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Di Russia e Ucraina, di Caino e Abele, di chi invita al disarmo e dell'ignavia della Chiesa: dibattito aperto sotto la Croce portata da una russa e un'ucraina

DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 22 April 2022

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Ciao Raffaele Crocco,

Ho letto con interesse l’intervento sul tuo Blog del 19.4 scorso (LEGGI QUI), dal titolo “Difendere Abele disarmando Caino”, con il quale illustri il tuo certamente autorevole punto di vista sulla guerra in atto in Europa, ovvero che per difendere “Abele”, cioè “l’Ucraina”, dalla brutale aggressione armata da parte di “Caino”, cioè la Russia, non doveva essere armata “la prima”, bensì disarmata “la seconda”. Ti conosco e ti stimo da anni e so che, oltre ad essere un eccellente giornalista, sei anche uno dei massimi esperti in questioni relative ai conflitti, non ultimo come ideatore e Direttore del Progetto “Atlante delle Guerre e dei Conflitti del Mondo” e di Unimondo. In più sei come me un “blogger” della testata “libera” il Dolomiti, che ha aperto questo importante dibattito con l’articolo del suo Direttore Luca Pianesi del 16.4.2022 (LEGGI QUI).

 

Ecco che, in virtù di questo, di essere “colleghi” su questa testata, trovo molto interessante poter dialogare su un tema così importante. L’articolo di Pianesi parla dell’ipocrisia della recente “Via Crucis” fatta da Papa Francesco, volta ad “erigere a simboli due donne, una russa e una ucraina, facendo percorrere loro parte della via Crucis insieme come segno di pace e di amicizia, mentre contemporaneamente in Ucraina infuria la guerra con un invasore che stupra, uccide, distrugge e degli invasi che lottano per le loro case, le loro vite, la loro libertà. L'ipocrisia di scegliere di non dire niente quando, solo le parole avrebbero potuto rendere più reale quanto stava accadendo”. E Pianesi cita anche Orazio Coclite, voce storica della “Via Crucis”, che ha confermato questa omertosa posizione del Papa dicendo: "Di fronte alla morte, il silenzio è più eloquente delle parole. Ognuno preghi nel proprio cuore per la pace nel mondo", che, tradotto, vuol dire: silenzio e preghiera.

 

La parola d’ordine dunque è “acqua in bocca”, “tacere”, non prendere posizione, non dichiarare apertamente che è la Russia che ha barbaramente invaso l’Ucraina e che lì sono stati commessi e sono in corso, orrendi crimini di guerra sulle popolazioni civili. Bisognerebbe quindi mantenere l’irresponsabile posizione che ebbe Pio XII nei confronti dei crimini dei nazisti. Pio XII che non fiatò e di nulla si accorse anche di fronte al rastrellamento effettuato dalla Gestapo “sotto casa”, cioè nel Ghetto di Roma, tra le 5,30 e le 14 del 16 ottobre 1943 (quindi di giorno), nel corso del quale furono catturate 1259 persone, di cui 689 donne, 363 uomini e 207 tra bambini e bambine, quasi tutti ebrei. E sotto gli occhi di tutti furono portati nei 18 vagoni del convoglio “speciale”, che dalla Stazione Tiburtina di Roma li avrebbe portati direttamente al campo di sterminio di Auschwitz (soltanto 16 di loro sarebbero sopravvissuti: 15 uomini ed una sola donna): LEGGI QUI – 26.1.2020.

 

Anche a Dachau, dove sono stato un anno fa, a 18 chilometri (quindi raggiungibile anche in bicicletta) dalla cattolicissima e ricca Monaco di Baviera, nessuno si accorse allora del campo di sterminio con i forni crematori che operavano a pieno ritmo, ove gli aguzzini bruciavano anche i corpi dei preti cattolici, stipati in una apposita baracca. Ma anche Mons. Lauro Tisi, Arcivescovo di Trento, si è allineato a questa “filosofia del silenzio” e lo scorso lunedì di Pasqua ha detto queste parole “Noi dobbiamo frequentare le parole che edificano, che permettono di capire le ragioni dell’altri. Non è l’ora delle colpe, di additare, di cercare un colpevole”. Questa drammatica e pericolosa “sottocultura” da parte della Chiesa e del mondo cattolico, Dante Alighieri l’ha chiamata “ignavia” e l’ha messa nel più profondo cerchio dell’inferno. E’ qualcosa di vicino al “negazionismo” in salsa moderna ed è di gran moda. L’imperativo categorico anche del Papa è quindi quello di trincerarsi dietro parole che invitino all’ipocrita intento di “ricerca di pace fra quei due popoli fratelli”. “Ma ''tra Caino e Abele la differenza esiste”, ci ha ricordato fortunatamente Luca Pianesi: “uno uccide e l'altro muore”.

 

Sul tema in oggetto è poi intervenuto, sempre su il Dolomiti, l’altrettanto più che autorevole giornalista e blogger di questa testata Paolo Ghezzi, con l’articolo dal titolo “Le parole omesse dai pacifisti, anche a Trento il Cantiere di pace fa una grande fatica a nominare Caino” (LEGGI QUI). E ci ha ricordato che non sono solo certi ambienti “cattolici” (fra virgolette), ad aver preso questo atteggiamento “farisaico” (per citare i Vangeli), bensì anche ambienti del “pacifismo irenico (ndr: pacifismo ideale di fratellanza universale) ed assolutorio”, presso il “Centro Cooperazione Internazionale di Vicolo San Marco, in occasione dell’avvio del Cantiere di Pace”, voluto da numerose associazioni ed individualità del mondo pacifista trentino”, che comunque, dice Ghezzi, fortunatamente è tornato. Ma ha aggiunto: “In mezzo a cento parole bellissime, ne trovassero un paio per il diritto alla legittima difesa di un popolo aggredito e un altro paio per l’ esecrazione dei massacri dei civili ucraini''.

 

Tenuto conto di quanto sopra mi sono permesso anch’io di aggiungere la mia modesta voce (LEGGI QUI), per ricordare che:

- Sia sotto il profilo “Religioso”, quindi “ispirati da Dio” (naturalmente per chi lo percepisce), per il tramite della Bibbia e del “Catechismo della Chiesa Cattolica”,

- Sia sotto il profilo “laico”, quindi per il tramite del “Diritto Internazionale”, vigono gli stessi identici principi, che sanciscono in modo inequivocabile l’inviolabile diritto alla: “Legittima Difesa” e all'“Autodeterminazione dei Popoli”,

che non solo affermano il “sacrosanto diritto” di usare le armi per difendere questi principi, bensì lo ritengono doveroso, in virtù delle responsabilità che ha chi governa nei confronti del “popolo” che lo ha liberamente eletto.

 

Quindi, per tornare a te Raffaele, condivido assolutamente in tutto e per tutto le tue argomentazioni, ad esclusione però di quando sostieni che la storia “ci dimostra chiaramente che non avremmo salvato Abele armandolo, dando anche a lui un’arma. Lo avremmo salvato solo disarmando Caino. E non solo togliendogli l’arma, ma disarmandone le intenzioni, evitando la situazione, creando una maggiore giustizia, un miglior equilibrio”.

 

E visto che si parla di “storia” (Francesco De Gregori ci dice che “la storia siamo noi, nessuno si senta offeso”) , ti ricordo che oggi tutti noi saremmo a fare il “passo dell’oca” in camicia nera, o forse (peggio) “bruna” ai Fori Imperiali o – peggio – a Berlino sulla “Unter den Linden” tappezzata di svastiche, se avessimo ragionato come tu ci proponi, nei confronti di un certo Adolf Hitler e Benito Mussolini. E che gli stessi due avrebbero portato “tranquillamente” a termine la “Soluzione Finale”, sterminando tutti gli ebrei, i comunisti, gli zingari, i dissidenti, i gay ecc., se non ci fosse stata contro di loro la più grande concentrazione armata di tutti i tempi. E purtroppo tutti i cimiteri di guerra sparsi in Europa, con le loro sconfinate file di croci bianche, sono la testimonianza di quello che dico, a partire da quelli in Normandia.

 

E ti vorrei anche ricordare Raffaele, sempre in fatto di storia, che se la Russia si è salvata dall’invasione di Hitler, circostanza che vuole orridamente commemorare il 9 maggio prossimo nei territori ucraini, martoriati a causa loro, è principalmente perché a Stalingrado si oppose con le armi a quelle stesse atrocità naziste che ora stanno facendo loro. E si oppose esattamente con la stessa ostinata ed eroica resistenza armata che sta effettuando l’Ucraina contro l’esercito invasore di Putin. Altrimenti adesso la Russia sarebbe una “pacifica” colonia del “Terzo Reich” e sul Cremlino invece della Bandiera Rossa sventolerebbe la “Croce Uncinata”.

 

Quindi, in conclusione, avrei piacere che tu, Raffaele, ci spiegassi in concreto:

 

- cosa si deve fare per “disarmare” Putin, come tu ci dici, posto che ci hanno provato invano, con il dialogo, tutti i principali leader europei ed oltre e che comunque Putin è un Capo di Stato che da sempre usa avvelenare o far uccidere e sparire i suoi oppositori,

- se parleresti così se fossi tu una madre ucraina, alla quale i russi hanno stuprato la propria bambina davanti ai suoi occhi o alla quale hanno ammazzato il padre mentre andava in bicicletta davanti a casa, con il cane che lo seguiva.

- cosa penseresti se la tua famiglia fosse vittima anche solo di uno di quegli orribili e criminali atti, effettuati dai Russi in quello “Stato Sovrano”, per costringerlo a finire nelle sue grinfie.

 

Infine, poiché parli oltre che di “storia” anche di “diritto”, ti prego di spiegarci a quale “diritto”(evidentemente con la “d” minuscola) ti riferisci, posto che ambedue, sia quello “Divino”(per chi ci crede), che quello “Internazionale” (per i laici), dicono altro.

 

Nell’attesa ti ringrazio.

Riccardo Petroni

 

Ps: E che mi dici Raffaele della Finlandia e della Svezia e probabilmente anche della Svizzera, che vogliono ora legittimamente entrare nella Nato, esattamente come voleva fare legittimamente l’Ucraina? Andiamo io e te a convincere Putin a non invaderle, se gli piglia lo “sghiribizzo”?

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