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Gesù e la difesa degli animali in un epoca di sacrifici rituali: 2000 anni prima della Dichiarazione Universale di Parigi

Se accogliamo l’idea, sostenuta anche da Papa Ratzinger, che Gesù fosse Esseno ecco che comprendiamo i motivi di questo suo atteggiamento. Ma riguardo alla contrarietà di Gesù nei confronti della pratica del sacrificio cruento degli animali è necessario citare anche Epifanio di Salamina (315 - 403 d.C.) che.nel suo “Panarion”, gli attribuisce le seguenti parole: “Io sono venuto per abolire i sacrifici (di animali) e se non smetterete di compierli, nemmeno l’ira di Dio smetterà di colpirvi”
Dal blog di Riccardo Petroni - 17 maggio 2019 - 20:13

Reza Aslan, Professore all’Università della California di Riverside e membro della American Academy of Religion, così ci riferisce in merito alle usanze del I secolo d.C nel mondo ebraico: “Norme rigide prescrivono quali tipologie di animali sono adatti al santo utilizzo. Devono essere senza difetti, addomesticati e non selvatici e non possono essere da soma. Si tratta di tori, montoni o agnelli (ma anche pecore, tortore e piccioni) che devono essere stati allevati a quello scopo. I sacrifici sono il fine precipuo del Tempio di Gerusalemme, la sua vera ragion d’essere. Canti, preghiere, letture e ogni altro rito che qui è celebrato, sono stati introdotti a motivo di quello. Un rito davvero indispensabile. La libagione cruenta non solo lava i nostri peccati, ma purifica il suolo''.

 

''Comprate quindi la vostra offerta - prosegue Aslan - fate in modo che sia generosa e affidatela ad uno dei sacerdoti in vesti bianche. Spetta a loro effettuare il sacrificio. L’odore di strage è difficile da ignorare. Impregna la pelle, l’aria. Il prete porta il vostro sacrificio in un angolo e si sciacqua in una vicina bacinella, poi declama una semplice preghiera, torna dall’animale e lo uccide. Un assistente raccoglie in una bacinella il sangue da spruzzare sulle corna ai quattro angoli dell’altare, mentre il prete con cura, toglie le interiora dalla carcassa e la smembra. Interiora e grasso vengono staccati dalla carcassa e, salita una rampa, portati sull’altare e posti direttamente sull’eterna fiamma. La carne è separata con cura e messa da parte: servirà ai preti, dopo il rito, per banchettare”.

 

E’ la pratica del Korbàn (קרבן), (il significato è "avvicinarsi", "accostasi" a Dio), del sacrificio cruento degli animali per ingraziarsi Yahveh (Dio). Nonostante questa pratica fosse richiesta direttamente dalla Torah (Bibbia), Gesù vi si oppose sempre in modo molto determinato, sostenendo chiaramente: “Io voglio misericordia, non sacrificio (di animali)”. Tanto determinato da avere una reazione molto violenta nel vedere che il Tempio di Gerusalemme, luogo sacro di culto, era diventato un “mercato del bestiame” a causa del Korbàn. Dicono i Vangeli: “Gesù trovò nel Tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, ed i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del Tempio con le pecore ed i buoi. Gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, ed ai venditori di colombe disse: portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato”.

 

I cambiavalute, presenti nel Portico reale del Tempio, erano necessari per cambiare in sicli ebraici tutte le monete dei forestieri e per consentire loro di acquistare gli animali da sacrificare, in base alla remissione dei peccati che ciascuno doveva effettuare. Per gli ebrei infatti era blasfemo anche il solo toccare monete diverse dalle loro, a causa delle effigi che le stesse riportavano, vietate dalla Torah. Ma fra le correnti ebraiche dell’epoca non tutti erano d’accordo su questi sacrifici, come ci ricorda David Flusser (1917 – 2000), considerato unanimamente il massimo esperto mondiale in materia, parlando degli Esseni: “Non compivano sacrifici nel Tempio di Gerusalemme, limitandosi a mandare doni. La loro stessa scelta di vita, a loro avviso, era sostitutiva dei sacrifici”.

 

E se accogliamo l’idea, sostenuta anche da Papa Ratzinger, che Gesù fosse Esseno – come vedremo in modo molto approfondito - ecco che comprendiamo i motivi di questo suo atteggiamento. Ma riguardo alla contrarietà di Gesù nei confronti della pratica del sacrificio cruento degli animali è necessario citare anche Epifanio di Salamina (315 - 403 d.C.), Padre della Chiesa ed importante scrittore e Vescovo (venerato dalla Chiesa sia cattolica che ortodossa). Nel suo “Panarion”, attribuisce infatti a Gesù le seguenti parole: “Io sono venuto per abolire i sacrifici (di animali) e se non smetterete di compierli, nemmeno l’ira di Dio smetterà di colpirvi”.

D’altro canto il punto di vista di Gesù sugli animali, non poteva essere che quella del Profeta Isaia, al quale lui spesso faceva riferimento, che così si era espresso: “Dice il Signore: sono sazio degli olocausti, degli arieti e del grasso dei vitelli, non gradisco il sangue dei buoi, degli agnelli e dei capri”. Inoltre, sempre secondo Isaia, con l’arrivo del Messia - che Gesù impersonava - dunque con l’avvento del “Regno dei Cieli”, sarebbe avvenuto questo: “Il lupo dimorerà insieme con l’agnello. La pantera si sdraierà accanto al capretto. Il vitello e il leoncello pascoleranno insieme e un fanciullo li guiderà”.

 

Opponendosi alla violenza sugli animali Gesù anticipò di 2.000 anni quella che poi diventerà la “Dichiarazione Universale dei Diritti degli Animali”, sottoscritta a Parigi il 15 ottobre 1978 presso la sede dell’Unesco.

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