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Gesù è morto sulla croce ed è risorto? Quando la storia non può che lasciare il passo alla fede

Per molti autori quella di Gesù non può essere stata una morte in croce perché la sua permanenza in quella posizione, secondo la descrizione dei Vangeli, è durata “solo” sei ore, periodo non sufficiente per morire. Per spirare infatti, in quel modo, atroce supplizio, si ritiene fossero necessari più di un giorno, ove alla persona crocifissa non si spezzassero le gambe, procurando la morte per asfissia
DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 26 aprile 2020

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Circa 2000 anni fa (si ritiene nell’aprile del 30 d.C.), una notizia sensazionale sconvolse d’improvviso gli abitanti di Gerusalemme che stavano festeggiando la Pesach, la Pasqua ebraica. E si diffuse rapidamente in tutta la Palestina: un uomo – un ebreo - condannato alla croce, era risorto. Ma cosa era successo quella domenica mattina, che apparentemente era uguale a tutte le altre? Vediamolo insieme: “Passato il sabato, Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salomè, entrando nel sepolcro (dove era stato sepolto Gesù), videro un giovane, seduto sulla destra, vestito di una veste bianca ed ebbero paura. Ma il giovane disse loro: non abbiate paura! Voi cercate Gesù Nazareno, il crocifisso. E’ risolto, non è qui”. I Vangeli dunque non ci descrivono in alcun modo la resurrezione, ma ci dicono esclusivamente che le “pie donne” trovarono il sepolcro vuoto, e che qualcuno (diverse sono le versioni nei 4 Vangeli) sostenne in quel frangente che Gesù era risorto.

 

Questa notizia - nel mondo ebraico – era una vera e propria blasfemia, come ci ricorda Reza Aslan, Professore all’Università della California di Riverside e membro della American Academy of Religion:“Bisogna capire che non esisteva blasfemia più grande per un ebreo che quella di dichiarare che un uomo fosse morto e risorto a vita eterna. Non aveva precedenti nel giudaismo. Il solo presumere l’esistenza di un Dio uomo era un anatema”. Sulla resurrezione è interessante il giudizio di Romano Penna, presbitero e insigne biblista e storico del Cristianesimo antico (ha insegnato presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense, la Pontificia Università Gregoriana di Roma, il Pontificio Istituto Biblico di Roma e lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme): “Uno storico non potrà mai sostenere che Gesù è risorto, ma deve dire che, a partire dal terzo giorno, ci sono stati alcuni che hanno affermato la resurrezione. Possiamo solo dire che il Cristo della storia e quello della fede siano solo due modi diversi di guardare la stessa persona”.

 

Ma Gesù è davvero morto sulla croce? Taluni autori, in base ai testi evangelici canonici, hanno cercato di dimostrare che Gesù non morì sulla croce, ma che – diversamente - sarebbe stato deposto ancora vivo, ragionevolmente in “coma reversibile”. E grazie anche agli unguenti utilizzati, si sarebbe poi ripreso dal tremendo trauma che aveva subito. Si sostiene che, non essendo all’epoca conosciuto il “coma reversibile”, il “riapparire” di Gesù sarebbe stato interpretato da tutti come una vera e propria “resurrezione”. Ed anche lo stesso Gesù, riavutosi, avrebbe inevitabilmente pensato – in perfetta buona fede - di essere risorto.

 

Per suffragare questa tesi si afferma che la permanenza di Gesù sulla croce, secondo la descrizione dei Vangeli, è durata “solo” sei ore, periodo non sufficiente per morire. Quindi dalle nove di mattino (l'ora terza) alle tre del pomeriggio (l'ora nona), così come recitano i Vangeli: “Erano le nove del mattino quando lo crocifissero. Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio. Uno corse a inzuppare di aceto una spugna e, postala su una canna, gli dava da bere, ma Gesù, dando un forte grido, spirò”. Ma per spirare sulla croce, atroce supplizio, si ritiene fossero necessari più di un giorno, ove alla persona crocifissa non si spezzassero le gambe, procurando la morte per asfissia. Scrive al riguardo Origene: “Vivono con sommo spasimo talora l’intera notte e di poi ancora l’intero giorno successivo”. Ed a Gesù non furono spezzate le gambe, come avvenne per i “due ladroni” che gli stavano accanto sulla croce.

 

Ad avvalorare l’ipotesi che Gesù sia stato deposto dalla croce ancora vivo, viene inoltre riportata la tesi che lo stesso Pilato si meravigliò che Gesù fosse già morto in così poco tempo (“Allora Pilato si meravigliò che fosse già morto”). Ma che Gesù non fosse morto sulla croce troverebbe ulteriore conferma – secondo chi sostiene questa tesi - in questa frase del Vangelo: “Uno dei soldati punse il fianco di Gesù con una lancia, facendo zampillare dell'acqua e sangue". La fuoriuscita di sangue infatti, causato dalla lancia che penetra i capillari, sarebbe un segno di intatta circolazione sanguigna, tenuto conto che il sangue non fuoriesce dai cadaveri. Ed il termine "zampillare" implicherebbe la presenza di una buona pressione arteriosa. Si ritiene poi che l’acqua citata dai Vangeli fosse fluido proveniente dalla pleura, presente tra la gabbia toracica ed i polmoni. Sul fatto che Gesù non sarebbe morto sulla croce, è da segnalare infine la tesi sostenuta dal Prof. Fida M. Hassain – di fede sufi (islamica), nato nel 1924 a Srinagar, in Kashmir.

 

Si è laureato in giurisprudenza presso l'Università del Punjab e presso l'Università Musulmana di Aligar. E’ diventato Direttore del “S.P. College” a Srinagar e nel 1954 e Direttore degli Archivi Statali del Kashmir e dei Musei di Ricerca Archeologica, dove ha continuato a lavorare fino al pensionamento, nel 1983. Potendo attingere agli antichi archivi che sovrintendeva, sostiene che Gesù, dopo la crocifissione, dalla quale sopravvisse, avvalendosi dell’aiuto degli Esseni, si spinse in Persia, Afganistan, India ed Asia centrale, dove vivevano popolose comunità ebraiche della diaspora e che infine fu sepolto in Kashmir. E ci dice che anche Maria fu sepolta in quei luoghi. Il risultato della sua ricerca è contenuta in circa 40 libri. Scrive Fida Hassnain “Molti in occidente metteranno in discussione le mie credenziali perché vivo in Oriente e sono mussulmano, ma certamente non è mia intenzione minare la fede di alcun cristiano. Ma sono in grado di dimostrare che la sua missione lo condusse non soltanto in Palestina. Secondo le mie ricerche, il Kashmir è stato la dimora di Gesù Cristo nei suoi ultimi giorni”.

 

Alla luce di quanto sopra è evidente che voler dimostrare “scientificamente” che Gesù è morto o meno sulla croce, oppure che è risorto o meno, è una esercitazione semplicemente grottesca, oltre che inutile, che offende la nostra intelligenza. La resurrezione infatti non può essere che un’evento strettamente collegato alla “fede”, laddove per “fede” (dal latino fĭdes) di intende “credenza piena e fiduciosa che procede da intima convinzione o si fonda sull’autorità altrui, più che su prove positive” (Encicloèedia Treccani). E’ innegabile però il fatto che il messaggio di Gesù, che aveva detto Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”, è rimasto ad oggi, comunque la si voglia vedere, del tutto intatto nella sua validità , così come la dimensione “gigantesca” del suo pensiero.

 

Quindi quelle poche parole, “è risorto, non è qui”, erano comunque destinate, vere o false che fossero, a cambiare la storia dell’intera umanità. E per chi ha fede la resurrezione di Gesù è reale (“fisica” ed “in spirito”). Per chi invece non ha fede è comunque la resurrezione “delle sue idee”, incredibilmente antesignare della “Dichiarazione Universale dei Diriti degli Uomini” (10 dicembre 1948), quindi oggi valide più che mai. E’ indubbio infatti che, in ambedue i casi, ovvero che ci si creda o meno, Gesù ci propone con la sua “resurrezione”, dopo la morte in croce, la ricerca in noi di un “uomo nuovo”.Un uomo proiettato verso il futuro, che abbandona metaforicamente il suo “vecchio involucro”, ovvero il suo corpo, fatto di odio, violenza, vendetta, sopraffazione e crudeltà e lo lascia inchiodato su quella croce, in quanto zavorra (“Il nostro uomo vecchio è stato crocefisso insieme con Cristo”).

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