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E' considerata una canzone sfacciata di un donnaiolo, ma ''Suzanne'' di Leonard Cohen è un inno a Gesù e Maria

Questo avvenne e avviene tutt’ora perché evidentemente non si è andati al cuore del testo che, diversamente da quello che comunemente si ritiene, rappresenta invece una delle più belle odi mai scritte a “Gesù di Nazareth” ed a sua madre “Maria”, la “Madonna”, vero elevatissimo inno alla loro sacralità, che andrebbe ascoltata proprio in questi giorni natalizi
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 31 December 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Nel precedente articolo abbiamo analizzato il testo della canzone “Halleluja” di Leonard Cohen (Qui blog "Il vero significato di Hallelujah di Leonard Cohen: uno sprezzante atto di infinita superbia nei confronti di Dio). Vediamo adesso un’altra sua bellissima e famosissima canzone, dal titolo “Suzanne”. Scritta da Cohen inizialmente come poesia, fu interpretata per la prima volta da Judy Collins nel 1966.

 

Nel 1967 Cohen l’inserì come prima traccia del suo primo album dal titolo "Songs of Leonard Cohen”, che purtroppo però non ebbe successo. Questa brano, che apriva il disco, fu allora interpretato come una più o meno squallida canzone d’amore “clandestino” nei confronti della sua amica ballerina Suzanne Verdal, moglie del suo amico scultore canadese, all’epoca molto famoso. Una canzone sfacciata, quindi, di un donnaiolo.

 

Questo avvenne e avviene tutt’ora perché evidentemente non si è andati al cuore del testo che, diversamente da quello che comunemente si ritiene, rappresenta invece una delle più belle odi mai scritte a “Gesù di Nazareth” ed a sua madre “Maria”, la “Madonna”, vero elevatissimo inno alla loro sacralità, che andrebbe ascoltata proprio in questi giorni natalizi.

 

E parla della grande “empatia” che Gesù e Maria suscitano indipendentemente dal fatto di essere o non essere credenti, o di essere ebrei, come era Cohen. Tanto ebreo che dopo essersi ritirato per ben sei anni nel Mount Baldy Centre, un monastero Zen nella Foresta Nazionale di Los Angeles a duemila metri di altezza, con il nome Jikan (il silenzioso), ebbe a dire: Non cercavo una nuova religione né l’ebbrezza di una conversione o di un’abiura. Mi sono tagliato i capelli, ho indossato l’abito del monaco zen, ma non ho mai nuotato in altri oceani, sono nato ebreo e morirò ebreo, la religione di famiglia già soddisfa tutti i miei appetiti spirituali. Tornare a casa è stata una bella sensazione”.

 

Testi, dicevo, non approfonditi, che Cohen più volte ha detto volere estremamente sintetici, ritenendo che anche una sola parola potesse e dovesse esprimere un’intero concetto. Leonard Cohen era nato sull’isola di Montreal in una famiglia ebrea di classe borghese.

Suo padre Nathan era un personaggio influente all’interno della comunità ebraica di quella città. Suo nonno aveva fondato delle istituzioni che avevano aiutato gli ebrei russi fuggitivi. Sua madre, Masha, era la figlia di uno studioso del Talmud.

 

Di lei aveva detto: “Mia mamma era una rifugiata ebrea che aveva assistito alla distruzione di tutto il suo mondo, in Russia. La sua malinconia era giustificata. Era un personaggio cechoviano, sia comica che consapevole. Ma non l’avrei descritta come morbosamente malinconica, com’ero invece io”.

 

Cohen quindi crebbe in una realtà fortemente influenzata dalla religione e dalla cultura ebraica, ma in una città come Montreal, profondamente cattolica. Cattolicesimo che avrebbe caratterizzato la sua formazione, con la stessa forza delle sue origini ebraiche, “inoculandogli” con grande passione la figura di Gesù, o meglio sarebbe dire di “Yehoshua ben Yosef”, Rabbino errante nella Palestina del I^ secolo, uomo e grande maestro di umanità, in un mondo dominato dalla violenza. Questo in perfetta sintonia con i sentimenti che derivavano dagli insegnamenti ebraici della sua famiglia.

 

E non a caso aveva detto: “La figura di Gesù mi ha sempre toccato, ed è ancora così. Ama i tuoi nemici. Beati siano gli umili, perché erediteranno la Terra. Questi punti di vista non sono estranei all’educazione ebrea che ho avuto, ma mi sembrano, piuttosto, una rifinitura radicale di certi principi”.

 

E quando Cohen diceva che Gesù l’aveva sempre “toccato” evidentemente si riferiva, come vedremo, al grande influsso ideale che questo predicatore errante aveva procurato in lui.

 

Bene: la canzone inizia con un evento realmente accaduto a Montreal. La sua amica cattolica Suzanne propose a Cohen di fare una visita alla piccola chiesa “Notre-Dame-de-Secours”, fondata nel 1655 da Marguerite Bourgeoys (fatta Santa nel 1982 da Papa Giovanni Paolo II e sepolta nella cappella).

 

All’interno della chiesetta vi è una statua lignea di Maria del XVI secolo, portata dalla Francia direttamente dalla Santa. Sul retro vi è un’altra statua della Madonna che guarda il porto con un bambino Gesù.

 

E’ soprannominata «La Stella del Mare», perché avendo intorno un’alone stellato, Maria ricorda l'antica preghiera «Ave Maris Stella», che così recita: Salve, Stella del Mare, di Dio madre alma Vergine sempre, e feconda porta del cielo. Donaci vita pura, proteggi il nostro viaggio, finché Gesù vedendo, gioirem per sempre insieme”.

 

La statua ha le braccia spalancate verso il mare per accogliere i marinai. Per questo è la «Vergine Protrettrice  dei Marinai» e per questo all’interno della chiesa sono appese «navi ex-voto», che testimoniano la gratitudine dei marinai per gli scampati naufragi.

La canzone comincia così :

Suzanne ti ha portato nel suo posto presso il fiume.
E ora ascolti andar le barche e ora puoi dormirle accanto.
Sì lo sai che lei è pazza, ma per questo sei con lei.
E ti offre il té e le arance arrivate direttamente dalla Cina.

E proprio mentre stai per dirle che non hai amore da offrirle
lei è già sulla tua onda e fa che il fiume ti risponda che da sempre siete amanti”.

 

Ecco che Cohen, in un ambiente così profondamente spirituale come quello descritto, immagina di incontrare una ragazza derelitta che si chiama Suzanne (proprio come Suzanne Verdal che lo aveva portato in quel bellissimo luogo). E Suzanne le appare nelle vesti di Maria Maddalena.

 

Così Cohen la segue, perché sa che quella ragazza, psichiatricamente disturbata, considera quel luogo sacro l’unico porto sicuro dove potersi difendere dalla sua pazzia. Suzanne abbiamo detto è pazza, come lo era Maria Maddalena, alla quale Gesù tolse 7 demoni (dal Vangelo : Con Gesù vi erano i dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti maligni e da malattie: Maria, detta Maddalena, dalla quale erano usciti sette demòni”).

 

Ecco allora che in quel preciso momento, Cohen avverte nei confronti di quella povera ragazza, la stessa forte « empatia » che aveva provato nei confronti della bella e ricca Suzanne Verdal, che – diversamente - vedeva tutto il suo mondo ed il suo « rifugio » nell’elegante salotto di casa sua, dove usava servire ai suoi ospiti , in porcellane pregiate, té ed arance provenienti direttamente dalla Cina.

 

Ma nei confronti di ambedue (la Suzanne «barbona» e la Suzanne « ricca signora ») Cohen era stato preso in modo quasi ipnotico, non dall’attrazione fisica, quindi sessuale, bensì, da empatia intellettuale, da quella che Ugo Foscolo definisce la «corrispondenza di amorosi sensi» , che si può avere anche nei confronti di una persona che ci è venuta a mancare per sempre (ed il fiume ne è testimone).

 

E Cohen lo dice chiaramente che non ha «amore  fisico» da offrire, bensì essendo loro sulla sua stessa «lunghezza d’onda», è davvero come se da sempre fossero stati dei «veri amanti», attratti dunque l’un l’altro da quel sottile, ma resistentissimo filo che si chiama «empatia ».

 

Esattamente così come Gesù rimase attratto proprio da Maria Maddalena, come ci riportano i Vangeli. Oppure San Francesco da S. Chiara (aggiungo io).

 

E prosegue così il testo:

E tu vuoi viaggiarle insieme,
vuoi viaggiarle insieme ciecamente,
perché sai che le hai toccato il corpo
il suo corpo perfetto con la mente”.

 

Ecco che Cohen, travolto da questi forti sentimenti, e davanti a quel mare mai immobile, come la sua vita, sente che vorrebbe viaggiare insieme a Suzanne, ciecamente, perché fra di loro si è instaurato instintivamente un rapporto di piena fiducia, dovuto al fatto che lui non le ha toccato il suo corpo perfetto con le mani, ovvero fisicamente, ma con la mente, ovvero,come abbiamo detto, con l’intelletto.

E va avanti così la canzone:

E Gesù fu marinaio, finché camminò sull'acqua”.
 

E mentre Cohen pensa quanto sopra, si ritrova davanti la figura di Gesù (né ebreo né cattolico, bensì “semplicemente” uomo), evocato da quella piccola, ma emozionante Chiesa circondata dalle onde.

E Gesù gli appare come un marinaio. Già, aveva infatti detto: Venite, vi farò diventare pescatori di uomini” e si era anche circondato di pescatori.

 

Un marinaio “finché camminò sulle acque”, dice Cohen, ovvero finché “si avrà fede”, ovvero “fiducia cieca”, come quella che lui provava, contraccambiato, per Suzanne/Maria Maddalena.

 

Anche questa citazione è tratta dai Vangeli, che così recitano: Subito dopo Gesù ordinò ai discepoli di salire sulla barca e di precederlo sull'altra sponda, mentre egli avrebbe congedato la folla. La barca intanto distava gia qualche miglio da terra ed era agitata dalle onde, a causa del vento contrario.  Verso la fine della notte egli venne verso di loro camminando sul mare. I discepoli, a vederlo camminare sul mare, furono turbati e dissero: è un fantasma e si misero a gridare dalla paura.  Ma subito Gesù parlò loro: coraggio, sono io, non abbiate paura. Pietro gli disse: Signore, se sei tu, comanda che io venga da te sulle acque. Ed egli disse: vieni! Pietro, scendendo dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. Ma per la violenza del vento s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: Signore, salvami!.E subito Gesù stese la mano, lo afferrò e gli disse: uomo di poca fede, perché hai dubitato?».

 

E poi:

E passò molto tempo a guardare solitario dalla sua torre di legno”.
 

Cohen vede poi Gesù che è stato lasciato solo da tutti, a partire dagli Apostoli, che gli erano stati accanto nel suo percorso terreno (ad esclusione di sua Madre Maria e di Maria Maddalena, che sarà la prima a vederlo risorto).

E’inchiodato sulla croce, che guarda a lungo, tanto quanto lunga e grande è stata la sua atroce sofferenza nel tremendo supplizio romano della crocifissione.

 

E ancora:

E poi quando fu sicuro che soltanto agli annegati fosse dato di vederlo
disse:
"Tutti gli uomini saranno marinai finché il mare li libererà".

 

E quanto Gesù fu sicuro che soltanto i “relitti umani”, ovvero “gli ultimi”(come Suzanne nel porto e Maria Maddalena nei Vangeli), avrebbe potuto capire pienamente il suo messaggio (insieme a chi si fosse fatto “ultimo”) disse: "Tutti gli uomini saranno marinai finchè il mare li libererà”, ovvero “tutti gli uomini che seguiranno il mio insegnamento saranno finalmente liberi. Liberi dalle proprie passioni, ovvero dal peccato”.

 

Gesù l’aveva infatti detto chiaramente, come ci riportano i Vangeli: “Se rimanete fedeli alla mia parola, sarete davvero miei Discepoli. Conoscerete la verità e la verita’ vi farà liberi. Gli risposero: noi siamo discendenza di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno.

 

Come puoi tu dire: diverrete liberi? Gesu’ rispose:in verita’ vi dico, chiunque commette il peccato è schiavo del peccato”. Come possiamo notare i riferimenti ai Vangeli Canonici sono estremamente precisi e rigorosi, segno evidente, peraltro, di un’ottima conoscenza da parte di Cohen (per i motivi che abbiamo visto) degli stessi.

Ma andiamo avanti.

E lui stesso fu spezzato molto prima che il cielo si aprisse”,
 

Cohen, fortemente preso dalle parole di Gesù, ci dice ora che gli uomini non lo capirono subito (o non lo vollero capire) e lo uccisero violentemente, prima che per lui si “aprisse il cielo”.

 

E poi:

Abbandonato, quasi umano, affondò sotto la tua saggezza come una pietra”.

 

Fu quindi abbandonato da tutti. E “quasi umano” e fu lasciato affondare velocemente come affonda una pietra, travolto dalla saggezza del suo messaggio. Il significato del termine “quasi umano” sta nel fatto che Gesù nei Vangeli parla spesso (ben 69 volte) di se stesso, non definendosi mai “ Figlio di Dio”, bensì “Figlio dell'Uomo”.

 

Riguardo a questo così si esprime Papa Ratzinger: “Figlio dell’Uomo, questa misteriosa affermazione è il titolo che Gesù usa più frequentemente quando parla di sé” Il termine “Figlio dell’Uomo” deriva dall’ebraico “ben-adhàm”, laddove Adham, ovvero Adamo, nome del primo uomo, significa giustappunto "uomo", ovvero "essere umano”, “creatura umana”.

 

Di conseguenza “Figlio dell’Uomo” è’ utilizzato per indicare “uno della stirpe umana” e come tale esposto alla sofferenza ed alla morte. Ma questa espressione si trova anche nel Profeta Daniele (610 circa a.C.) , in un contesto in cui Dio conferisce a questo personaggio, che viene sulle nubi del cielo, un potere nel giudizio finale: “Guardando ancora nelle visioni notturne, ecco apparire, sulle nubi del cielo, uno, simile ad un Figlio di Uomo. Tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano. Il suo potere è un potere eterno, che non tramonta mai e il suo regno è tale che non sarà mai distrutto”.

 

Quindi “Figlio dell’Uomo” può essere interpretato sia come “uomo in carne ed ossa” sia come “figura Messianica”, ovvero “messaggero di Dio”.

 

E ancora:

E tu vuoi viaggiargli insime, vuoi viaggiargli insieme ciecamente

E credi che avrai fiducia in lui

Perché ti ha toccato il corpo con la mente”.

 

Ecco che Suzanne/Maria Maddalena, ci dice Cohen, vuol seguire Gesù perché crede ciecamente in Lui e nel suo messaggio, quindi ha “fiducia” in Lui. Là dove questa “fiducia” altro non è che la “fede” , “fede” nella Sua figura, che per i cattolici è il “Figlio di Dio”, della quale Cohen dimostra avere grandissimo rispetto e deferenza.

 

E questo accade perché anche Gesù ha toccato il corpo di Suzanne/Maria Maddalena non fisicamente, ma con la mente, ovvero con il pensiero, ovvero con l’empatia, vero tema di sottofondo di tutta la canzone.

 

E dopo:

E Suzanne ti dà la mano, ti accompagna lungo il fiume,
porta addosso stracci e piume presi dall'Esercito della Salvezza”.

 

In questa circostanza così intensa di sentimenti e di emozioni, Suzanne/Maria Maddalena dà la mano a Cohen e lo accompagna silenziosa lungo il fiume.

Porta addosso gli stracci che è riuscita a rimediare presso il dormitorio dell’Esercito della Salvezza, dove, da senza fissa dimora, dorme.

 

E ancora:

Il sole scende come miele sulla Nostra Signora del Porto
e lei ti indica i colori.

Tra la spazzatura e i fiori scopri eroi.

 

Bellissima, dolcissima, stupenda e commovente viene ora questa immagine : siamo al tramonto, momento particolarmente triste soprattutto per i diseredati senza fissa dimora. Viene il buio, simbolo del male, quello stesso buio che annerì il cielo sopra Gesù in croce mentre stava morendo.

 

Ma Suzanne/Maria Maddalena, in quell’ora così difficile avverte dolce come il miele la presenza della “Nostra Signora del Porto”, ovvero di Maria, la dolce e forte madre di Gesù, protettrice dei marinai nelle tempeste.

E quel buio, anche interiore, che sta per impossessarsi di Suzanne, come per miracolo si tinge di colori alla presenza della Madonna, la “Stella Luminosa del Mare”.

Immagine questa di grandezza universale.

 

E fra i detriti umani e la spazzatura, di un mondo spietato come il nostro, Suzanne/Maria Maddalena scopre, grazie a “Maria dei Marinai”, la Madre di tutte le Madri, la Madre Coraggio dell’Universo, che vi sono comunque degli “eroi” (i “buoni samaritani”) che questo mondo lo salveranno e vi sono dei “fiori” (frutto della natura che risorge), che lo coloriranno.

 

Interessante evidenziare che questo passo ha ispirato Fabrizio de Andrè (che aveva magistralmente interpretato in italiano Suzanne nel 1972), nello scrivere la sua altrettanto famosissima strofa (riferita alla prostituta di Via del Campo a Genova): “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”.

 

E poi:

(ma gli eroi li trovi anche-ndr) tra le alghe marce e bambini nel mattino, che si sporgono all'amore.
E così faranno sempre”.

 

Ma se oramai la natura è resa putrescente dall’egoismo e dall’indifferenza umana, al mattino ci sono e ci saranno sempre dei bambini che portano e porteranno amore. AMORE. I bambini, che erano considerati ai tempi di Gesù anch’essi degli “ultimi” e privi di ogni tipo di diritto , Gesù li colloca invece in assoluto al primo posto, non solo sulla terra, bensì anche nell’atteso “Regno Messianico”, ovvero il “Regno dei Cieli”, per la loro purezza d’animo.

 

Aveva infatti detto: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel Regno dei Cieli. Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più grande nel Regno dei Cieli”.

 

Ecco che la canzone, dopo averci trasmesso immagini così profonde e di così forte speranza, di fatto termina con queste parole(l’ultima strofa infatti non è altro che la ripetizione della prima):

 

E Suzanne regge lo specchio”.

 

E’ quindi la misera Suzanne, sporca, matta e malvestita, ultima fra gli ultimi, la regista di tutto questo immenso esplodere di sentimenti (e non l’altra ricca Suzanne), in grado di specchiarvisi e di riflettere (come fanno gli specchi) universalmente così tanto amore, fiducia, speranza e “devozione”.

 

Esattamente il ruolo che ebbe Maria Maddalena, sempre accanto a Gesù, anche sotto la croce, accanto a sua madre Maria, la Stella del Mare.

 

E nel giorno della sua Resurrezione (per chi è Cattolico credente).

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