Contenuto sponsorizzato

Gesù figlio di Dio? Fu deciso tre secoli dopo: da Mithra alla ''stessa sostanza di'' ecco come si è arrivati al Dies Natalis (Solis Invicti)

DAL BLOG
Di Riccardo Petroni - 23 dicembre 2021

Ha pubblicato “Yehoshua ben Yosef detto Gesù – La sua vera storia – la forza delle sue idee”, “Il Vangelo Segreto di Gesù”, “Gesù di Betlemme” e “Il Ritorno alla Casa di Israele (il Noachismo)”

Ed eccoci a Natale, giorno nel quale la Chiesa Cattolica (e le altre confessioni cristiane), commemorano la nascita di Yehoshua ben Yosef (Giosuè figlio di Giuseppe), Rabbino nella Palestina del I secolo, meglio conosciuto come Gesù (così però non si chiamò mai).

 

Ma, cari lettori, trovereste fuori luogo o – peggio ancora – blasfemo - se vi dicessi che, per i motivi che vedremo:

- l’ebreo Gesù con la “Chiesa Cattolica” non ha niente a che vedere,

- ancora dopo tre secoli dalla sua morte in croce, l’intero “cristianesimo” non aveva deciso se Gesù fosse “Figlio di Dio”, quindi una “divinità”, oppure un semplice uomo in carne ed ossa come noi?

 

Se la risposta è sì, vi prego di proseguire la lettura di questo articolo.

 

Nel precedente (LEGGI QUI) abbiamo visto come la “Chiesa Cattolica”, che significa letteralmente “Assemblea Universale”, sia stata fondata ufficialmente con “Decreto Imperiale” dall’Imperatore Costantino I nel 325 d.C. a Nicea, in Bitinia (Turchia). Obiettivo di Costantino (274 – 337d.C.), che governava su tutto il mondo allora conosciuto (al di fuori dell’Impero Persiano), era quello di portare sotto il suo controllo le circa 1800 comunità “cristiane” che all’origine erano state fondate da Paolo di Tarso in ambito “pagano”, 1.000 delle quali in medio-oriente e circa 800 in occidente: tutte quindi lontanissime dalla Palestina di Gesù.

 

Comunità che, sviluppatesi in modo “autocefalo” (ognuna indipendentemente dalle altre), avevano assunto un notevole potere “trasversale” all’interno del suo impero e sfuggivano dunque al suo dominio. Ed avevano iniziato a contrastarsi l’un l’altra, al fine di ottenere un ruolo di preminenza, circostanza ritenuta da Costantino fortemente destabilizzante. I “Patriarcati” (sedi di dignitari al di sopra dei Vescovi) più importanti, erano ai tempi di Costantino quelli delle ricche e potenti città di Alessandria (Egitto), Costantinopoli (Asia) ed Antiochia (Siria). Roma aveva un ruolo marginale, in quanto vi dominavano i culti pagani di “Mithra” ed “Iside” (la figura del Papa ancora non esisteva) ed a Gerusalemme si era formata una Comunità del tutto insignificante.

 

Costantino, che non era uno “stinco di santo” (era infatti reo dell’uccisione del genero, della moglie e del figlio), era “Pontifex Maximus” (Sommo Pontefice) di tutti i culti esistenti nel suo regno, carica che gli dava il diritto di presiedere alla sorveglianza ed al controllo di ogni tipo di culto religioso all’interno del suo Impero. Lui era pagano (si fece – forse - battezzare solo in punto di morte), ancorché “la leggenda” vuole che si sia convertito al cristianesimo in occasione della battaglia di Ponte Milvio contro Massenzio nel 312, circostanza storicamente del tutto smentita. Era infatti il capo dell’antico paganissimo “Culto di Mithra” (divinità collegata al sole), considerato quest’ultimo giudice delle anime, protettore della verità e della giustizia. Rito che era fortemente diffuso a Roma ed in tutto l'Impero Romano.

 

Come tale Costantino era devoto al “Dio Sole”, che immortalò anche nelle monete che fece coniare con l'iscrizione “Soli invicto Comiti”, ovvero "Al compagno Sole Invitto”. Nel 321, ancora dopo 9 anni dalla battaglia di Ponte Milvio, nel corso della quale si sarebbe convertito al cristianesimo, stabilì che la Domenica doveva essere il giorno del Sole, “Dies Solis” e doveva essere dedicato al riposo al posto dello Shabbat, il sabato ebraico praticato dall’ebreo Gesù.

 

Ed aveva così sentenziato: “Nel venerabile giorno del Sole, si riposino i magistrati e gli abitanti delle città, e si lascino chiusi tutti i negozi”. Ed ancora oggi la Domenica in tedesco è “Sonntag” ed in inglese “Sunday”, ovvero, giustappunto, “giorno del Sole”. E sempre nel 321 Costantino stabilì con decreto, che il “Natale Cristiano”, il giorno della nascita di Gesù, coincidesse con la festa pagana chiamata “Dies Natalis Solis Invicti”, “Giorno di nascita del Sole Invitto”, istituita da Aureliano il 25 dicembre del 274, allorché consacrò a Roma il “Tempio del Sol Invictus”, facendo del “Dio Sole” la principale divinità del suo impero ed indossando egli stesso una corona a raggi.

 

Da tenere presente che il 25 dicembre è il giorno della “rinascita del sole”, in quanto la durata del giorno, della luce, supera la durata del buio. Ecco che a proposito del Natale il Vescovo siriano Jacob Bar-Salibi scrisse così ancora nel XII secolo: “Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la vera Natività doveva essere proclamata in quel giorno”.

 

Bene: in questa situazione Costantino, che riteneva di avere ben saldo sotto il suo controllo i vari culti pagani, necessitava di trovare un “fil rouge” che aggregasse il mondo “cristiano”, che era nato e si era sviluppato spontaneamente. E per far questo era necessario che “il cristianesimo” diventasse sotto il suo influsso “καθολικός”, che tradotto dal greco significa “universale'', che in latino si traduce “catholicus”, cioè “cattolico”. Ecco che per creare “ex-novo” una “Chiesa Cattolica”, che non esisteva e sottoporla ai propri voleri imperiali, convocò nel 325 d.C presso casa sua, presso il suo Palazzo Imperiale in Bitinia (Turchia) il Concilio di Nicea, dove dette inizio ai lavori presentandosi: “Come un messaggero celeste di Dio, vestito di un abito che brillava di raggi di luce, con le pietre preziose che lucevano come di sole”, come testimonia Eusebio di Cesarea.

 

Dei 1800 Vescovi, vi andarono (a totale spese dell’Imperatore) solo 300 circa, tutti orientali tranne cinque occidentali. Il Vescovo di Roma non andò (mandò due rappresentanti), d’altro canto Roma era rappresentata dall’Imperatore Costantino, quindi la sua presenza era inutile. Si noti bene che quello di Nicea fu il primo “Concilio Ecumenico” della storia, posto che “Concilio” vuol dire “Convegno” o “Riunione” ed “Ecumenico” vuol dire giustappunto “Universale”, anche se Universale non lo era affatto, data la scarsissima partecipazione.

 

In quella sede fu deciso che:

 

-la Pasqua “cristiana” fosse celebrata la prima domenica successiva alla Pasqua ebraica ed “a data fissa”, per “strappare” definitivamente con quest’ultima, che era a “data variabile”, che però, guarda caso, è quella che celebrava l’ebreo Gesù, ma con un significato totalmente diverso: la fuga dall’Egitto del popolo ebraico verso la Terra Promessa.

 

- le sedi episcopali maggiori fossero:  Alessandria,  Antiochia ed in subordine Roma, dove esercitava Costantino, come detto, il compito di “Pontefice Massimo”. Gerusalemme, dove era nato e vissuto l’ebreo Gesù, non venne neanche presa in considerazione.

 

-il celibato ecclesiastico, che non esisteva fino a quel momento.

 

-la struttura organizzativa della Chiesa imperniata sulla figura dei Vescovi, così come è oggi funzionante e tutto l’impianto “scenografico” del modo di vestirsi di questi ultimi, tratto in buona parte proprio dal “Culto di Mithra”.

 

Non a caso si chiama ancora oggi “Mitra” o “Mitria” il copricapo dei Vescovi, che veniva portato in Grecia od a Roma come segno di consacrazione alle divinità” (citazione tratta dalla Enciclopedia Treccani). Ed ancora oggi la Mitria è spesso intessuta con fili d’oro, ricche ed appariscenti decorazioni. Ed è “ormai unanime opinione degli studiosi che il vestiario liturgico cristiano derivi dagli indumenti civili dell'ultimo periodo imperiale - secc. 3°-5°'' (Enciclopedia Treccani).

 

Ma certamente la decisione più importante presa al “Concilio di Nicea” fu quella che “divinizzò” Gesù , stabilendo che fosse “Figlio di Dio, della sua stessa sostanza”. E che dunque, di conseguenza, non fosse un “uomo in carne ed ossa” come noi (Gesù peraltro non si è mai dichiarato Figlio di Dio). Già, perché ancora nel 325 d.C. la “cristianità” non aveva deciso niente in merito. Era infatti ancora divisa nelle seguenti due principali correnti di pensiero;

 

- Ario (256 – 336 d.C.), presbitero ad Alessandria, che riteneva e divulgava che soltanto il Padre può considerarsi veramente Dio. Gesù per Ario, in quanto “generato”, non poteva essere considerato al pari di Dio, bensì subordinato allo stesso e quindi andava considerato un semplice uomo, portavoce di Dio sulla terra. La sua corrente, “l’arianesimo”, trovò grande diffusione e fu appoggiata dal Vescovo Eusebio di Cesarea (365 – 340 d.C.), biografo di Costantino I.

 

- I Trinitari, che dal II secolo d.C enunciavano che Dio era “Unico in tre persone. Un’unica natura o essenza della divinità, la quale sussiste in tre persone divine, ossia Padre, Figlio (generato dal Padre) e Spirito Santo (che procede dalle altre due persone come da un unico principio). A tutte e tre le persone, ben distinte, competono allo stesso modo tutti gli attributi divini essenziali” (Enciclopedia Treccani).

 

La durissima disputa fra le due “visioni”, “Gesù/uomo” o “Gesù/Dio”, che si trascinava da oltre un secolo, non aveva naturalmente alcun motivo di essere, in quanto Dio, Yahveh, per l’ebreo Gesù era indiscutibilmente uno ed uno solo, circostanza che aveva più volte ribadito citando anche lo Shemà: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore”. Teorizzare quindi che Dio fosse “Uno e Trino”, sarebbe stato per lui il massimo della blasfemia.

 

E poi Gesù, da ebreo, avrebbe considerato pura idolatria la sua “divinizzazione” e rappresentazione in affreschi, quadri, statue ecc. Il “Secondo Comandamento” infatti – fatto poi sparire dalla Chiesa - parla chiaro: “Non farti scultura, né immagine alcuna delle cose che sono lassù nel cielo o quaggiù sulla terra o nelle acque sotto la terra. Non ti prostrare davanti a loro e non li servire”. Per Costantino ovviamente andavano bene ambedue le soluzioni: l’importante è che si mettessero d’accordo fra di loro. Poi ci avrebbe pensato lui a governarli.

 

E non a caso i suoi due più stretti collaboratori presenti a Nicea erano sia il “trinitario” Osio di Cordova sia il “seguace di Ario” Eusebio di Nicodemia. Comunque fosse andata la questione, quindi, era ben “spalleggiato”. Le cronache riportano che la contesa fu durissima fra il Vescovo Ario ed il Vescovo Nicola di Bari, tanto da andare anche alle mani. Ma ecco che alla fine si trovò una soluzione (che andò bene a tutti meno che a due presenti), con il termine: ὁμοούσιος (“Homooùsios”), che significa “della stessa sostanza o “consustanziale”. Vinse dunque la corrente dei “Trinitari” che “divinizzava” Gesù. Decisione che comunque, come detto, fu votata da un numero assolutamente esiguo di Vescovi (298 su 1.800), quindi del tutto arbitraria e priva di una qualsiasi rappresentanza.

 

Ma è un falso storico che la corrente di Ario fu in quell’occasione sgominata. La storia infatti ci dice nel giro di pochi anni fu revocato l'esilio per i Vescovi ariani e lo stesso Ario fu riabilitato e riammesso a corte con tutti gli onori. Costantino riuscì quindi a realizzare magnificamente quella che oggi chiamiamo la “politica dei due forni”, che poi, tradotto, altro non è che “tenere due piedi in una scarpa”. Che fu solo il Concilio di Nicea nel 325, dopo una lunga diatriba, a “divinizzare” Gesù ce lo conferma quanto ha scritto Joseph Ratzinger, ancora Papa Benedetto XVI, nel suo libro Gesù di Nazaret: “L’espressione Figlio di Dio collegava Gesù con l’essere lui stesso Dio. Il genere di questo legame ontologico, tuttavia, divenne oggetto di faticose discussioni''.

 

Egli è Figlio in senso traslato – nel senso di una vicinanza particolare a Dio – oppure questa espressione indica che in Dio stesso vi è un Padre e un Figlio? Egli è davvero uguale a Dio, Dio vero da Dio vero? Il primo Concilio di Nicea (325) ha riassunto il risultato di questa ricerca faticosa nella parola homooúsios («della stessa sostanza»). Ecco che tutto quanto sopra descritto con l’ebreo Gesù non solo non aveva niente a che fare, bensì ne tradiva, sia nella forma che nella sostanza, quindi in tutto e per tutto, il suo pensiero e credo ebraico originale.

 

Buon Natale.

 

Ultima edizione
Edizione del 21 gennaio 2022
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
In evidenza
Cronaca
22 gennaio - 20:40
L'incendio si è sviluppato intorno alle 19.30 e subito sul posto sono stati chiamati i pompieri della zona ma le operazioni di spegnimento [...]
Cronaca
22 gennaio - 19:04
Daniela combatteva fin da bambina con una rara malattia neuromotoria e da qualche anno era costretta sulla sedia a rotelle: non ha però mai perso [...]
Cronaca
22 gennaio - 17:33
Il dramma è avvenuto nel primo pomeriggio lungo un sentiero verso Malga Lodranega in Val Breguzzo ma, al contrario di quanto diffuso dagli altri [...]
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato
Contenuto sponsorizzato