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Gesù e l'attesa del Messia che per gli ebrei avrebbe dovuto portare pace, giustizia e prosperità

Come sarebbe stato possibile un'epoca di pace e giustizia sociale senza l’arrivo di un condottiero forte e vincente, piuttosto che di una figura destinata ad essere uccisa con ignominia? Anche i discepoli non riuscivano a capire il concetto di Messia che aveva in mente il loro Maestro
Dal blog di Riccardo Petroni - 21 settembre 2018 - 13:20

Il “Mashiach“, il Messia, per gli ebrei, sarebbe stato colui che, inviato da Dio, avrebbe liberato il Popolo Ebraico e avrebbe introdotto una nuova era di pace e di felicità fra gli uomini di tutta la terra. Si esprimono infatti così le Sacre Scritture:

Egli sarà giudice fra le genti e sarà arbitro fra molti popoli. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo, non si eserciteranno più nell'arte della guerra”.

 

Con la sua venuta sarebbero cessate le sofferenze, le distruzioni e tutte le guerre: “Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra”. Il malvagio sarebbe stato punito e il giusto premiato. Il “Popolo di Israele”, per tanti secoli rimasto in esilio, sparso in tutto il mondo, a partire dai tempi della conquista da parte dei babilonesi, sarebbe così finalmente tornato nella “Terra dei Padri”:“Il Signore radunerà gli esuli di Israele e raccoglierà i dispersi di Giuda dai quattro angoli della terra". E tutti i popoli avrebbero riconosciuto per sempre la sovranità di Israele:“Il Dio del cielo farà sorgere un regno che non sarà mai distrutto e non sarà trasmesso ad altro popolo”.

 

Gli ebrei dunque con l’avvento del Messia aspettavano “l’era messianica”, nella quale avrebbe avuto il sopravvento il "Regno di Dio", il “Malkhùth Shaddài”. Sul profilo però che avrebbe avuto il Messia, diversamente da quanto spesso si sente dire, le aspettative nel mondo ebraico erano molteplici e con sfaccettature molto diverse fra loro. Daniel Boyarin, considerato a livello internazionale uno dei maggiori studiosi di Talmud, così ci riferisce nel suo interessantissimo libro “Il Vangelo Ebraico”: “Alcuni sostenevano che per essere ligi alle regole bisognasse credere ad una singola figura divina. Altri credevano che Dio avesse un delegato divino, un emissario, forse addirittura un figlio, che si levava sopra gli angeli e fungeva da intermediario tra Dio ed il mondo in chiave di creazione, rivelazione e redenzione. Molti ebrei invece credevano che la redenzione sarebbe stata portata a termine da un essere umano, un rampollo del casato di David, che ad un determinato momento avrebbe preso lo scettro e la spada ed avrebbe sconfitto i nemici di Israele e l’avrebbe riportato alla sua antica gloria Altri pensavano che le due figure, quella umana e quella divina fossero la stessa cosa, che dunque il Messia di Davide sarebbe stato anche il Redentore. Insomma davvero una faccenda complicata”.

 

Gesù però, che - da Rabbino quale egli era - insegnava i Testi Sacri, conosceva perfettamente quanto aveva detto Isaia, considerato il più importante Profeta dell’ebraismo. Già, ben nove secoli prima, Isaia aveva infatti profetizzato che l’era messianica, sarebbe avvenuta attraverso il sacrificio cruento del Messia stesso, vero e proprio “Servo Sofferente”. Isaia si era infatti così espresso: “Si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori. E’ stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato per le nostre iniquità. Il Signore fece ricadere su di lui l'iniquità di noi tutti. Maltrattato, si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca. Era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori e non aprì la sua bocca. Con oppressione e ingiusta sentenza fu tolto di mezzo.Fu eliminato dalla terra dei viventi, per l'iniquità del mio popolo fu percosso a morte. Ha consegnato se stesso alla morte ed è stato annoverato fra gli empi, mentre egli portava il peccato di molti e intercedeva per i peccatori. Il Figlio dell'Uomo deve essere consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno".

 

Ma Gesù sapeva che anche Daniele aveva fatto la stessa profezia: “Un Unto (un Messia) sarà soppresso, nessuno sarà per lui”. Quindi, da quanto detto, risulta evidente che la figura di un Messia che avrebbe dovuto soffrire e morire per redimere il Popolo di Israele, era già ben nota non solo a Gesù, bensì agli ebrei, ben prima della sua venuta. Dice al riguardo sempre Daniel Boyarin:“Questi versetti predicono con grande chiarezza la passione del Messia e la sua morte, per espiare i peccati dell’umanità. La nozione del Messia umiliato ed offeso non era dunque aliena all’ebraismo prima della venuta di Cristo”.

 

Questa visione “biblica” di Gesù, quella che solo la sua morte cruenta sarebbe stata la chiave di lettura dell’arrivo della “nuova era”, che nell’immaginario collettivo era quella di un “perdente”, risultava però spesso del tutto incomprensibile. Come sarebbe stata possibile infatti un’epoca di pace e di giustizia sociale, senza che prima non si abbattesse con le armi il giogo della crudele dominazione romana? E come sarebbe stato possibile ciò, senza l’arrivo di un condottiero forte e vincente, piuttosto che di una figura destinata ad essere uccisa con ignominia? Anche i discepoli non riuscivano a capire il concetto di Messia che aveva in mente il loro Maestro, tanto che quando glielo spiegò, dicono i Vangeli,"essi furono molto rattristati".

Non capivano infatti perché Gesù da un lato affermava che: "Il mio regno non è di questo mondo". E dicendo cosi’ faceva presagire la sua natura regale e divina. Ma di contro, quando vollero nominarlo Re, se ne andò. Dicono infatti i Vangeli:

 

“Sapendo Gesù che stavano per venire a prenderlo per farlo Re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo”. E ancora dopo la morte di Gesù, sempre gli Apostoli, delusi del fatto che il loro sogno di arrivo dell’era messianica era svanito in modo così traumatico ed ignomignoso, dissero: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele". Ed in questa frase, pronunciata dai suoi più diretti collaboratori, c’è il principale motivo per il quale gli ebrei non riconobbero e non riconoscono la figura di Gesù quale Messia, e sono tutt’ora in attesa della sua venuta.

 

La venuta del Messia infatti avrebbe dovuto portare, come visto, l’Era Messianica di pace, giustizia e prosperità. Circostanza che ad oggi, effettivamente, non sembra davvero essere avvenuta.

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