi siete i figli del Signore Dio nostro. Mi chiamerete Padre mio. Tu sei il nostro Padre, il nostro Redentore. Ed anche le Diciotto Benedizioni definiscono Dio come Padre Nostro: facci tornare, o Padre Nostro, alla tua legge, perdonaci Padre Nostro, perchè abbiamo peccato”.

 

Sia santificato il tuo nome: “Il suo grande nome sia magnificato e santificato”.

 

Venga il tuo regno: “Egli stabilisca il suo regno nella vostra vita e nei vostri giorni, e nella vita di tutta la stirpe d'Israele, ora e sempre”. 

 

Sia fatta la tua volontà, così in cielo come in terra: diverse preghiere ebraiche contengono un parallelo fra Dio, il cielo e la terra. Rabbi Eliezer pregava così: “fà la tua volontà nell'alto dei cieli e dà pace sulla terra a coloro che ti temono”.

 

Dacci oggi il nostro pane quotidiano: “Non darmi né povertà né ricchezza, ma fammi avere il cibo necessario. Benedici per noi questo pane nostro Dio".

 

Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori: "Ogni volta che avrai misericordia delle altre creature, dal cielo avranno misericordia di te".

 

E non ci indurre in tentazione: vedi più oltre.

 

Ma liberaci dal male: "Liberami, o Signore, dall'uomo malvagio, preservami dall'uomo violento". A questo proposito è da evidenziare che per gli ebrei, all’epoca, le malattie erano messe in stretta connessione con i comportamenti malvagi delle persone. Ma la preghiera delle “Diciotto Benedizioni” su questo punto è ancora più esplicita, quando recita così: “Apporta guarigione perfetta a tutte le nostre infermità ed a tutte le nostre malattie”.

 

Amen: “E dite Amen”. Il Padre Nostro finisce dunque con la parola Amen, usato nel Qaddish, che in ebraico significa non tanto “così sia”, quanto: "certamente", "in verità, “di sicuro”.

 

Arrivati fin qui, vorrei adesso soffermarmi in particolare su di una questione molto spinosa. E’ la frase: “non ci indurre in tentazione”, che dall’ebraico è stata tradotta prima in greco “καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν” e poi in latino et ne nos inducas in tentationeme di conseguenza “non ci indurre in tentazione” in italiano. Frase sulla quale è stato scritto davvero di tutto e di più.

 

Ci si è domandati: come può Dio indurre noi in tentazione, quando nella teologia cristiana è solo il demonio che può farlo? A questa domanda, che ha imbarazzato per secoli la Chiesa, ha dato risposta Papa Francesco in data 28.1.2020, annunciando che dopo la prossima Pasqua, che cade il 12 aprile 2020, sarà pubblicata ufficialmente la nuova dizione, che nelle chiese italiane sarà recitata dalla prima domenica di Avvento, il prossimo 29 novembre. 

 

E questa nuova dizione sarà: "non abbandonarci alla tentazione”. Nuova dizione che ancora prima di essere “varata”, pone lo stesso identico quesito: può Dio misericordioso abbandonarci a qualcosa di malvagio, proprio noi, che siamo a sua immagine e somiglianza? Per cercare una via di uscita credibile è necessario tornare alle origini ebraiche del termine, ammettendo che il Padre Nostro è una preghiera del tutto ebraica.

 

Bene: in ebraico il termine “tentazione” è “nisajon” (ניסיון) che significa “prova di fede”. Concetto che si ritrova anche nell’Enciclopedia Treccani: "Tentazione: prova a cui l’essere libero viene sottoposto per conoscerne la capacità di sottostare alla legge morale e religiosa”.

 

Ma andiamo per gradi. Partiamo dicendo che l’ebraismo non concepisce, come avviene nel cattolicesimo, il dogma. Si fonda infatti, su di un concetto esattamento opposto che è il “libero arbitrio”. La parola “dogma” deriva dal greco “δογμα” e significa “decisione, giudizio, decreto, dottrina religiosa”. Per “dogma della Chiesa” si intende un pronunciamento del Papa o di un Concilio in unione con il Papa, per definire espressamente una verità di fede che deriva da una rivelazione di Dio.

 

I Dogmi sono dunque aspetti teologici e dottrinali definitivi. La loro messa in discussione è eresia e comportava nelle epoche passate anche la messa al rogo. In virtù del libero arbitrio, per gli ebrei Dio ha creato l’Universo nel segno dell’imperfezione, come ci ricorda Rav Elia Benamozegh (1823 – 1900), considerato il Rabbino italiano più influente dell’800: “Già all’inizio, la creazione si presenta sotto il segno dell’incertezza e dell’imperfezione, che raggiunge il culmine con la creazione dell’uomo: creando libero l’uomo, Dio ha infatti introdotto nell’Universo un fattore radicale d’incertezza. Dio, con il suo Adamo, mette infatti a rischio l’intera sua creazione”.

 

Dio mette a rischio l’intero creato in quanto dà ad Adamo (ed Eva), anche la facoltà di tradirlo, circostanza che poi avviene realmente. Ecco che il mondo, che Dio stesso aveva creato, gli apparve così imperfetto che “si pentì di averlo creato”. E questo perché “la malvagità dell’uomo era grande sulla terra ed ogni disegno concepito dal suo cuore era unicamente rivolto al male, tutto il giorno”.

 

Riguardo a quanto detto così si esprime Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della Comunità Ebraica di Roma: ”Il male sta nelle nostre possibilità di scelta. Il male che è dentro di noi è la pulsione a commettere azioni che non sono consentite”. E poi: “Ogni essere umano è sottoposto, in virtù della sua libertà, alla tentazione”. “Tentazione” che, come detto significa “prova di fede”. Dio dunque attraverso la tentazione mette alla prova gli uomini, per verificare la loro fedeltà. E dopo aver messo alla prova Adamo ed Eva, che lo tradiscono, mette ancor più duramente alla prova Abramo, padre dell’ebraismo, che vi si sottopone con fiducia.

 

Recita infatti così la Genesi: “Dio mise alla prova Abramo e gli disse: Abramo! Rispose: eccomi. Riprese: prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. E così Abramo fece. Ma le Sacre Scritture parlano spesso della messa alla prova: “Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza. E la costanza compia pienamente l’opera sua in voi, perché siate perfetti e completi, di nulla mancanti”. E poi: “Beato l’uomo che sopporta la prova, perché, dopo averla superata, riceverà la corona della vita, che il Signore ha promessa a quelli che lo amano”.

 

Ma anche S. Paolo parla delle prove alle quali Dio ci sottopone ed usa proprio il termine “tentazione” nel senso che abbiamo detto. E ci dice che per dure che siano le tentazioni che Dio ci dà (quindi per S. Paolo Dio induce in tentazione), non andranno oltre le nostre forze: “Nessuna tentazione vi ha finora colti se non umana, or Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita, affinché la possiate sostenere".

 

Quindi, riepilogando, alla luce di quanto detto, la corretta interpretazione di “non indurci in tentazione” non è “non abbandonarci alla tentazione”, bensì “non metterci alla prova con la tentazione”. Concetto molto bello e positivo, se si tiene conto del fatto che - come detto – Dio ci mette alla prova non per malvagità, bensì per verificare la nostra fedeltà. E tocca a noi decidere da che parte stare.

Telegiornale
Ultima edizione
Edizione ore 19.30 del 24 ottobre 2020
Il DolomitiTg, le notizie della giornata in sessanta secondi. Cronaca, politica, ambiente, università, economia e cultura: tutte le news in un minuto
Contenuto sponsorizzato

Dalla home

26 ottobre - 06:10

Da inizio ottobre i ricoveri negli ospedali sono tornati ad aumentare e nelle Rsa la situazione è drammatica. Il presidente dell'Ordine degli Infermieri spiega: "I ricoveri stanno aumentano e così anche i bisogni dei pazienti. Ci preoccupano le settimane e i mesi difficili che ci troviamo davanti perché gli infermieri sono sfiniti e provati"

25 ottobre - 20:30

Se le incertezze sono tante, tantissime, e il momento è delicato per l'emergenza Covid-19, le parole del presidente Maurizio Fugatti non aiutano a chiarire nulla o quasi. Non si capisce il senso di una conferenza stampa convocata in questo modo e di questo tenore per spiegare quanto succede in Trentino alla luce dell'ultimo Dpcm del premier Giuseppe Conte

25 ottobre - 20:07

Sono state poi registrate 12 positività tra bambini e ragazzi in età scolare e sono in corso le verifiche per procedere alla quarantena di altre classi, che attualmente riguarda 122 unità

Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato