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Gesù e i pedofili. L'insegnamento (non a caso) più severo in un mondo che non era per bambini

Mentre con Papa Francesco, finalmente, per la prima volta in oltre 2.000 anni, la pedofilia viene definita ''un crimine'' ripercorriamo il pensiero di Gesù sui bambini e ''chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me''
Dal blog di Riccardo Petroni - 25 febbraio 2019 - 14:04

Nella scorsa settimana Papa Francesco ha riunito a Roma tutti i Presidenti delle Conferenze Episcopali, quindi Cardinali e Vescovi di tutto il mondo, per definire una più incisiva lotta alla pedofilia all’interno della Chiesa. Evento che non ha un precedente nella storia della più numerosa comunità religiosa dell’intero globo: il Cattolicesimo. E finalmente, per la prima volta in oltre 2.000 anni, la pedofilia viene definita con il suo nome corretto: un crimine. Ma al di là di ogni considerazione relativamente alle gravissime colpe che ha la Chiesa nell’aver occultato il problema, facilitando così il diffondersi di questo efferato delitto, ho avuto modo di notare che non ci si è mai sufficientemente soffermati su cosa pensava Gesù su questo tema, anzi lo si è scansato del tutto.

 

Già, perché se andiamo ad affrontare questo argomento leggendo i Vangeli Canonici (quelli accettati dalla Chiesa), non potremo far a meno di avere delle sorprese davvero scioccanti. Innanzitutto va detto che i bambini ai tempi di Gesù, nella Palestina del I secolo dell’era volgare, non avevano alcun diritto, giuridicamente parlando. Erano gli “ultimi”. I minori infatti erano considerati ignoranti, immaturi, privi di intelligenza. Dunque non potevano e non dovevano avere la dignità di un adulto, almeno fino a 13 anni per i ragazzi (con il rito del Bar Mitzva’) e 12 per le ragazze (con il rito del Bat Mitzvah).

 

Non vi era alcun sentimento protettivo nei loro confronti per il fatto che fossero i più indifesi e quindi la “categoria” da tutelare maggiormente. E l’infanticidio non era così raro. Non a caso gli storici ci riferiscono, a proposito della “Strage degli Innocenti”, che questo fatto non fu inserito nelle cronache dell’epoca, proprio perché avvenne in un luogo così marginale (Betlemme) ed interessò un numero di bimbi così esiguo, da non essere un episodio degno di particolare attenzione :“Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s'infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù”. Non dimentichiamoci poi che i Caldei, popolo semita (IX secolo a.C.) praticavano il sacrificio di bambini. Ecco che Gesù, relativamente ai bambini, inverte l’ordine dei fattori.

 

E da “ultimi” li colloca al primo posto, in virtù della loro purezza di spirito, in coerenza con due concetti che gli erano molto cari, “gli ultimi saranno i primi”e “beati i puri di cuore” (traduzione più corretta di “beati i poveri di spirito”). E su questo argomento torna molte volte, come volesse ribadirlo in modo inequivocabile. Come quando cercarono di allontanarli da lui: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro appartiene il Regno di Dio”. E poi: “In verità io vi dico: chi non accoglie il Regno di Dio come lo accoglie un bambino non entrerà in esso”. E ancora: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me”.  Ed infine: “Vi assicuro che se non cambiate e non diventate come bambini non entrerete nel Regno di Dio. Chi si fa piccolo come questo bambino, quello è il più importante nel Regno di Dio”.

 

Tutti insegnamenti che la Chiesa avrebbe dovuto non solo tenere ben a mente, bensì anche applicare con il massimo rigore. Ma sulla questione dei bambini Gesù, così come ci riportano i Vangeli Canonici, non si ferma qui, ma assume toni ben più drastici ed inaspettati. Inaspettati perché la figura di Gesù ci viene comunemente ed erroneamente rappresentata come ieratica, monastica, con gli occhi rivolti al cielo, etereo, quasi assente da tutto e da tutti, in un alone di incenso, dimenticando qual’era il suo vero carattere. Carattere ieratico sì, quando trattava di questioni legate al Padre che era nei Cieli, ma estremamente duro, risoluto ed impulsivo, quando trattava di questioni legate ai comportamenti umani sbagliati di chi gli stava dintorno.

 

E gli esempi da riportare sarebbero talmente tanti da non riuscire ad inserirli tutti. Questa durezza la ebbe infatti sia nei confronti di sua madre, Maria, sia degli Apostoli, dei Farisei, di chi voleva avere dei segni per credere, di chi aveva reso il Tempio ad un mercato e così via. Ma la massima, drastica durezza, al di là di ogni immaginabilità, la ebbe proprio contro chi si fosse permesso di scandalizzare anche solo un bambino:“Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarà meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. Sono parole tremende, inaspettate (per chi pensa al Gesù che campeggia sugli altari), che invocano senza mezzi termini la pena di morte.

 

Proprio così, è inutile negarcelo, Gesù invoca la pena massima prevista dalla Bibbia, cioè la morte, per i pedofili ed affini. Pena di morte (abolita nell’ebraismo dopo la distruzione del Tempio del 70 d.C.), che era prevista per molti reati, ma che Gesù conferma solo per chi scandalizza anche solo un bambino. Un segno chiaro e forte. Bene: chissà se Papa Francesco (che ringraziamo per quello che sta facendo) ed i tanti porporati multicolori che si sono riuniti a Roma, si sono andati a rileggere quest’ultimo brano del Vangelo.

 

E chissà se (esclusa la pena di morte) i suddetti Presidenti delle Conferenze Episcopali decideranno senza mezzi termini di “spretare” e di consegnare alla giustizia ordinaria chi commette o protegge la pedofilia, affinché finiscano nelle patrie galere dei vari paesi, in virtù di un’altra grande affermazione di Gesù: “Date a Cesare quel che è di Cesare, a Dio quel che è di Dio”. Già, perché non dimentichiamoci che la pedofilia “è di Cesare”, essendo uno dei più efferati reati comuni. Chissà....

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